Andrà in onda martedì 13 gennaio in prima serata “Zvanì – Il Romanzo Famigliare di Giovanni Pascoli”. Diretto da Giuseppe Piccioni e scritto da Sandro Petraglia, il film racconta la storia di Giovanni Pascoli in modo da restituire l’uomo al di là del poeta. A interpretare Pascoli è Federico Cesari, affiancato da Benedetta Porcaroli nel ruolo di Maria e da Liliana Bottone in quello di Ida, le due sorelle che più di ogni altra presenza hanno segnato la vita privata e artistica del poeta.
“Zvanì – Il Romanzo Famigliare di Giovanni Pascoli”, intervista esclusiva a Federico Cesari
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Federico Cesari. L’attore ha parlato del progetto e ha rivelato cosa ha scoperto su Pascoli grazie al film tv: “È stato difficile, bello, emozionante, complesso: tante cose insieme. Attraversare la vita di un poeta, una vita così particolare e così piena di sofferenza, ma anche di tentativi, di amore, di desiderio di ricreare legami ormai persi nel tempo, è stata un’esperienza enorme. Quello che ho scoperto, sicuramente, è stata tutta la sua poetica, tutta la sua filosofia. Attraversare la sua vita mi ha aiutato a comprenderla proprio perché, in ogni poeta, ma in Pascoli in particolare, la vita è intimamente legata alla poetica. Penso anche di aver riscoperto un Pascoli profondamente attuale. Posso menzionare due aspetti che mi hanno colpito in modo particolare. Il primo è l’attenzione alle piccole cose. Pascoli viene spesso descritto come il poeta delle piccole cose, ma anche come il poeta della grande cosmologia. È stato forse uno dei primi a porre il focus su ciò che viene considerato più misero, più insignificante della nostra esistenza, ma che per lui è invece la cosa più vera e più importante. Invita le persone alla campagna perché è lì che si possono stringere i legami più intimi, dove l’uomo può riconnettersi con la natura. In questo senso, Pascoli è quasi un ecologista ante litteram: uno dei primi a considerare in modo così centrale il rapporto con la natura nella poesia moderna. Il secondo aspetto è il suo rapporto con la morte, che trovo profondamente sovversivo. Pascoli ha un dialogo continuo con la morte e con i suoi morti. Fa della perdita qualcosa di vivo, concreto, quotidiano. All’interno delle sue poesie, il dialogo con i defunti continua, e questo rende la perdita non un evento chiuso, ma un rapporto che si coltiva nel tempo. Credo che, per una persona come Giovanni Pascoli, che ha subito un trauma così forte e che non riesce a recidere questo legame continuo con i suoi morti, un legame che può essere letto anche come morboso, questo rappresenti in realtà un modo per affrontare il trauma in maniera positiva”.
Un tema che ricorre nel film è quello dell’ossessione. Pascoli insegue la verità sull’assassinio del padre, vuole trovare i colpevoli per assicurarli alla giustizia: “Le sue ossessioni sono molte e attraversano profondamente tutta la sua vita. Pascoli è in una continua ricerca del colpevole, di ciò che in qualche modo ha “ucciso” la sua esistenza quando era bambino. È un’ossessione costante, legata anche alla ricerca di quella dimensione di infanzia che gli è stata sottratta. Prendere sentimenti così vivi, così intensi e complessi, e renderli ossessivi, ripetitivi, è stato un lavoro parecchio estenuante. Ma è stato anche un lavoro bello, perché ti permette davvero di arrivare in fondo alle cose” ha dichiarato l’attore. Tra le poesie che ha riscoperto c’è “Vertigine”, conclude Cesari nell’intervista.