“Stargirl”, il nuovo album di Dennis, un disco pop contemporaneo che si muove come un racconto, dove ogni passaggio cambia il modo di guardare ciò che è già accaduto. Dodici tracce che diventano la colonna sonora di questo nuovo inizio per l’artista. Una playlist intima e profonda, capace di essere allo stesso tempo personale e collettiva, che attraversa generi, immagini e stati d’animo senza restare mai ferma in un’unica direzione. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato l’ex volto di Amici, ecco cosa ci ha raccontato.
Dennis presenta “Stargirl” – Intervista
Dennis, bentornato su SuperGuida TV. Siamo qui per presentare il tuo secondo album, Stargirl. Come nasce questo progetto e il suo titolo?
Il disco è nato in modo molto naturale, raccogliendo canzoni che si sono create man mano che la vita andava avanti. Arrivano esperienze, conosci persone, vivi situazioni diverse e, di conseguenza, nascono le canzoni. Stargirl è arrivato verso la fine, quando avevo già gran parte delle tracce e mi sono reso conto che tutte seguivano un filo conduttore, un racconto preciso. Quando è arrivata l’ispirazione per il titolo — e quindi anche per la canzone che dà il nome all’album — è stato più semplice individuare i brani che rappresentassero davvero quel mondo e quel concetto.
Ma Stargirl è una persona reale oppure frutto della fantasia?
È una figura immaginaria, ma allo stesso tempo è un insieme di anime, di esperienze. Non è una sola persona: è una figura quasi onirica, che vive il suo percorso e, in base a quello che le accade, capisce come reagire e affrontare le situazioni. Non ha un volto preciso, anzi, può averne tanti.
Rispetto al passato, in questo album sembri molto più esposto. Quando hai capito che era il momento di togliere i filtri?
Nel momento in cui ho deciso di prendere in mano le redini del mio percorso artistico: la direzione che stava prendendo, il modo in cui volevo rappresentarmi e raccontarmi. Quando ho raggiunto determinate consapevolezze, mi è sembrato giusto assumermi questa responsabilità. Ho sentito il bisogno di essere più vero, più sincero, di raccontare davvero quello che ho vissuto e quello che vivrò. Anche togliere un po’ la “maschera” del vecchio Daddy: era un ragazzo più ingenuo, inesperto. Venivo da un mondo che non conoscevo — sono passato dal fare il barbiere ai concerti, agli instore — e questo inevitabilmente ti porta a non essere subito te stesso al 100%. Poi, quando inizi a capire meglio le dinamiche e cresci, diventa naturale prendersi le proprie responsabilità e mostrarsi per quello che si è davvero.
Hai lavorato con diversi autori e produttori. Quanto conta per te il confronto?
È fondamentale. Noi artisti abbiamo una nostra visione, ma per arrivare a un pubblico più ampio è importante confrontarsi con punti di vista diversi. Non significa necessariamente avere tante mani sulla stessa canzone, ma anche un semplice parere — che sia di un produttore o persino dei miei genitori — può fare la differenza. Le collaborazioni, poi, sono essenziali per trovare qualcosa di nuovo e innovativo.
In brani come “Sogni buttati” o “Tosse” emerge una certa disillusione. Oggi il tuo rapporto con i sogni è cambiato rispetto agli inizi?
Sì, è cambiato. All’inizio, quando facevo il barbiere, avevo più “fame”, più leggerezza. Vivevo tutto in modo più spontaneo: a prescindere da come sarebbe andata, ero convinto che sarei stato felice comunque. Oggi ho uno sguardo più lucido, più realistico. Questo può essere un limite, perché rischi di metterti da solo dei confini e di precluderti alcune possibilità. Però, allo stesso tempo, avere meno aspettative ti permette di dare più valore a ciò che accade davvero.
Cosa ti porti dietro del “vecchio” Daddy a cui non rinuncerai mai?
La testardaggine e la tenacia. Il fatto di aver sempre creduto in me stesso e di aver difeso la mia identità.
Ultima domanda: sei stato uno dei volti di Amici di Maria De Filippi. Come guardi oggi a quell’esperienza?
È stata fondamentale. Io, come dicevo, facevo il barbiere: grazie ad Amici ho avuto la possibilità di studiare tantissimo, di crescere e di imparare davvero questo lavoro. Lì lavori ogni giorno con professionisti di altissimo livello, che normalmente sarebbero inaccessibili per chiunque. Una persona comune difficilmente può permettersi ore e ore con vocal coach e addetti ai lavori. Questo cambia completamente la tua prospettiva. In più, il programma ti dà una visibilità enorme. Guardando indietro, provo grande gratitudine. Oggi ho consapevolezze diverse e, se partecipassi di nuovo, porterei canzoni diverse — ed è giusto così. Ma non sarei la persona e l’artista che sono oggi senza quell’esperienza.