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Ultima fermata – Rocafort St, l’horror ambientato nella metropolitana di Barcellona – Recensione

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La giovane Laura comincia a lavorare come dipendente nella metropolitana di Barcellona e viene assegnata alla stazione Rocafort, apparentemente una fermata come tante altre. Il pubblico sa già però come sia un luogo destinato a essere teatro di eventi nefasti, come suggerito da quel prologo ambientato nel 1999 e conclusosi in tragedia.

Ben presto la protagonista di Ultima fermata – Rocafort St. comincia infatti a essere vittima di inquietanti allucinazioni e si convince sempre più che siano legate alle dicerie che aleggiano su quel posto, circondato appunto da una sinistra reputazione dopo che numerose persone vi hanno perso la vita in circostanze misteriose. Per indagare sulla leggenda, la ragazza si ritroverà a chiedere aiuto all’ex poliziotto Román, ormai schiavo dell’alcool dopo aver assistito a un orrore indicibile proprio in quel labirinto sotterraneo.

Ultima fermata – Rocafort St.: nel cuore del buio – recensione

Come detto nella sinossi i primi minuti ci accompagnano indietro nel tempo, sul finire del vecchio millennio, ma non laddove tutto ebbe inizio; nell’ultima mezzora tocca infatti a un ulteriore flashback svelarci ulteriori origini su quella macabra maledizione che rappresenta l’animo horror del racconto.

Racconto che sfrutta un’ambientazione sì inflazionata ma altamente suggestiva come quella di una metropolitana presuntivamente infestata, al punto da lasciare sui suoi binari una lunga scia di morti apparentemente inspiegabili. Protagonista è una ragazza che diventa elemento centrale quando inizia a indagare personalmente su quanto sta avvenendo, pur non accorgendosi di alcuni dettagli palesi che lo spettatore – anche quello meno smaliziato – intuirà probabilmente già dopo i primi minuti, vanificando di fatto l’impatto del cosiddetto “colpo di scena” finale.

Paura dove sei?

Luis Prieto, regista spagnolo che vanta una carriera quanto mai variegata – dal film per la televisone italiana Il signore della truffa (2010) con Gigi Proietti ad anonimi thriller di serie B a Hollywood – non riesce mai a intercettare le giuste atmosfere del genere e paura e tensione sono pressoché assenti nel corso dell’ora e mezza di visione. Visione che come detto si trascina su soluzioni estremamente telefonate e non riesce mai a imprimere la giusta dose di mistero su cosa vi sia effettivamente alle origini del male.

Eppure gli archetipi da utilizzare per generare una sana inquietudine vi erano tutti: i turni notturni che Laura accetta come lavoro, quei lunghissimi corridoi deserti che conducono a gallerie buie, dove può nascondersi potenzialmente di tutto. Bastava sfruttare al meglio la paura dell’ignoto per ovviare alle ingenuità della sceneggiatura, ma neanche dal punto di vista della messa in scena Ultima fermata – Rocafort St. riesce a suggerire qualche sussulto o spavento improvviso, limitandosi a un compitino di genere del tutto impersonale.

Conclusioni finali

Sotto la superficie, negli antri oscuri della metropolitana di Barcellona, si muove una minaccia di origine occulta che da decenni imperversa in quelle sinistre gallerie. La giovane Laura, appena assunta nei turni notturni della metropolitana, finirà suo malgrado vittima di un’orribile maledizione, tormentata da allucinazioni sempre più spaventose e inspiegabili.

Una trama non certo originale quella di Ultima fermata – Rocafort St., che avrebbe però almeno potuto affidarsi alla specificità dell’ambientazione per innescare momenti di sano terrore. E invece, tra la pseudo-indagine poliziesca che affoga gratuitamente nel sovrannaturale e colpi di scena talmente lapalissiani da togliere ogni interesse, il film di Luis Prieto si trascina stancamente verso l’altrettanto anonimo epilogo senza mai lasciare il segno.

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