Tra gli ospiti del Magna Graecia Film Festival c’è anche Gaia Nugnes, arrivata a Soverato per accompagnare la proiezione di Tienimi presente, il lungometraggio d’esordio diretto da Alberto Palmiero. Un progetto indipendente, costruito con grande passione e con il coinvolgimento delle persone più vicine al regista, che l’attrice racconta con emozione e orgoglio.
Intervista a Gaia Nugnes al Magna Graecia Film Festival
Benvenuta a Soverato. Come stai vivendo questa esperienza al Magna Graecia Film Festival?
«Mi sembra tutto incredibile. A cominciare dal mare, che è meraviglioso, passando per il cibo e soprattutto per le persone. Ho trovato un’accoglienza davvero fantastica. È bello poter incontrare professionisti del settore ma anche tutte quelle persone che, con tanto amore, lavorano ogni anno per portare il cinema in luoghi splendidi come questo. Festival come il Magna Graecia dimostrano quanto sia importante creare occasioni di incontro tra il pubblico e chi fa cinema.»
Questa sera sarà presentato Tienimi presente. Che film è e cosa rappresenta per te?
«È il lungometraggio di Alberto Palmiero che, oltre a essere il regista, è anche il mio compagno. È un film nato davvero in famiglia. Davanti alla macchina da presa ci siamo noi, i suoi genitori, i suoi amici, persone vere che hanno contribuito a rendere il progetto estremamente sincero. È un’opera prima e sono molto felice che il Magna Graecia Film Festival abbia deciso di darle spazio. Credo sia importante sostenere film che non sono ancora conosciuti e offrire loro la possibilità di incontrare il pubblico.»
Per costruire il tuo personaggio ti sei ispirata a qualche attrice in particolare?
«Noi non siamo partiti dall’idea di imitare qualcuno. Anzi, abbiamo lavorato tantissimo sulla naturalezza e sulla spontaneità. Però c’è un’artista che ammiro molto e dalla quale ho cercato di prendere qualcosa: Phoebe Waller-Bridge. Mi affascinano la sua ironia, la sua scrittura e la forza dei personaggi femminili che riesce a creare. Fleabag è una serie che amo profondamente e, in qualche modo, è stata una fonte d’ispirazione.»
Si parla spesso della precarietà del lavoro nel cinema, soprattutto per i giovani. È un aspetto che ti spaventa?
«La precarietà esiste ed è una realtà con cui bisogna confrontarsi. Però credo anche che le opere prime abbiano il dovere di aprire nuove strade. Mi auguro che Tienimi presente possa diventare un piccolo esempio e possa incoraggiare altri ragazzi a prendere una telecamera e raccontare una storia. Naturalmente servono anche i fondi e gli investimenti. La cultura non può essere considerata qualcosa di secondario. È importante continuare a sostenerla perché rappresenta un patrimonio fondamentale per il nostro Paese e permette a tanti giovani autori di trasformare le proprie idee in realtà.»