Addio a Sergio Matteucci. Ha prestato la voce al cronista di Holly e Benji

Sergio Matteucci

Oggi è un giorno molto triste per tutti gli amanti e gli estimatori dei cartoni animati giapponesi. A Roma e all’età di 89 anni è morto Sergio Matteucci. Lui che di professione era doppiatore, negli anni d’oro dell’animazione nipponica nel nostro paese, è stata la voce rappresentante di alcuni tra gli anime più celebri in onda sulle reti Mediaset. Nel corso della sua carriera, infatti, Sergio Matteucci è stato la voce narrante di Holly & Benji, era suo il vibrato durante le partite di calcio, ed ha prestato la voce come cronista anche durante le avventure di Mila & Shiro: due cuori nella pallavolo.

Si spegne Sergio Matteucci, un mito per gli amanti dei cartoni animati

Nato a Granada nell’agosto del 1931, oltre che doppiatore era anche attore e speaker radiofonico. Sergio Matteucci non era conosciuto solo per la sua partecipazioni alle serie animate come Holly & Benji, ma ha prestato la sua voce anche in Sampei, in alcuni episodi di Lamù, a Carletto il Principe dei Mostri, Lady Oscar, Candy Candy e Belle & Sebastien. Al cinema lo abbiamo ascoltato in Rocky II e in Rocky IV, ma anche in Toro Scatenato, Cinderella Man e persino in Scarface.

La voce di Sergio Mattuecci, però, è legata soprattutto allo sport, in maniera particolare al mondo del calcio. Capace di raccontare lo svolgimento di una partita con un tono forte e intenso, i più affezionati lo ricordano anche in Tutto il calcio minuto per minuto, durante la stagione del 1982, ed è stato anche la voce fuori campo di Domenica Sprint e nelle partite nello stadio Olimpico di Roma.

Lo sport dice addio a Sergio Matteucci

Un uomo che ha segnato un’epoca e che ha lasciato un’impronta indelebile. È morto nella Capitale il 4 novembre, nel giorno in cui si ricordava l’anniversario della fine del primo conflitto mondiale, ma solo nel corso della notte di ieri, giovedì 5 novembre, la notizia è trapelata in rete. Quella di Sergio Matteucci era una telecronaca vera, verissima. “Quando avevo la traduzione non potevo recitarla come se stessi leggendo un libro. Ero un cronista e dovevo dare il meglio di me”, raccontava in alcune vecchie interviste. “Non ho mai seguito le indicazioni. Ho sempre fatto di testa mia o altrimenti avrei perso solo tempo”. La sua voce infatti è rimasta poi nell’immaginario di tutti, lasciando un segno nel mondo del calcio e non solo.

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