Cosmo presenta l’album “La Fonte”: “Questo disco è una terapia. Abbiamo pianto ascoltando uno dei brani”

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Cosmo presenta La Fonte, il nuovo album in uscita venerdì 17 aprile. Da sempre lontano da definizioni rigide o facilmente incasellabili, Cosmo ha costruito un percorso artistico autonomo, fuori dagli schemi in grado di individuare nella libertà il motore centrale della propria ricerca.

Cosmo presenta il nuovo album “La Fonte”

La Fonte nasce da un’urgenza essenziale: tornare al punto d’origine. Non come gesto nostalgico ma come atto di esplorazione. “Prima ancora di iniziare con le prime improvvisazioni, io e Alessio Natalizia — con cui lavoro ai dischi da tempo — ci siamo chiesti cosa volevamo e cosa no. L’idea era quella di mettere un attimo da parte l’ambito dance e concentrarci di più sulla canzone. Avevamo in mente diversi riferimenti italiani, da Lucio Dalla a Luca Carboni, i classici, ma anche cose straniere. Per esempio, il primo pezzo lo avevamo provvisoriamente chiamato “Bad Bunny”, perché nella nostra testa doveva andare in quella direzione. Poi, in realtà, il risultato finale non c’entra niente: succede spesso, si parte con un faro e poi ci si perde, giustamente” – Ha dichiarato l’artista durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo progetto discografico.

In questo disco Cosmo riafferma la propria identità autoriale senza rinnegare il percorso
che lo ha portato fin qui. L’immaginario del clubbing non è più esplicito ma si trasforma,
lasciando tracce nei pattern ritmici e in pulsazioni più sottili. L’album nasce da un processo
libero, guidato dall’intuizione più che da schemi predefiniti, in cui riferimenti diversi
convivono senza gerarchie.

L’album è composto da 11 tracce, 9 inediti sommati ai singoli che negli scorsi mesi hanno fatto da apripista al progetto, Ciao e Incanto. Durante la lavorazione del disco, in un preciso istante – come racconta l’artista – la percezione era che la strada intrapresa era quella giusta. Un momento questo legato alla scrutare in particolar modo del brano “Ciao”:

“Il secondo pezzo invece è stato “Ciao”, il primo singolo estratto. È stato il momento in cui abbiamo capito di aver trovato qualcosa di nuovo nel mio linguaggio: qualcosa di nuovo ma anche con un sapore tradizionale, da canzone italiana. Ricordo quella mattina: avevamo lavorato tutta la notte e, quando abbiamo raggiunto la struttura definitiva del brano, ci siamo messi a piangere. Ci siamo abbracciati per 15-20 minuti ascoltandolo in loop, dicendoci: “Abbiamo trovato qualcosa”. In quel momento abbiamo capito che stavamo finalmente trovando la strada giusta, il seguito del disco precedente. Nella nostra testa questo lavoro è il sequel di La terza estate dell’amore, ma allo stesso tempo, per certi versi, anche un prequel di Il cielo in una stanza— anzi, meglio: un ritorno all’origine. Il concetto della “fonte”, del tornare all’origine, è centrale: è una frase che arriva già dal disco precedente e che qui abbiamo voluto approfondire”.

Questo per Cosmo è un disco fuori dalla comfort zone: “Volevo uscire dalla mia zona di comfort, da quello che avevo fatto finora. Abbiamo quindi giocato anche con elementi più urban: ad esempio “Totem e Taboo” ha influenze più vicine alla trap e al soul. Tra le idee iniziali c’era quella di togliere le ritmiche troppo dense e lavorare di più sul corpo attraverso groove più legati alla black music. Anche nei brani più “dritti”, come “Ogni giorno ogni notte”, le ritmiche sono comunque pensate in modo più lento e sensuale. Se immaginavamo un ballo, lo vedevamo più morbido, meno martellante. Il disco esplora quindi una dimensione più sensuale rispetto alla techno e ai linguaggi più duri che avevo usato in passato”.

