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Federico Basso: “Toy Story? Un sogno inimmaginabile. DopoFestival e LOL bellissime esperienze. Stefano De Martino? Professionale, preparato e una persona fantastica” – Intervista

Federico Basso ph. Antonio GUASTAFIERRO

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Dal trionfo a LOL – Chi ride è fuori all’esperienza al DopoFestival, passando per il debutto nel mondo del doppiaggio con Toy Story 5. In occasione del BCT Festival di Benevento, Federico Basso ha raccontato le emozioni legate alla sua ultima avventura professionale, il rapporto con il personaggio di Smarty Pants, il sogno Sanremo e la stima per Stefano De Martino. Un percorso ricco di soddisfazioni che conferma la versatilità di uno dei comici più apprezzati degli ultimi anni.

Intervista a Federico Basso al BCT Festival di Benevento

Partiamo dalla tua ultima avventura nel mondo del doppiaggio con Toy Story 5. Che esperienza è stata?

«È stata una meravigliosa avventura, soprattutto perché totalmente inaspettata. Ognuno di noi ha dei sogni nel cassetto, ma questa esperienza andava ben oltre qualsiasi mia previsione. Mi sono ritrovato a dare voce a un personaggio divertentissimo e, in più, mi ha fatto particolarmente piacere sapere che nella versione originale fosse interpretato da Conan O’Brien. Ho avuto la fortuna di conoscerlo due anni fa durante l’incontro organizzato in Vaticano in occasione della giornata dedicata ai comici, alla presenza di Papa Francesco. Ci siamo ritrovati insieme a tante grandi star internazionali e ho persino una foto con lui. Quando mi hanno proposto il ruolo, la prima curiosità che ho avuto è stata proprio quella di chiedere chi fosse il doppiatore originale. Quando mi hanno risposto che era Conan O’Brien, l’entusiasmo è aumentato ancora di più.»

È stato difficile affrontare il tuo primo doppiaggio?

«Molto stimolante, ma anche impegnativo. Per questo devo ringraziare il direttore del doppiaggio, Massimiliano Manfredi, che ha avuto una pazienza infinita. Essendo la mia prima esperienza, mi sono sentito un po’ come Daniel-san in Karate Kid con il maestro Miyagi. Lui vedeva delle potenzialità e ha cercato di tirarle fuori con grande competenza. Mi ha preso per mano e mi ha accompagnato passo dopo passo fino alla fine del percorso. Senza la sua guida sarebbe stato molto più complicato. È stata davvero un’emozione incredibile.»

Dopo questa esperienza, c’è un altro personaggio che ti piacerebbe doppiare?

«Devo ammettere che il doppiaggio non era mai stato un sogno preciso. È arrivato all’improvviso e mi ha colto un po’ impreparato. Ripensandoci, però, ho sempre provato una certa invidia professionale per Fabio Volo quando è stato scelto per doppiare Kung Fu Panda. Quello è un personaggio straordinariamente divertente e, soprattutto, ha avuto la fortuna di accompagnarlo per diversi film. Se dovessi scegliere, mi piacerebbe continuare nel mondo dell’animazione. Non ho il desiderio di prestare la mia voce agli attori hollywoodiani: credo che abbiano già interpreti perfetti. Invece i film animati offrono una libertà creativa che mi diverte moltissimo.»

Cosa c’è di Federico Basso in Smarty Pants e cosa ti ha lasciato questo personaggio?

«Mi piace molto il suo ottimismo. Smarty Pants ha un entusiasmo contagioso e una forte componente altruistica. Quando gli vengono sostituite le pile, il suo primo pensiero non è per sé stesso ma per gli altri giocattoli. Vuole che anche loro possano tornare a funzionare. Questo slancio di generosità mi ha colpito molto e in qualche modo mi ci ritrovo. Se invece devo individuare un tratto più curioso, forse direi la sua permalosità. Nel film viene spesso scambiato per una sedia o addirittura per un rotolo di carta igienica e lui ci tiene tantissimo a precisare quale sia il suo vero ruolo. Anch’io, a volte, posso essere molto preciso e puntiglioso. Da questo punto di vista ci assomigliamo parecchio.»

Lo scorso anno hai partecipato al DopoFestival con Nicola Savino. Se arrivasse una nuova chiamata, accetteresti?

«Assolutamente sì. Già il fatto che se ne parli mi fa piacere e mi lusinga. È curioso come si inizi a parlare di Sanremo con così tanto anticipo, ma questo dimostra quanto il Festival sia un evento capace di catalizzare l’attenzione del Paese. Per chi fa il mio mestiere, Sanremo rappresenta inevitabilmente un punto di riferimento. Io ho avuto la fortuna di viverlo due volte: nel 2015 con Carlo Conti, quando partecipai come comico all’interno della manifestazione, e quest’anno grazie a Nicola Savino al DopoFestival, che è una realtà completamente diversa ma altrettanto divertente.»

Se dovessi scegliere tra il palco dell’Ariston e il DopoFestival?

«In realtà il palco dell’Ariston l’ho vissuto pochissimo. Quando partecipai al Festival nel 2015 lo seguivamo soprattutto dalla platea e salii sul palco solo per pochi istanti. Anche quest’anno, durante il DopoFestival, abbiamo vissuto gran parte dell’esperienza dal nostro spazio senza essere realmente protagonisti sul palco principale. Credo di poter dire che finora il mio tempo complessivo sul palco dell’Ariston sia stato di circa venti secondi. Per questo, prima di scegliere, mi piacerebbe aumentare un po’ il minutaggio. Fortunatamente ho ancora l’età dalla mia parte. Anche se, va detto, Stefano De Martino è decisamente più giovane di me!»

A proposito di Stefano De Martino, cosa pensi della sua conduzione di Sanremo?

«Sono felicissimo per lui. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente quest’anno durante una puntata di Stasera tutto è possibile e ho avuto modo di apprezzarne le qualità. È una persona molto professionale, preparata, attenta e con una grande dedizione al lavoro. Oltre a questo, è anche una persona estremamente piacevole dal punto di vista umano. Gli auguro davvero il meglio e sono convinto che farà un ottimo lavoro.»

Torniamo a LOL – Chi ride è fuori, esperienza che ti ha visto trionfare. Che ricordo conservi di quell’avventura?

«È stata un’esperienza fantastica. Anche in questo caso si tratta di qualcosa che non avrei mai immaginato di vivere. Ho condiviso quell’avventura con persone straordinarie e credo che il successo della stagione sia dipeso soprattutto dall’alchimia che si è creata tra tutti noi. Alla fine LOL viene percepito come una competizione, ma in realtà è molto più simile a un lavoro di squadra. Ognuno contribuisce al divertimento degli altri e del pubblico. La cosa che mi rende più felice è il riscontro ricevuto dalle famiglie e soprattutto dai bambini. Mi capita spesso che le mamme mi dicano: “Mio figlio ha consumato LOL a forza di guardarlo”. Mi fa sorridere questa espressione perché ricorda i tempi delle videocassette VHS, quando un film si consumava davvero. Oggi le piattaforme sono cambiate, ma il significato resta lo stesso: sapere che qualcuno ha rivisto più volte qualcosa che hai fatto è una soddisfazione enorme.»

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