Fuze – Conto alla rovescia, un thriller ricco di colpi di scena – Recensione

Fuze

Una bomba inesplosa, un intero quartiere londinese da evacuare in fretta e furia e una banda di rapinatori che ha pianificato una rapina in banca, sfruttando proprio quelle ore di panico generale. Un action-thriller all’insegna del caos organizzato il nuovo film di David Mackenzie, che dopo l’exploit di Hell or High Water (2016) – candidato a quattro premi Oscar – è un po’ uscito dai riflettori del grande pubblico.

Presentato al Toronto International Film Festival nel 2025, Fuze – Conto alla rovescia vede il regista tornare a confrontarsi con quei racconti crime che tanta fortuna gli hanno dato a inizio carriera, affidandosi a un cast eterogeneo che nei ruoli principali vanta le presenze di Aaron Taylor-Johnson, Theo James, Sam Worthington e Gugu Mbatha-Raw.

Fuze: questione di tempismo – recensione

Nel corso di alcuni lavori di scavo in un cantiere di Paddington, viene ritrovato un ordigno inesploso risalente secondo le prime analisi alla Seconda guerra mondiale. La scoperta spinge le forze dell’ordine e l’esercito a un’evacuazione di massa della zona, nel timore di una possibile deflagrazione. A coordinare le operazioni è la sovrintendente Zuzana Greenfield, mentre il maggiore Will Tranter, esperto artificiere con un passato in zone di guerra, viene incaricato di procedere in prima persona al relativo disinnesco.

La situazione offre un’occasione irrinunciabile a una banda di criminali, che travestiti da tecnici della manutenzione, sfruttano un appartamento nella zona interdetta per raggiungere, tramite un passaggio sotterraneo, il caveau di una banca. La rapina sembra andare per il meglio mentre le autorità stanno ancora lavorando alla bomba, ma forse non tutto è quello che sembra…

Il troppo stroppia?

Ci troviamo davanti a un film nel quale la costruzione dell’intreccio sembra assumere un peso decisamente maggiore rispetto alla cura dei personaggi e alle motivazioni dalle quali dovrebbero essere spinti. Tanto che una rivelazione chiave viene affidata a un tardivo flashback proprio nelle fasi finali, trascinando il racconto verso un epilogo poco soddisfacente e forzato in maniera sin troppo meccanica.

Il problema principale viene alla luce quando la sceneggiatura di Ben Hopkins comincia a moltiplicare le variabili, tra colpi i scena, tradimenti e identità nascoste che cercano di ribaltare continuamente lo status quo, con risultati disomogenei. L’impianto narrativo si affida così a un numero di coincidenze e incastri che ne penalizzano inevitabilmente la verosimiglianza.

Dove Fuze – Conto alla rovescia funziona è nella sua anima action e tensiva, secca al punto giusto e a tratti citante – più o meno consapevolmente – atmosfere di produzioni a tema degli anni Settanta. Un feeling di genere che potrebbe piacere a un certo tipo di pubblico, lontano dalle sequenze spesso caotiche e confusionarie di molti titoli contemporanei, e concentrato sulla fisicità dei corpi e sul loro peso effettivo in scena.

Conclusioni finali

Una premessa sulla carta accattivante che soffre di una gestione narrativa a tratti schizofrenica, incapace di tenere a bada tutte gli spunti e colpi di scena che scappano ben presto di mano, depotenziando di fatto la stessa credibilità dei personaggi e dell’intreccio criminale nel quale sono invischiati in ruoli assai diversi.

Fuze – Contro alla rovescia possiede invece una personalità distinta nella scattante messa in scena, con diverse sequenze ad alto tasso tensivo e un cast di facce giuste al posto giusto. Peccato che lo script non valorizzi al meglio il lavoro corale da parte loro.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.