Il 13 gennaio andrà in onda su Raiuno in prima serata “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”. Il film, diretto da Giuseppe Piccioni, traccia un profilo inedito del poeta Giovanni Pascoli. Qui non si indaga sulla sua poetica ma sulla sua dimensione umana: l’ossessione per la ricerca dei colpevoli dell’assassinio del padre, il nido familiare, il legame affettivo con le sorelle. Il racconto parte dal 1912 quando un treno con le spoglie di Pascoli parte da Bologna per le sue esequie con studenti, autorità e parenti, tra cui la sorella Maria. Il viaggio riflette il lutto del Paese, dove persone di tutte le classi sociali rendono omaggio al poeta. Ad interpretare Pascoli Federico Cesari affiancato da Benedetta Porcaroli e Liliana Bottone.
“Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”, intervista esclusiva a Liliana Bottone
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Liliana Bottone. L’attrice ha parlato così del progetto e di Ida, il personaggio che interpreta: “È stata una grande scoperta, ma anche una riscoperta. Di Pascoli sapevo già qualcosa, naturalmente, ma non mi aspettavo di scoprire un mondo così vasto: una personalità così grande e, soprattutto, questo universo familiare che abbiamo raccontato. È stato molto bello poter approfondire qualcosa che pensavo di conoscere, ma che in realtà conoscevo solo in minima parte. Ida è un personaggio molto complesso, ed è questo che mi ha colpito di più. Ho cercato di darle tridimensionalità, nonostante le informazioni su di lei siano poche. Ho potuto ricostruirla solo attraverso le lettere che si scambiava con il fratello e attraverso ciò che è stato raccontato di lei. Di Ida, infatti, si sa molto poco, perché è andata via molto presto. A partire da questi scritti, e soprattutto dagli scritti di Giovanni, ho cercato di ricostruire e approfondire una personalità che mi è sembrata fin da subito estremamente complessa”.
Un attaccamento quello tra i fratelli che ad oggi potremmo definire tossico: “Da un certo punto di vista potremmo definirlo un rapporto tossico, oppure semplicemente confuso e profondamente complesso. Si tratta di un legame molto stratificato, che non è solo un rapporto tra fratelli, ma assume di volta in volta le forme di un rapporto padre-figlio, madre-figlio, con ruoli che si alternano continuamente. C’è anche una dimensione che potremmo definire “amorosa”, ma non nel senso comune del termine. Per me questo non implica necessariamente l’idea di un incesto, che ci sia stato o meno non è centrale. Ciò che emerge davvero è un affetto totale, a tutto tondo, che va oltre il semplice rapporto fraterno, anche perché si tratta di due persone che si sono incontrate e conosciute realmente solo in età adulta”.
Grazie al film tv, Liliana ha avuto modo di riscoprire anche la poetica di Pascoli: “Sicuramente Il 10 agosto, perché è la poesia più studiata ed è quella che ricordavo meglio. Ne sapevo anche qualche verso a memoria e oggi, rileggendola, per me ha tutt’altro significato. Avendo compreso il retroscena, da dove nasce e da cosa deriva, tutto assume un senso completamente diverso. Credo che la poesia di Pascoli possa trasmettere un messaggio molto importante: ogni persona nasconde una grande molteplicità di lati. Le poesie più famose raccontano solo una linea di una persona, un primo livello di lettura, che però va approfondito e scoperto. Esistono moltissime sfaccettature che anche noi stessi dovremmo cercare di portare alla luce, senza fermarci a ciò che ci viene spesso proposto o “imposto” a un livello superficiale”.
Liliana ha raccontato com’è stato lavorare con Federico Cesari e Benedetta Porcaroli: “Mi sono trovata molto bene. Non avevo mai lavorato con nessuno di loro tre, a partire da Giuseppe, che avevo conosciuto molti anni fa durante un workshop. Anche con Federico e Benedetta il rapporto è stato subito molto positivo: siamo riusciti a creare un clima di grande vicinanza. Ci ha aiutato molto il fatto di stare costantemente a contatto per un mese, in un’altra regione e in un’altra città. Anche l’essere in un paesino un po’ sperduto, senza troppe distrazioni, ci ha permesso di legare e di trovare una sintonia che poi si è rivelata fondamentale durante le riprese, soprattutto considerando i ritmi molto serrati del lavoro”.
Per Pascoli il nido familiare rappresenta un luogo di protezione, di conforto, di rifugio. Anche per Liliana è così: “La famiglia è molto importante. Penso che ognuno di noi la viva in modo diverso, perché non esiste una famiglia standardizzata. Tutti portiamo con noi ferite, traumi, perdite, e spesso anche famiglie che si ricompongono, che cambiano nel tempo. Anche quella di Pascoli è una famiglia segnata da tutto questo: la perdita del padre, della madre, le separazioni e i riavvicinamenti tra fratelli. Esperienze che inevitabilmente ti determinano, che incidono sulla tua personalità, su chi sei e su come cresci. Per questo mi ci sono rivista molto. Ho trovato tantissimi punti in comune, nonostante si tratti di due famiglie totalmente diverse”.