Festival di Sanremo 2026, intervista a Ermal Meta: “Stella, stellina è figlia del periodo complesso che stiamo vivendo. Premio della Critica? Riconoscimento prezioso, preferisco non caricarmi di ansie inutili”

ermal meta porta stella stellina sanremo 2026

Ermal Meta è tornato sul palco del Festival di Sanremo per quella che rappresenta la sua sesta presenza alla manifestazione, un traguardo che lo rende a tutti gli effetti uno degli artisti più esperti della kermesse. Il debutto risale al 2010, quando partecipò tra i Giovani con il gruppo La Fame di Camilla e il brano Buio e luce. Dopo alcuni anni tornò da solista nel 2016, ancora tra le Nuove Proposte, presentando Odio le favole e conquistando l’attenzione del grande pubblico. Nel 2017 ottenne il terzo posto con Vietato morire, mentre nel 2018 arrivò il trionfo grazie a Non mi avete fatto niente, interpretata insieme a Fabrizio Moro. Nel 2021 centrò un altro podio con Un milione di cose da dirti, confermando il suo forte legame con l’Ariston. Ora il cantautore italo-albanese è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia sanremese.

Festival di Sanremo 2026, intervista esclusiva a Ermal Meta

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Ermal Meta. Per lui è la sesta partecipazione al Festival di Sanremo: “La sto vivendo bene, con uno spirito positivo. Non vedo l’ora di salire sul palco per sciogliere quella normale tensione dell’attesa, quell’ansia mista a brivido che si accumula prima di esibirsi. Fa parte del gioco, ma è proprio l’energia del palco che poi rimette tutto al suo posto”. 

L’artista ha poi parlato del brano “Stella, stellina” in cui racconta la vita spezzata di una bambina in Palestina: “È nata in modo estremamente spontaneo, perché le canzoni, quando devono arrivare, scorrono quasi da sole. L’ho scritta ad agosto dello scorso anno e mi ha sorpreso la rapidità con cui ha preso forma: in pochissimo tempo era già completa. È venuta fuori in un momento personale delicato, ma soprattutto è figlia del periodo storico complesso che stiamo attraversando. Racconta ciò che da due anni osserviamo e viviamo quasi da spettatori, spesso in modo passivo, di fronte a ciò che accade intorno a noi”. 

Ermal Meta non teme però strumentalizzazioni politiche: “Non riesco a vedere come si possa strumentalizzare un tema del genere. Racconto la storia di una bambina palestinese come tante altre. Se qualcuno dovesse provare a usarla in maniera strumentale, allora potremo discuterne, ma di per sé il messaggio resta semplice e umano”. Nel brano, non c’è alcun riferimento a Gaza: “È stata una scelta consapevole, perché ci sono molte realtà simili nel mondo. Purtroppo, ci sono bambini in tanti paesi che vivono la stessa sofferenza. L’ispirazione principale viene da Gaza: sia l’ambientazione della canzone sia il suo tessuto sonoro sono pensati per richiamare quel contesto e trasmetterne l’atmosfera”. 

“Stella, stellina” potrebbe aggiudicarsi il Premio della Critica. Ermal Meta per il momento non ci pensa ma dice: “Non penso mai troppo all’esito, perché rischierei di caricarmi di ansie inutili. Certo, non l’ho mai nascosto: per me il premio della critica è sempre stato il più bello, e c’è una ragione precisa. Ricordo quando Samuele Bersani vinse quel premio con Replay, una canzone che adoro, delle altre canzoni di quel festival non ricordo quasi nulla, ma quella rimane indelebile. Vidi Bersani vincere e pensai subito che quel riconoscimento fosse il più prezioso. Nonostante l’importanza del premio, non è su quello che voglio concentrarmi: sul palco porto aspettative e determinazione, più che cariche emotive che potrebbero interferire con la performance”. 

Nella serata delle cover, Ermal Meta duetterà con Dardust sulle note di “Golden hour”: “La scelta è stata presa insieme a Dardust: prima ancora di decidere il brano, gli ho detto di venire con me per la serata delle cover, visto che aveva prodotto la canzone che porto in gara. Abbiamo fatto un po’ di brainstorming per capire quale pezzo potesse funzionare. Nelle ultime due occasioni in cui ho presentato una cover, si trattava di classici della tradizione musicale italiana, ma questa volta volevo provare qualcosa di diverso: cantare in inglese e proporre un brano moderno. Golden Hour di Jvke è una canzone bellissima e anche stimolante dal punto di vista vocale, con strofe serrate e ritmate e un ritornello ampio e coinvolgente. Così ho pensato: perché no, facciamola”. 

Dopo il Festival di Sanremo, lo aspetta un tour e l’uscita di un album: “Durante Sanremo uscirà il mio nuovo album, intitolato Funzioni Vitali. A maggio partirà poi un tour nei club, un’esperienza che non vedo l’ora di vivere perché adoro l’atmosfera intima e intensa dei locali dal vivo. Seguirà un’estate di concerti e altre sorprese ancora. Il filo conduttore dei brani dell’album è il tempo: in ogni canzone l’ho affrontato in modi diversi, a volte in maniera più evidente, altre in modo sottile. Il tempo diventa un compagno di viaggio ingannevole, perché quando pensi di averne, spesso è già passato, e quando lo aspetti, sembra non arrivare mai”. 

Per Ermal è il primo Festival da papà. Quando parla della figlia si emoziona: “Sarebbe stato un peso emotivo maggiore se la piccolina non fosse stata qui con me. Invece è vicina, un piano sopra, e quando sento il bisogno di un momento di conforto vado da lei, la coccolo un po’, appoggiando il naso sul suo collo, e poi torno alle mie cose”.

A conclusione della chiacchierata, abbiamo chiesto a Ermal Meta se in caso di vittoria parteciperebbe all’Eurovision: “Premesso che non credo assolutamente che accada, ma se dovesse succedere ci andrei, perché sarebbe come non compiere l’ultimo passo. È una canzone con un tema che mi piacerebbe portare in Europa, non solo in Italia, e credo che sarebbe la cosa giusta da fare”. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here