Il protagonista di Free Fall è Maksim Bortnikov, un giovane astronauta russo impegnato in una missione orbitale che prende improvvisamente una piega catastrofica. All’inizio del film infatti una potente esplosione danneggia gravemente, in modo irreparabile, l’intera stazione spaziale. Il cosmonauta è così separato dal resto dell’equipaggio, probabilmente morto nell’impatto, e come unico sopravvissuto si ritrova a vagare alla deriva.
Disperso nello spazio profondo e con le scorte di ossigeno in esaurimento, potrà fare unicamente affidamento su Anna, il rivoluzionario modello di intelligenza artificiale che governava la stazione. Sarà proprio “lei” a dargli consigli su come aggiustare potenzialmente i sistemi della tuta compromessi e a garantirgli una via di comunicazione più o meno intermittente con la Terra. La lotta per la sopravvivenza diventa così non soltanto fisica ma anche e soprattutto psicologica, mettendo Maksim di fronte alle sue peggiori paure.
Free Fall: dalla Russia un copia / incolla – recensione
Ormai da tempo la fantascienza sovietica continua a inseguire quella hollywoodiana, e non stiamo certo parlando di capolavori come Solaris (1972) che oltre cinquant’anni fa ponevano sugli scudi tali latitudini. Nell’ultimo decennio soprattutto è stato un fiorire di produzioni che hanno tentato di scimmiottare, spesso con scarse fortune, gli omologhi blockbuster occidentali a tema, tra invasioni aliene e viaggi dimensionali di sorta.
Nel caso di Free Fall – ovvero “caduta libera” – il titolo già ci dice tutto, e come scoprirà sin dai primi minuti lo spettatore il tentativo è stato quello di realizzare una sorta di Gravity (2013) autoctono: ma in quest’occasione non abbiamo né una straordinaria Sandra Bullock né la regia di prima grandezza di Alfonso Cuarón e gli ottanta minuti di visione si risolvono così in un pasticcio senza arte né parte.
Chi ha presente il mondo dei videogiochi sa bene cos’è una tech-demo e il film pare proprio questo, con gli effetti digitali di questo spazio invaso dai detriti della stazione a ostacolare il percorso di un protagonista che non si comprenda bene dove voglia andare.
Insieme per forza
L’interessa viene meno data la monotonia dell’assunto, non supportata da un substrato drammatico degno di tal nome – era difficile d’altronde tirar fuori qualcosa dalla scarsa espressività di Alexander Kuznetsov, unico attore a comparire effettivamente su schermo – e con l’estenuante dialogo tra il Nostro e l’AI a caratterizzare pressoché l’intero racconto.
Il pur inaspettato colpo di scena finale, unica soluzione parzialmente interessante di una sceneggiatura eccessivamente didascalica e altrimenti a corto di sorprese, non basta a giustificare il tempo speso. Free Fall è un’operazione fredda e anonima, paradossalmente a corto di tensione nonostante la terrifica premessa e incapace di appassionare al destino di quest’uomo solo, convinto di essere di fronte a una morte sempre più imminente.
Riflessioni esistenziali quanto mai banali e commiati strappalacrime gratuiti confezionano la tonitruante via crucis affrontata da questo sfortunato erede di Gagarin, ma ad essere davvero alla deriva non è soltanto lui ma anche lo spettatore che avrà la pazienza di giungere ai titoli di coda.
Conclusioni finali
Un survival sci-fi che sulla carta avrebbe voluto trasformare il vuoto cosmico in una sorta di esperienza esistenziale e tensiva, cadendo invece – proprio come il malcapitato protagonista – nella ripetitività della sua stessa premessa. Free Fall rincorre apertamente modelli occidentali ben più solidi, ma arranca vistosamente tra limiti di budget – l’intero contesto orbitante è quanto mai artefatto – concettuali e stilistici.
Tra dialoghi improbabili, un senso di gratuita malinconia e pseudo-riflessioni sulla piccolezza dell’uomo di fronte alla morte, si svolge questo estenuante tête-à-tête tra l’astronauta e un’AI avanzatissima, un confronto a distanza dove lo spettatore, più che sentirsi un inerme terzo incomodo, finirà probabilmente per abbandonare la visione prima della fine. L’angoscia del vuoto diventa vuoto angosciante, dove il cinema si è perduto quello sì nello spazio profondo.