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Arisa dopo Sanremo presenta il nuovo album “Foto Mosse”: “La musica mi ha salvata, la tv mi ha aiutata a farmi capire davvero” – Intervista video

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Il nuovo e attesissimo disco di Arisa dal titolo “Foto Mosse” nasce venerdì 17 aprile. L’artista ci scherza su costruendo il quadro astrale dell’album: “Abbiamo scritto il suo oroscopo… io per un attimo mi trasformo in Paolo Fox! Questo disco è Ariete – racconta Arisa – quindi è impulsivo, diretto, non filtra niente. Dice le cose come gli vengono, anche quando forse dovrebbe contare fino a dieci, ma non lo farà mai. – Poi aggiunge – La musica è un lavoro collettivo. Non sono Leonardo da Vinci che dipinge da solo. Bisogna ascoltare gli altri. E questa volta ho avuto accanto persone che non soffocano, ma aiutano a esprimermi. È anche questione di momenti: oggi ho questa fortuna”.

Sul significato del titolo, l’artista spiega: “Le foto mosse non le ho mai buttate. Le ho sempre trovate artistiche. Rappresentano i momenti della vita: belli e brutti. Quelli felici dobbiamo tenerli stretti, perché la felicità è rara. Quelli tristi sono solo momenti: magari durano ore, giorni… ma dobbiamo uscirne. Oggi stiamo normalizzando troppo il dolore, come se fosse la regola. Invece il dolore esiste, ma si può superare. Deve essere un momento, non tutta la vita”.

“Foto Mosse” il nuovo album di Arisa – Intervista

Sul lavoro in studio Arisa raconta di come è stato realizzato in collaborazione con i Mamakass: “L’ho realizzato insieme ai Mamakass, produttori incredibili che mi hanno “subita” per un anno e mezzo. Questo disco è un po’ come me. Ha una parte molto sensibile, di pancia, molto morale: è quell’energia per cui un giorno ti senti invincibile e il giorno dopo scrivi messaggi lunghissimi alle due di notte. Io, totalmente. Dentro ha un contrasto fortissimo: da una parte vuole sicurezza, casa, protezione; dall’altra ha una spinta a rompere tutto, a cambiare pelle, a non restare mai ferma. È un disco che litiga continuamente con se stesso. Anche nelle relazioni: vuole connessione vera, ma anche libertà, spazio. Quindi crea dinamiche intense, a volte troppo. La cosa bella è che non è stato costruito a tavolino: ce ne siamo accorti dopo. È come se il disco avesse una sua personalità autonoma: un po’ drammatica, molto sincera, a tratti caotica… ma viva. Non cerca di essere perfetto: cerca di essere vero, anche quando è contraddittorio”.

Al centro delle tematiche dell’album la femminilità: Questo disco parla di femminilità: la mia, quella della mia famiglia, delle mie amiche, anche dei miei amici che si sentono donne. Parla di relazioni, sì, ma soprattutto di identità. Un’identità raccontata in modo reale, in cui spero che molte persone possano riconoscersi. Non lo dico per “vendere”, anche perché ormai avete tutti Spotify, Amazon Music, Tidal… l’ascolto deve essere spontaneo. Ho costruito questo disco con persone in cui credo: Mamakass, Galeffi, Dente, Antonio Di Martino, Giuseppe Anastasi. Volevo lasciare una testimonianza reale della mia vita. E spero che possa essere consolatorio: una pacca sulla spalla, una mano sulla testa, un abbraccio per chi si sente fuori posto rispetto a ciò che è “giusto” o “di moda””.

Il senso dell’arte e della musica all’interno del nuovo progetto discografico c’è tutto.Io ho bisogno di manifestarmi. Altrimenti che artista sarei? Non voglio solo avere una bella voce o interpretare bene: voglio raccontare la mia vita, indicare una strada — come la musica ha fatto con me. Nei momenti bui, quando nessuno sapeva cosa dirmi, la musica mi dava sempre una risposta. Per questo le ho dedicato la mia vita. E voglio essere sempre più sincera con lei: darle tutto, raccontarmi completamente” – Racconta Arisa.

