Blackhat – Opinioni e recensione del film

Blackhat film

Blackhat è un film del 2015 di genere Azione/Thriller diretto da Michael Mann, con protagonisti Chris Hemsworth, Tang Wei, Viola Davis, Holt McCallany, Wang Leehom. Il film ha una durata di circa 133 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Blackhat

Un impianto nucleare di Chai Wan, a Hong Kong, è vittima di un hacker che provoca un’esplosione al suo interno. Non molto tempo dopo a Chicago un mercantile è anch’esso violato. Il governo cinese e l’FBI determinano che dietro questi attacchi vi sia uno strumento di accesso remoto e un ufficiale dell’esercito di Pechino specializzato in crimini informatici, il capitano Chen Dawai, è messo a capo delle indagini.

L’uomo forma così la sua squadra internazionale e, oltre a sua sorella Chen Lien, vuole a tutti i costi la presenza di Nicholas Hathaway, compagno di college con il quale al MIT aveva progettato il codice che sta causando tutti questi danni. Ma questi si trova ora dietro le sbarre per un precedente tentativo di hacking, e viene rilasciato solo sotto stretta supervisione dell’FBI, pronta a controllare ogni sua mossa.

Il carcerato negozia con il governo degli Stati Uniti la possibile scarcerazione (era stato condannato all’ergastolo) se riuscirà a catturare l’hacker, mentre un braccialetto monitorerà ogni sua mossa. Lien, Dawai e Nicholas si mettono così sulle tracce dei mandanti.

La recensione del Film

Michael Mann si presta con la sua consueta eleganza stilistica, unica nel cinema attuale, ad una storia dai connotati fortemente contemporanei in cui la tecnologia domina la vita delle persone, anche nei modi più impensabili attraverso l’utilizzo di dati e codici computerizzati. Blackhat è un thriller moderno ricco di fascino proprio nella sua complessa accessibilità, con termini e situazioni sconosciute al grande pubblico che mettono il protagonista di fronte ad una serie di colpi di scena capaci di incollare allo schermo.

La particolarità del contesto permette di dare via a soluzioni originali, sempre e comunque salde ad avvincenti dinamiche di genere, con un buon numero di colpi di scena e un’anima tensiva di primissimo livello, con scene d’azione girate con una geometria, musicale e visiva, ormai marchio di riconoscimento del cineasta, elegante e spettacolare al contempo.

Due ore che vivono su un progressivo crescendo di eventi e situazioni, trovando il tempo di caratterizzare con la necessaria profondità i vari personaggi coinvolti e infilare all’interno della vicenda anche una love-story non forzata. Tra riprese con camera a mano che sfruttano nel migliore dei modi le ambientazioni, con l’estremo oriente al centro di buona parte del minutaggio, e una particolare rappresentazione dei dettagli informatici, il film è ricco di emozioni e regala sempre sorprese, con la colonna sonora quale vero e proprio valore aggiunto.

L’eterogeneo cast svolge il suo compito con dovizia, da un Chris Hemsworth a suo agio anche al di fuori dei panni del divino dio del tuono, la bellissima Tang Wei nei panni di compagna d’avventura e comprimari di lusso del calibro di Viola Davis, per un’opera raffinata e intelligente il cui fallimentare incasso al botteghino è stato quanto mai immeritato.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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