“Estranei”, intervista esclusiva al regista Cosimo Alemà, Ricky Memphis e Marco Cocci

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Al via dal 9 ottobre, in prima serata su Rai 2 e in streaming su RaiPlay, la nuova serie crime “Estranei”, firmata dalla regia di Cosimo Alemà. La storia è ambientata a Correggio, nel cuore del Reggiano, dove risiede una delle comunità sikh più vaste d’Italia. Il racconto prende il via dalla misteriosa scomparsa di due giovani innamorati appartenenti alle due differenti realtà del paese, quella italiana e quella sikh: un evento drammatico che incrina i fragili equilibri locali e rischia di far esplodere le tensioni sopite. Attraverso la struttura di un avvincente giallo di finzione, la serie indaga le dinamiche di convivenza, i rapporti familiari, il confronto culturale e l’integrazione nella provincia italiana, arricchendosi anche di dialoghi recitati direttamente in lingua punjabi. A guidare le indagini troviamo la carabiniera negoziatrice Laura Macchi, interpretata da Elena Radonicich, che da Trieste fa ritorno a Correggio per accudire il padre malato. Nel cast principale figurano anche Ricky Memphis, nei panni del maresciallo dei Carabinieri, e Marco Cocci, in quelli del titolare di una grande azienda agricola locale che dà lavoro sia a cittadini italiani che sikh.

“Estranei”, intervista esclusiva a Ricky Memphis e Marco Cocci

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva il regista Cosimo Alemà Ricky Memphis e Marco Cocci, che ci hanno raccontato i retroscena dei loro personaggi e l’esperienza vissuta sul set. Sul carattere dei rispettivi ruoli, Ricky Memphis (Mario Ferrari) ci ha raccontato: “Del mio personaggio mi ha colpito soprattutto la determinazione nel portare avanti i propri obiettivi a qualsiasi costo. Interpretarlo è stato un po’ diverso dal solito, perché è una persona tutta d’un pezzo, uno che sa perfettamente quello che vuole e non ammette alcun tipo di ostacolo lungo il suo cammino. In questo è davvero molto lontano da come sono fatto io”. Marco Cocci ha invece descritto l’evoluzione del suo personaggio all’interno della vicenda: “A me ha colpito molto il suo percorso all’interno della storia. Parte da una posizione decisamente negativa e pian piano riesce ad arrivare a una dimensione più positiva. Non è che diventi l’uomo migliore della terra, però capisce quali sono le reali problematiche, il vero scopo di tutto, e cerca di mettersi a disposizione guardando le cose con un occhio diverso rispetto all’inizio. Interpretarlo è stato divertente e molto interessante”. 

Interpellati sul tema centrale della serie, ovvero se l’integrazione e la convivenza tra culture diverse siano ancora un’utopia, Marco Cocci ha sottolineato: “La dimostrazione che la coesione tra culture diverse e l’integrazione nel nostro Paese non siano un’utopia sta proprio in quello che raccontiamo: una realtà che da decenni si concretizza nella Bassa Padana, dove le comunità vivono nel pieno rispetto reciproco e spesso partecipano a progetti comuni. Il racconto di Estranei dimostra che l’integrazione è qualcosa di molto reale e già riuscito, che dovrebbe essere preso da esempio”. Una visione condivisa anche da Ricky Memphis: “È la stessa cosa: è chiaro che non è un’utopia. La realtà della Bassa Padana dimostra che c’è una comunità profondamente integrata da tantissimi anni. E se è avvenuto lì, può succedere ovunque”. Infine, raccontando cosa gli sia rimasto di questa esperienza sul set, Memphis ha concluso: “Mi porto dietro tanto divertimento, la conoscenza di questi luoghi e di questa realtà dei sikh e dell’integrazione. E poi il piacere di aver girato con colleghi e con un regista molto simpatici, che per me è la cosa principale: a noi piace trovarci bene a livello umano. A livello più serio, ti porti dentro la conoscenza di una storia e di una realtà che non conoscevo”. 

Il regista Cosimo Alemà ha parlato così del lavoro sul set: “Si tratta di un crime classico ma con elementi un po’ nuovi per la serialità italiana. Si parla di integrazione evidenziandone gli aspetti di contemporaneità. Ci sono personaggi molto sfaccettati che sono un elemento di forza e modernità del racconto. C’è stato un grande lavoro di scoperta fatto durante lo studio a partire dal territorio: ho cercato di riportare tutte le sensazioni scoperte in questa Pianura Padana, la cosiddetta “bassa”.  Abbiamo fatto uno street casting con Sikh del luogo che in alcuni casi non avevano mai recitato prima, provando a coglierne sfumature e visioni. Ho voluto sfruttare i colori degli indiani, vivaci e nuovi per il nostro panorama seriale”. 

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Mi chiamo Giulia e sono nata a Roma il 23 febbraio 1990. Amo scrivere e il mondo dello spettacolo è la mia passione. Oltre alla scrittura, sono una divoratrice di libri e mi diverto a strimpellare al pianoforte. Collaboro per alcuni settimanali per cui realizzo interviste a personaggi famosi. Comunicare mi ha aiutato a superare il blocco della timidezza e ad acquistare maggiore sicurezza. Apprezzo le persone umili e sincere e detesto invece le persone vigliacche. Un’altra mia grande passione è la danza classica che ho studiato sin da quando ero bambina. Il mio sogno più grande l’ho realizzato qualche anno fa entrando al Teatro La Scala nel giorno del mio compleanno. Vedere ballare insieme i miei due idoli della danza, Roberto Bolle e Svetlana Zackarova, è stata un’emozione incredibile.