Captain America: Civil War – Opinioni e recensione del film

FILM - Captain America: Civil War

Captain America: Civil War è un film del 2016 di genere Cinecomic/Azione diretto da Anthony e Joe Russo, con protagonisti Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle, Jeremy Renner, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Paul Rudd, Emily VanCamp, Tom Holland, Frank Grillo, William Hurt, Daniel Brühl. Il film ha una durata di circa 147 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Captain America: Civil War

Un anno dopo la sconfitta di Ultron per mano degli Avengers, i supereroi sono in missione in Lagos per evitare il furto di una potente arma biologica. Wanda Maximoff, alias Scarlet Witch, per salvare Captain America distrugge involontariamente un edificio, causando la morte di diversi civili.

Il segretario di stato americano Thaddeus Ross informa gli Avengers che le Nazioni Unite sono prossime a proclamare gli accordi di Sokovia, un trattato per il quale i governi del mondo potranno avere diretto controllo sulle missioni del team.

Questa notizia divide la squadra, con Tony Stark che è favorevole (si sente ancora in colpa per le vittime collaterali di Sokovia) e Steve Rogers che ha invece poca fiducia negli organi politici. Ad una conferenza a Vienna dove l’accordo sta per essere ratificato, un attentato uccide il re T’Chaka di Wakanda e nelle telecamere di sicurezza compare Bucky Barnes, il Soldato d’inverno, ritenuto subito il principale sospettato.

Il figlio del sovrano ucciso, T’Challa, ha idea di vendicarsi e non esita a indossare il costume di Black Panther per completare il suo scopo. Ma Rogers, vecchio amico di Barnes sin dai tempi della seconda guerra mondiale, ha intenzione di vederci chiaro non essendo convinto che questi sia realmente responsabile del crimine.

Questa ennesima disparità di vedute rischia di complicare ulteriormente i rapporti all’interno del gruppo, con Iron Man e Captain America che si trovano ai lati opposti della barricata.

La recensione del film Captain America: Civil War

È il sequel di Captain America: The Winter Soldier (2014) ma come gli appassionati ben sanno ormai tutti i film del Marvel Cinematic Universe sono strettamente collegati tra loro. In questo tredicesimo episodio del franchise nonostante il titolo sia incentrato sul personaggio di Steve Rogers compaiono infatti tutti i supereroi che abbiamo avuto modo di conoscere nelle precedenti pellicole, con le new entry di Black Panther e del giovane Spider-Man, protagonisti in futuro dei personali progetti stand-alone.

Come negli altri due precedenti capitoli “raccoglitori”, ossia The Avengers (2012) e Avengers: Age of Ultron (2015) anche in quest’occasione la narrazione risente dei compromessi di sceneggiatura per far coesistere così tanti personaggi e a pagarne, soprattutto nella parte centrale, è il ritmo: a dispetto di una componente action sempre marcata, con sequenze avvincenti e dall’alta resa spettacolare, le dinamiche interpersonali risultano in più occasioni forzate e poco omogenee.

Il grande pubblico ha comunque apprezzato, visto l’incasso superiore al miliardo di dollari, per la possibilità di vedere in contemporanea sul grande schermo tutti i propri beniamini, qui impegnati in un vero e proprio scontro interno che al solito si divide tra la ficcante ironia tipica del franchise e qualche momento più drammatico, con almeno una manciata di sorprendenti colpi di scena.

I passaggi più leggeri devono gran parte del merito alla presenza di due figure sopra le righe come Ant-Man (al centro di una delle scene più piacevolmente surreali) e il già citato Uomo Ragno, mentre l’aspro dibattito tra Iron Man e Captain America opta per soluzioni più drammatiche.

In Captain America: Civil War l’effetto “polpettone” non è così del tutto scampato, ma la presenza di tematiche mature e profonde che si indirizzano soprattutto sul tema del se e quanto sia giusta e comprensibile la vendetta riesce a far chiudere un occhio su una sceneggiatura che nasconde i propri limiti dietro al tonitruante entertainment.

mm
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here