Settembre 1998. Hank Thompson è un ex talento del baseball la cui carriera è finita prematuramente in seguito a un drammatico incidente stradale. Riciclatosi come barista nel Lower East Side di New York, si trascina tra sbronze colossali e la relazione con la fidanzata Yvonne, sempre più stanca dei suoi problemi d’alcolismo. Una sera accetta di fare un favore al vicino Russ, cresta e indole punk, mentre questi si trova fuori città, ovvero badare al gatto durante la sua assenza.
Ma il protagonista di Una scomoda circostanza ignora che da quel momento la sua vita sprofonderà in un incubo ad occhi aperti. Alla sua porta infatti iniziano a bussare figure sempre più pericolose, da mafiosi russi a criminali ebrei fino a poliziotti corrotti, in cerca di Russ e di qualcosa che questi si sarebbe lasciato indietro. Hank non saprà più di chi potersi fidare mente cerca un modo di uscire da una situazione che diventa, ora dopo ora, sempre più assurda e rischiosa.
Una scomoda circostanza: vivo o morto – recensione
Una premessa senza dubbio originale quella caratterizzante l’ultimo film di Darren Aronofsky, che si e ci immerge in un crime urbano che guarda apertamente ai noir hard-boiled e al cinema di genere degli anni Novanta. Non è un caso che Una scomoda circostanza sia tratto da un romanzo, A tuo rischio e pericolo di Charlie Huston, e che proprio lo scrittore sia tornato sul luogo del delitto nelle vesti di sceneggiatore per quest’adattamento atteso da oltre un decennio.
Un progetto annunciato già nel 2013 e poi rimasto nel limbo, fino a quando il regista di Requiem for a dream (2000) e The Wrestler (2008) non ha deciso di riprenderlo in mano, affidando il ruolo principale al lanciatissimo Austin Butler, reduce dal successo stratosferico della sua interpretazione della leggenda del rock in Elvis (2022) e pronto a rimettersi in gioco in un ruolo assai più complesso e ambiguo. Ad accompagnarlo un cast di prim’ordine, con la sensualissima Zoë Kravitz nelle succinte vesti della fidanzata, Matt Smith in versione punkeggiante e comprimari del calibro di Regina King, Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio in ruoli più o meno sopra le righe.
Un film senza mezze misure
Perché d’altronde ci troviamo di fronte ad una pellicola che sopra le righe lo è effettivamente, in grado di sfruttare pienamente il fascino urbano dei sobborghi di Manhattan, tra locali notturni, strade sporche e una criminalità sotterranea. È una New York ancora analogica – la vicenda è ambientata sul finire degli anni Novanta – dove il tempo è denaro e la violenza imperversa per le strade, tra inseguimenti cittadini e un generale senso di anarchia, in una metropoli viva, rumorosa e imprevedibile.
Hank è lontano dal classico stereotipo da eroe d’azione, nemmeno nella sua divagazione “per caso”. Infatti è un uomo qualunque, confuso e spaventato, incapace di gestire quella serie di eventi più grandi di lui, che lo spingono a cercare di sopravvivere in qualche modo alla spirale di violenza che lo circonda. E non mancano passaggi e svolte inaspettatamente brutali, a sottolineare una narrazione multiforme che, pur non priva di evidenti forzature, riesce a mantenere la tensione e l’attenzione fino ai titoli di coda.
La macchina da presa trascina lo spettatore nella stessa confusione del protagonista e il montaggio serrato è ideale in questa successione di incontri sempre più paradossali, tra elementi che potrebbero essere sia alleati che avversari, tra colpi di scena e quell’ansioso senso da fuga continua che caratterizzano un film imperfetto ma a suo modo riuscito.
Conclusioni finali
Un thriller che alterna momenti carichi di black humour a improvvise esplosioni di violenza, per un tono spesso disomogeneo ma al contempo carico di spunti e sensazioni. Una scomoda circostanza, così come il romanzo alla base, rivisita gli archetipi del noir in chiave pulp, immergendoci nella brulicante periferia di New York di fine anni Novanta, teatro di perdizione.
L’anima action che prende il sopravvento in diversi frangenti, un cast eterogeneo e quella sceneggiatura che, anche nelle sue calcate esagerazioni, mette in mostra una sanguigna personalità rendono la visione ricca di stimoli, facendo di quelle sbavature un prezzo necessario alla verve frenetica e senza compromessi di una storia e relativa messa in scena dall’indole punk.