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Un debito di sangue: un neo-western tra vendetta e redenzione – Recensione

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Cash sta cercando di condurre una vita onesta nella Contea di Odim. Cresciuto tra droga e criminalità, ha lasciato quell’oscuro mondo alle spalle dopo la morte della sorella. Ora gestisce la piccola fattoria insieme al cognato Finney, schiavo dell’alcol dopo quel tragico lutto, e alla nipote adolescente Savannah, che rappresenta l’unica speranza di redenzione per quella famiglia disfunzionale. Il suo losco passato è cristallizzato in una cicatrice che gli deturpa la mano destra: il prezzo pagato per lasciare l’organizzazione di Big Cat, spietata boss locale che controlla il traffico di droga della zona.

In Un debito di sangue, quando Finney si ritrova indebitato per centomila dollari con la banda di Big Cat, questa decide di far pagare il conto a Cash. Non le basta il denaro: vuole riportarlo tra le sue fila per sfruttarne le capacità come esattore e sicario, al fine di espandere ulteriormente il proprio impero criminale. Il protagonista si trova così costretto a compiere una serie di missioni sempre più violente per proteggere Savannah, precipitando in una spirale pericolosa e senza via d’uscita.

Nel cuore dell’America più dura – recensione

Qualche tempo fa su queste stesse pagine vi abbiamo parlato di Fatman (2020), bizzarro action a sfondo natalizio con Mel Gibson nei panni di un Santa Claus violento e disilluso. Un film nel quale i fratelli Ian ed Eshom Nelms dimostravano di saper giocare con i codici del cinema di genere, trovando soluzioni narrative quanto meno originali. Con Un debito di sangue i registi texani tornano dietro la macchina da presa firmando un crime thriller che guarda dichiaratamente ai canoni del neo-western contemporaneo.

Il titolo originale Red Right Hand è un riferimento alla canzone di Nick Cave & The Bad Seeds del 1994, brano cupo e biblico che parla di vendetta divina, e dichiara fin da subito le ambizioni autoriali del progetto, che dietro a un’anima da b-movie nasconde una malinconia più marcata del solito, popolata da personaggi disillusi in cerca di redenzione in un mondo dominato dall’odio e dalla violenza.

Un’ambientazione evocativa nelle colline appalachiane, tematiche forti legate alla miseria di certe zone della provincia statunitense e al ciclo di ingiustizie che intrappola intere generazioni: l’atmosfera era già scritta in partenza per un film che, pur perfettibile, possiede un fascino viscerale.

Vendetta, tremenda vendetta

Nonostante la sceneggiatura paghi a tratti un parziale didascalismo e l’assenza di autoironia possa risultare un’arma a doppio taglio, i cento minuti di visione mettono in mostra una ruvidità old-school sempre più rara, con il motto “occhio per occhio, dente per dente” preso alla lettera anche da uomini di Chiesa, in un contesto dove pistole e fucili sembrano l’unico mezzo possibile per farsi giustizia.

Una retorica fortemente a stelle e strisce, con tutti i pro e i contro del caso, ma che in un palcoscenico di finzione si adatta alle vicende di questi personaggi tormentati, anime perse impegnate nel tentativo di rimediare a errori propri o altrui.

Orlando Bloom, reduce da anni di anonimato e da notizie di gossip più o meno infelici, trova qui un riscatto in un ruolo maturo, rivelandosi inaspettatamente credibile nei panni di Cash. Fenomenale è poi Andie MacDowell nelle diaboliche vesti di una villain spietata e glaciale, affascinante matrona criminale che non guarda in faccia niente e nessuno pur di raggiungere il proprio scopo. Altrettanto convincente risulta Garret Dillahunt, caratterista veterano qui nelle vesti del predicatore Wilder, ex tossicodipendente che ha trovato la fede.

Un cast che funziona per un film che, pur non brillando per originalità, ha il giusto polso e sa convogliare emozioni coerenti con il proprio impianto di genere, evitando l’anonimato.

Conclusioni finali

Un thriller criminale nel quale un rude Orlando Bloom si ritrova a fare i conti con la banda di una cattivissima Andie MacDowell, tra sparatorie e cieca violenza che minano la solo apparentemente tranquilla cittadina teatro degli eventi. In quell’America rurale dove anche la fede guarda al Vecchio Testamento, i ricatti e le vendette di Un debito di sangue sono la prassi, frutto di una società in cui armi e violenza fanno parte della quotidianità.

Un film grezzo e duro quanto basta, che non offre soluzioni particolarmente innovative dal punto di vista stilistico e narrativo ma si rivela solido ed efficace nelle sue dinamiche di genere, sfruttando al meglio le qualità di un cast che si cala con convinzione nei rispettivi ruoli.

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