Documentario
Paganini, 23 marzo su La 2

Paganini
«Jazz è il termine che si usa per definire quella musica che non si riesce a definire». Partendo da questa celebre riflessione del sassofonista Ornette Coleman, Paganini si occupa - nella puntata di domenica 22 marzo, dalle 10.30 su RSI LA1 - di alcune musiche che sono state chiamate jazz ma che, alla prova dei fatti, sembrerebbero non esserlo. La necessaria premessa storica è quella per cui il termine jazz era nato come etichetta sociale prima ancora di diventare label per un genere musicale. Negli anni '10 del Novecento jazz era infatti un termine generico usato per descrivere situazioni ricche di energia, novità, modernità e trasgressione: situazioni in cui c'era sì della musica nuova e strana, ma in cui jazz non indicava solo l'aspetto musicale e di certo nessuna musica in particolare. Con il passare del tempo, l'idea di jazz si è affinata attorno a pratiche e stili legati all'improvvisazione, ma ancora in tempi recenti si è adoperata l'etichetta jazz per descrivere fenomeni assai diversi. Un esempio è l'arte di Meredith Monk - che nella realtà è piuttosto una "composizione aperta" o "performance estemporanea" - ma che sin dagli anni Settanta è stata spesso compresa nell'universo jazz, per lo spirito di trasversale ricerca che ne è alla base, per i contesti (anche discografici) in cui ha trovato spazio, per il tipo di pubblico cui si rivolge. Monk in Pieces è un nuovo documentario di Billy Shebar che racconta l'irripetibile avventura creativa dell'artista americana. Un altro ambito in cui il termine jazz è stato usato ben oltre le pertinenze di genere è quello delle orchestre di varietà, spesso intese come "da ballo", "da avanspettacolo" ma anche "orchestre leggere" (in opposizione alla "pesantezza" delle orchestre classiche) all'interno dei servizi radiotelevisivi europei. Proprio l'opposizione all'ambito classico ha fatto passare sotto il nome jazz tutto il resto, dalla canzone pop agli strumentali ballabili, e un celebre esempio molto vicino a noi è stato quello dell'orchestra Radiosa, attiva presso la RSI tra il 1940 e la fine degli anni Ottanta. Lo scorso autunno, la tradizione della Radiosa si è rinnovata nel progetto New Radiosa, per un concerto agli studi RSI di Besso, di cui Paganini propone un estratto. La direzione è stata affidata a Gabriele Comeglio e le voci soliste sono quelle di Valentina Londino, Julie Meletta, Chiara Dubey ed Eva Bagutti. - Monk in Pieces - New Radiosa in concerto
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