Affrontando temi legati al periodo storico che stiamo attraversando, Cosmo dichiara: In un periodo storico così complicato, mi sono chiesto a posteriori perché avessi fatto un disco con così poca componente politica, considerando quanto mi espongo di solito. La risposta è che per me questo disco è stato una terapia. Avevo bisogno di questi suoni, di qualcosa che mi coccolasse un po’. Viviamo tempi molto ruvidi e sentivo il bisogno di creare qualcosa di più accogliente, anche per chi ascolta. Questo non significa che certi temi non emergano: in “Totem e Taboo”, ad esempio, ci sono immagini come “il mare si alza veloce” o “il mare sta alzando la voce”. Ma la riflessione è che, anche quando sembra andare tutto a rotoli, la storia umana non finisce così. C’è sempre una parte dell’umanità che si oppone, che resiste. È a quella forza che mi aggrappo”.

I brani più personali

All’interno del disco ci sono due brani più personali, di cui uno dedicato al fratello l’altro dedicato a un’amica: “Per mio fratello” è un pezzo che doveva già stare nel disco precedente, ma non avevo più energie creative per scriverlo. Qui ha trovato finalmente la sua casa. Gliel’ho fatto ascoltare alla fine, mandandoglielo su WhatsApp: ha pianto, quindi direi che ha funzionato. Anche mio figlio, ascoltandolo, si è commosso subito. Diciamo che sì, mi piace far piangere le persone. “Per un’amica” invece nasce da una riflessione più recente: il mio rapporto con l’amicizia femminile. Ho capito quanto sia importante nella mia vita e quanto spesso, come uomini, si tenda a leggere il rapporto con le donne in chiave solo erotica o sentimentale. In realtà c’è molto di più, e per me è stato importante raccontarlo”.

Il tour al mattino e l’evoluzione artistica

Cosmo porterà il suo tour in giro in un orario insolito: al mattino. “L’idea di fare concerti al mattino è nata durante il tour scorso. A Pesaro avevamo sperimentato un live tra le 6 e le 7:30 e mi aveva colpito tantissimo l’energia del pubblico. Senza luci, senza effetti: tutto più essenziale, più nudo. E mi è piaciuto moltissimo. All’inizio avevo pensato a qualcosa di ancora più radicale: concerti in settimana alle 8 del mattino, con afterparty fino al pomeriggio, quasi a “colonizzare” il tempo del lavoro. Poi, per questioni pratiche, abbiamo adattato l’idea ai weekend. Tengo però a chiarire una cosa: non c’entra nulla con il cosiddetto “soft clubbing”. Non mi interessa quell’idea di sobrietà o di controllo. Se uno vuole bere un cocktail al mattino, lo fa. Io stesso dopo quel concerto a Pesaro ero già con un drink in mano alle otto meno un quarto. È semplicemente un modo per spostare il concerto in un altro momento della giornata e vivere energie diverse” – Racconta l’artista.

“Nel live cambierà anche la dinamica: non ci sarà il pubblico che entra e aspetta, ma il contrario. Noi saremo già sul palco mentre la gente entra: faremo DJ set, ci scalderemo, parleremo, berremo qualcosa. Il processo sarà già iniziato. Sarà un’esperienza lunga, circa tre ore e mezza, più immersiva e più emotiva. Anche la scaletta verrà rivisitata in questa chiave” – Conclude il cantante.

Sicuramente La Fonte rappresenta ancora di più l’evoluzione artistica di Cosmo, che lo stesso cantante definisce:“Rispetto ai lavori precedenti, questo disco nasce anche dal desiderio di sviluppare elementi che avevo già accennato: brani più cantautorali, armonie più complesse, melodie più classiche. Negli ultimi anni avevo lavorato molto su strutture minimali, anche molto techno. Qui invece ho voluto esplorare di più la scrittura “tradizionale”, pur restando nel mio linguaggio. Non è detto che questo sarà il mio stile futuro: è una fase. Non ho mai avuto interesse a fare dischi uguali tra loro o a seguire le aspettative. Ogni disco è un viaggio, anche per me. E questo mi ha portato qui.