Reduce dall’ultimo Sanremo, l’artista ha avuto modo di constatare ancora una volta quanto sia amata dal pubblico: Sono felice di come è andato Sanremo. Non era scontato. Mi sono sentita me stessa in ogni momento e molto accettata, anche dagli addetti ai lavori. È stato tutto semplice, bello. E al di là delle classifiche — che non guardo nemmeno — vedo la gente per strada: è ancora più affettuosa, più familiare. Ha voglia di condividere anche solo pochi secondi con me. Questo senso di famiglia mi fa pensare che sia andato molto bene”.

Durante l’incontro con la stampa Arisa racconta anche molto di sé: “Con i bambini e gli animali ho un’empatia fortissima. Credo sentano la mia parte bambina, che è molto presente. Sono una “bambina grande”. E ho un lato materno molto forte — forse troppo. Perché quando diventi “madre” del tuo partner, si rompe un equilibrio. E quindi cerco di stare attenta, perché sennò è un disastro”.

Sulla ricerca dell’amore e delle relazioni passate racconta: Sto imparando a conoscermi e a capire come funziono. Devo avere accanto persone equilibrate, che sappiano mettere dei limiti ai miei eccessi d’amore. Ma sinceramente… non credo esista “quell’uomo”. E non ho nemmeno voglia di cercarlo: ho altro da fare”.

Arisa questa mattina è volata in Spagna, La sua canzone diventata colonna sonora del film Il ragazzo con i pantaloni rosa verrà tradotta in spagnolo: “Una mia canzone è stata richiesta in spagnolo. Quindi diventerò una cantante spagnola! (scherzo…) È un grande orgoglio: è una canzone che ho scritto per mia madre. E tutto quello che mi succede, in qualche modo, viene da lei. La mia passione, la mia indipendenza… tutto”. Arisa non è solo musica ma anche tv e su questo dice: “Mi chiedono spesso del cinema, ma aspetto qualcosa che mi interessi davvero. Per esempio, ne ‘Il ragazzo con i pantaloni rosa’ avrei voluto interpretare la madre — poi Claudia Pandolfi è stata bravissima. La TV invece per me è fondamentale: mi ha permesso di farmi conoscere davvero, oltre l’immagine iniziale un po’ caricaturale. Non voglio scegliere tra TV e musica: voglio fare entrambe le cose”.

Quella di oggi è una Arisa diversa, e nel raccontare il suo periodo odierno parla della voglia di mostrarsi e farsi fotografare: “In questo periodo mi faccio fotografare molto. Non per estetica, ma per esistere, per lasciare traccia. Farei foto al mio team, ai miei genitori… registro anche le loro voci. Perché alla fine sono queste le cose che restano”.

Intervista ad Arisa

Arisa, benvenuta su SuperguidaTV. Torni dal Festival di Sanremo: che esperienza è stata e cosa ti porti dentro emotivamente?

È stata un’esperienza bellissima, quella del Festival di Sanremo 2026, molto diversa da quelle che ho vissuto in precedenza. Ma è normale che sia così: andando avanti, le esperienze cambiano e cambia anche la consapevolezza. Mi porto dentro tutte le volte in cui salivo sul palco lasciando mio padre e le persone che mi hanno accompagnato sotto, salutandoci con la mano, come a dire “ci vediamo dopo”. È presente quando i genitori lasciano i bambini a scuola e li salutano così? Ecco, quello mi rimane: il saluto.

Siamo qui per “Fotomossa”, il tuo nuovo album che arriva dopo cinque anni dall’ultimo progetto. Cosa è cambiato di più in te, in Rosalba, e cosa invece è rimasto uguale?

