Roberta e Fred sono una coppia sposata, genitori di quattro figli: João, Malu, Clarice e il piccolo TomTom. Lei ha abbandonato la carriera per dedicarsi alla casa e alla famiglia, mentre lui al contrario è concentrato sul lavoro e su un’imminente, possibile, promozione. Una situazione che all’inizio di Un papà nei guai finisce per portare Roberta al limite, fino a spingerla a voler staccare completamente la spina e partire per una vacanza a Salvador insieme alla sorella.
Rimasto improvvisamente solo con i figli, Fred si trova davanti a una serie di difficoltà inaspettate. La situazione diventa ancora più complicata quando deve dimostrare al proprio superiore di essere in grado di conciliare carriera e vita privata. L’uomo dovrà fare i conti con ciò che si aspetta veramente dal futuro, arrivando al contempo a comprendere meglio non soltanto se stesso ma soprattutto le persone che ama.
Un papà nei guai: ancora una volta – recensione
Leggendo la sinossi sopra esposta, sarà venuta in mente a molti di voi una fortunata pellicola italiana di qualche anno fa, ovvero 10 giorni senza mamma (2019) con Fabio De Luigi. E non è un caso giacché Un papà nei guai condivide la medesima ispirazione: sono infatti entrambe il remake del film argentino Mamá se fue de viaje (2017), la cui formula è stata replicata in molteplici occasioni in diversi angolo del mondo.
Un papà nei guai, nuova esclusiva del catalogo Netflix, batte bandiera brasiliana ma si limita a riciclare per gran parte quanto visto nelle precedenti trasposizioni. La sceneggiatura infatti ripropone quasi integralmente il meccanismo narrativo del padre “bambinone” costretto a subentrare in solitaria nella gestione della casa per scoprire – meglio tardi che mai – quanto sia impegnativo mandare avanti la quotidianità domestica. Una premessa che dà vita alla solita serie di gag e battute che cercano la risata facile, senza approfondire pienamente le sfumature caratteriali dei protagonisti.
Chi più ne ha più ne metta
La dimora si trasforma ben presto in un vero e proprio “campo di battaglia”, i bambini scatenano imprevisti in serie e Fred viene sottoposto a una lunga lista di piccoli o grandi disastri che rischiano, come ovvio che sia, di mettere a repentaglio la sua immagine professionale. Una struttura che può funzionare sul piano della leggerezza, ma che diventa ben presto ripetitiva e priva di particolari guizzi, scadendo di sovente in soluzioni più gratuite che effettivamente consone al racconto.
Il problema principale è che la regista Carolina Durão – una carriera altalenante tra grande e piccolo schermo – non si fida abbastanza della semplicità del conflitto, di questa “guerra dei sessi” in ambito strettamente coniugale. Nel corso dei cento minuti di Un papà nei guai sembra di assistere a una sorta di giostra permanente nella quale i personaggi spesso si muovono quasi esclusivamente in funzione del prossimo ostacolo, della prossima evoluzione, fino a quell’epilogo anticipato non a caso dal prologo: ci si muove infatti a ritroso nelle due settimane precedenti il caos di apertura, con l’introduzione in voice-over dello stesso Fred a supporto.
In alcuni passaggi si ride ma l’impressione è che ci si affidi troppo alla semplicità dell’assunto è tutto è talmente scontato e prevedibile che difficilmente attirerà le attenzioni di un pubblico smaliziato o di chi abbia già visto i precedenti adattamenti.
Conclusioni finali
Ci troviamo davanti al quinto remake dell’originale argentino ed è normale che la formula sia ormai consumata, soprattutto per il pubblico italiano che ha già avuto modo di vedere il relativo adattamento con Fabio De Luigi. Un papà nei guai, un titolo che è già un programma, è la versione brasiliana e conferma i pro e i contro di una sceneggiatura fin troppo semplice.
Una commedia familiare che, nonostante una coppia di protagonisti ben assortita – in particolare Rafael Infante ha una mimica non indifferente – raramente riesce a trasformare imprevisti e battibecchi in qualcosa di realmente divertente. La stessa cornice brasiliana aggiunge poco folklore a un racconto ormai replicabile ovunque, come conferma il gran numero di nuove trasposizioni già previste nei prossimi anni in altri angoli del mondo.