Codice: Swordfish – Opinioni e recensione del film

Swordfish codice

Codice: Swordfish è un film del 2001 di genere Azione/Thriller diretto da Dominic Sena, con protagonisti John Travolta, Hugh Jackman, Halle Berry, Don Cheadle, Vinnie Jones, Sam Shepard. Il film ha una durata di circa 99 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Swordfish

Stanley Jobson è un esperto hacker che ha infettato tempo addietro un programma dell’FBI, conosciuto con il nome in codice Carnivore, con un potente virus che ne ha causato il rallentamento del progetto per diversi anni. Per questo l’uomo è stato arrestato dall’agente Roberts, specializzato in crimini informatici, e ha trascorso un breve periodo in carcere.

Uscito sulla parola, a condizione che non tocchi un computer o un dispositivo elettronico, l’uomo ha perso la custodia della figlia e l’ex moglie Melissa ha ottenuto anche un’ordinanza restrittiva per la quale lui non può avvicinarsi alla bambina. Ora Stanley vive in una casa di campagna in Texas e la sua esistenza scorre senza troppi scossoni.

Un giorno il protagonista riceve la visita di una donna misteriosa, la bella Ginger, che gli propone un’offerta di lavoro da parte del boss Gabriel Shear: centomila dollari sono già assicurati solo per partecipare all’incontro e Stanley non può dire di no. I due si recano così a Los Angeles e incontrano Shear in un locale notturno dove, sotto minaccia (seppur di tipo non convenzionale) l’hacker è costretto a sabotare un sistema governativo in soli sessanta secondi.

Stanley riesce nel compito e riceve una nuova proposta, che potrebbe garantirgli il guadagno di 10 milioni di dollari (i quali potrebbero tornargli utili nelle spese processuali per il possibile riaffido della figlia): l’incarico consiste nell’infiltrarsi in un sistema informatico e rubare soldi da un fantomatico fondo che ufficialmente non esiste.

La recensione del Film

Il regista Dominic Sena veniva nel 2001 dal grande successo di pubblico di Fuori in 60 secondi (2000), divertente produzione di genere in cui proprio il tempo, come già suggerito dal titolo, costituiva un ruolo importante ai fini narrativi. E non è un caso che in questa nuova incursione nel genere sia ancora una volta lo scorrere delle lancette a dominare le maggiori dinamiche tensive, sopratutto nelle diverse sequenze in cui il protagonista si trova impegnato ad hackerare sistemi di massima sicurezza nell’arco di pochissimi minuti.

Un istrionico John Travolta, una Halle Berry sexy come non mai e un carismatico Hugh Jackman (da poco reduce dal primo, leggendario, capitolo degli X-Men nei panni di Wolverine) sono al centro di un racconto che si appoggia ad intrecci tipici del filone qui aggiornati in un’ottica moderna, con i sistemi computerizzati quali veri e proprio co-protagonisti dell’adrenalinica messa in scena, suddivisa tra avvincenti sussulti thriller e incalzanti sequenze di marchio action tra le strade cittadine, fino ad un finale ad alto tasso tensivo che coinvolge tutte le parti in gioco, tra colpi di scena in serie.

La narrazione, seppur parzialmente elaborata, finisce così in secondo piano rispetto alle immagini, tra momenti di striscianti erotismo (il sesso, fin dalla fellatio forzata sotto la minaccia di una pistola nel costringimento ad hackerare il primo sistema, è comunque un elemento più di contorno che realmente esibito) e istinti metacinematografici nelle esposizioni di alcune delle figure chiave. Codice: Swordfish procede così spedito per la sua strada in una costruzione pensata ad uso e consumo per divertire il pubblico e finendo, volutamente, per parodiare gli stilemi alla base dello stesso genere d’appartenenza in maniera più arguta del previsto.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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