In realtà oggi sono molto più simile a me stessa rispetto a prima. All’inizio dovevo prendere le misure, perché sono stata catapultata in questo mondo grazie a eventi molto fortunati per la mia vita e la mia carriera. Adesso sto capendo meglio cosa significa fare questo lavoro e rapportarmi con il mondo della musica e della comunicazione. Ho sviluppato la consapevolezza che più prendo tutto come un “gioco serio”, più le cose funzionano. È come se fossi tornata una bambina, ma una bambina seria. E i bambini, se ci pensi, sono molto più seri di noi: si prendono sul serio, ma restano bambini. Ed è una cosa magica.

Che cosa rappresenta per te questo album?

Questo album è come quando compri la tua prima casa e vuoi invitare tutti gli amici per mostrare ogni stanza: “Questo l’ho comprato ad Amsterdam, questo me l’ha regalato mia nonna…”. Sono fiera di questo disco perché è frutto del mio lavoro e delle persone che ho scelto, in cui credo profondamente. Mi ricorda anche quando da piccola sfogliavo il Postalmarket: cerchiavo le cose che volevo e mettevo da parte i soldini poco alla volta per comprarle. Anche i dischi li ho sempre presi così. È un album costruito con lo stesso spirito.

Nella tua vita professionale non c’è solo la musica, ma anche la televisione. Che rapporto hai con la TV e cosa ti dà?

La televisione mi dà la possibilità di comunicare con il pubblico senza sovrastrutture. Vado lì, faccio quello che devo fare nel modo in cui so farlo, mostrando quello che sono, senza filtri. Mi dà l’amore del pubblico e la possibilità di restare connessa con chi mi guarda: è come mangiare insieme a loro, condividere momenti. E poi mi permette di stare vicino ai miei genitori: loro mi vedono spesso in TV, e dopo le puntate mi chiamano. Mia madre mi dice se sono stata brava, oppure mi fa osservazioni su vestiti e capelli… ed è bello così. Inoltre, la televisione mi ha dato la possibilità di realizzare i miei sogni anche dal punto di vista economico. Grazie alla TV oggi posso produrre la mia musica. L’ho sempre fatta anche per rendere la mia musica libera.

All’inizio della tua carriera non eri la “classica cantante”. Come hai vissuto quel periodo?

Quando sono uscita, tra il 2009 e il 2011, non ero la classica cantante: la gente mi vedeva quasi come un personaggio, un fumetto. Però mi volevano bene, avevano già un grande affetto per me. In un certo senso mi avevano già scelta, e questo mi ha salvato. Gli addetti ai lavori erano un po’ scettici sul fatto che potessi avere una carriera lunga e strutturata, ma il pubblico mi ha sempre sostenuta. Quando non facevo dischi, facevo concerti, anche nelle piazze, anche piccoli. Ho sempre accettato tutto, anche cose che altri magari non avrebbero fatto. Mi sono sempre buttata, perché sapevo che il pubblico mi avrebbe sostenuta.

C’è qualcosa che non racconti mai di te?

Sicuramente la mia paura di avere a che fare con persone che possono farmi del male. Quando mi trovo davanti a persone che cercano di gestire le mie emozioni o di manipolarmi con una finta gentilezza, io scappo. Non voglio trovarmi in situazioni da cui non posso uscire. Mi è successo, anche in rapporti lunghi, non solo sentimentali ma anche di amicizia. Io sono molto aperta e accondiscendente, quindi l’unica scelta che ho è proteggermi: se mi concedo troppo, per me è la fine.

Hai fatto un “annuncio” su Sanremo: cosa intendevi davvero?

No, non era un vero annuncio. Io sono una che scherza molto: quando ho una telecamera davanti voglio sempre essere divertente. Non è un diktat. Io continuerò a lavorare come ho sempre fatto. Se avrò cose belle, le proporrò. Se verranno accolte, bene; altrimenti posso anche stare lontana da Sanremo, come ho già fatto per quattro anni. Tornerò solo quando avrò qualcosa per cui valga davvero la pena affrontare quell’esposizione.

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