Tra i protagonisti più apprezzati del GialappaShow, Alessandro Betti continua a conquistare il pubblico grazie a personaggi originali e irresistibili, capaci di trasformare piccoli tic e comportamenti quotidiani in autentici fenomeni comici. Al BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento, l’attore e comico racconta la genesi della sua imitazione di Matteo Salvini, il successo di Amos il Disturbatore e il suo particolare metodo di lavoro nella costruzione dei personaggi.
Intervista ad Alessandro Betti
Partiamo dalla tua imitazione di Matteo Salvini al GialappaShow. Hai mai ricevuto una reazione diretta da lui?
No, non ho mai incontrato Matteo Salvini e non ho mai ricevuto commenti da parte sua. Anche perché quella che abbiamo fatto non era una vera e propria imitazione satirica. Abbiamo semplicemente giocato su alcuni aspetti del personaggio pubblico, come i suoi celebri elenchi e questa idea di prendere decisioni spesso discutibili. In realtà tutto è nato quasi per caso.
Io non sono particolarmente portato per le imitazioni di personaggi famosi. La mia specialità sono i personaggi inventati. Però, dopo due ore di trucco, ci siamo accorti che assomigliavo sorprendentemente a Salvini e abbiamo deciso di sfruttare questa somiglianza per costruire il personaggio. Qualche battuta e qualche presa in giro da parte degli autori e dei colleghi me la sono presa, ma fa parte del gioco.
Come nasce un tuo personaggio? Dove trovi l’ispirazione?
Praticamente ovunque. Al supermercato, per strada, in televisione, osservando le persone. Io non riesco a costruire un personaggio partendo da un foglio bianco e da un ragionamento teorico. Ho bisogno che qualcosa mi colpisca. Può essere un modo di parlare, un atteggiamento, una frase o un comportamento. Da lì parte il lavoro di deformazione comica. Prendo quel dettaglio e lo porto all’estremo, caricandolo quel tanto che basta per renderlo divertente.
Uno degli ultimi personaggi che hai portato in scena è Amos il Disturbatore. Come è nato?
Mi divertivano molto quelle persone che sembrano sapere sempre tutto e che dispensano opinioni anche quando nessuno gliele ha chieste. L’idea era quella di inserire un personaggio del genere all’interno del pubblico del GialappaShow, sapendo già che avrebbe finito per irritare chiunque. La cosa più divertente era proprio vedere la reazione degli altri protagonisti della scena. Amos è fastidioso, invadente, uno che continua a intervenire e a dire la sua. Era un personaggio perfettamente costruito per risultare irritante e questa cosa mi faceva ridere tantissimo.
È nato subito così oppure si è trasformato durante il percorso?
Si è trasformato parecchio. All’inizio Amos era un personaggio completamente diverso. Doveva essere una sorta di venditore che si aggirava dietro le quinte dello studio cercando di piazzare prodotti improbabili e non ben identificati. Poi, lavorandoci sopra, abbiamo capito che funzionava meglio come disturbatore seriale e il personaggio ha preso la forma che il pubblico ha conosciuto.
State già pensando alla prossima stagione del GialappaShow?
Sì, come ogni anno. In teoria andiamo in vacanza, ma in realtà è il periodo in cui iniziamo a preparare il lavoro per la stagione successiva. Noi autori e interpreti portiamo nuove idee a Giorgio Gherarducci, Marco Santin e agli altri autori. Poi si discute, si sviluppano i personaggi e si cerca di capire quali abbiano davvero potenziale. Anzi, quest’anno probabilmente inizieremo a confrontarci già durante l’estate.
Amos tornerà oppure hai voglia di cambiare?
Vedremo. Amos ha già vissuto tre stagioni e bisogna capire se abbia ancora qualcosa da raccontare. La Gialappa’s ha sempre una grande attenzione per il rinnovamento. Non vuole riproporre continuamente gli stessi personaggi e questo è uno degli aspetti che rende il programma così vivo. Per questo sto lavorando anche a nuove idee.
C’è un personaggio famoso che ti piacerebbe imitare in futuro?
In realtà no. So che può sembrare una risposta strana, ma non è il mio terreno naturale. Mi diverte molto di più creare personaggi originali piuttosto che imitare qualcuno che esiste già. Per me la comicità nasce dall’inciampo, dall’interferenza all’interno di una situazione apparentemente normale. Mi piace costruire persone plausibili, che potrebbero davvero esistere, e poi inserire in loro una caratteristica che le rende irresistibilmente comiche. È quello che mi diverte di più e che sento più vicino al mio modo di fare comicità.