The Rush – Corsa contro il tempo, un action veloce e dimenticabile – Recensione

The Rush - Corsa contro il tempo

Hank Malon, reduce da una profonda tragedia familiare, vive a Brisbane, in Australia, dove si guadagna da vivere come corriere, disposto a trasportare praticamente qualsiasi cosa per conto di Iggy, il suo misterioso referente. Il protagonista di The Rush – Corsa contro il tempo ha un passato come Navy SEAL e si porta dietro non soltanto i traumi della guerra, ma anche la dolorosa perdita della figlioletta Isabelle, morta di leucemia.

Poco dopo l’inizio del film lo vediamo alle prese con il suo ultimo incarico, che prevede di scortare il medico Ben Wilson, che viaggia con un fegato destinato a una bambina di sette anni e conservato in un dispositivo termico ad alta sicurezza. L’organo deve arrivare in tempo utile all’ospedale per il relativo trapianto, ma la situazione si complica quando sulle loro tracce si mette nientemeno che il cartello colombiano guidato da Damián Zaldívar, interessato a mettere le mani su quel materiale organico ad ogni costo. Hank dovrà così fare affidamento sulle sue capacità di combattimento per completare la missione e fare al contempo pace con i propri demoni.

The Rush: a tutto gas – recensione

Ormai Alan Ritchson è un volto noto agli amanti del cinema action e dopo il grande successo ottenuto con la serie Reacher – con ogni stagione che riscuote record di visualizzazioni – sbarca nuovamente nel catalogo di Amazon Prime Video con questo The Rush – Corsa contro il tempo. Fisico massiccio, l’attore è il classico “gigante buono” pronto a fare la cosa giusta nella difesa dei più deboli e anche qui si prende particolarmente a cuore il caso della piccola in attesa dell’intervento, anche perché gli ricorda la figlia scomparsa.

A fargli compagnia Owen Wilson, con la narrazione che cerca di sfruttarne la verve comica per abbinarla al magnetismo atletico del compagno di set, sfruttando così le classiche dinamiche da buddy-movie. Il risultato è una scorribanda caotica, tra inseguimenti, sparatorie e combattimenti corpo a corpo, che si tinge qua e là di inaspettate svolte drammatiche in un’ora e mezza di visione relativamente essenziale.

Un film a corto di sorprese

Dietro la macchina da presa troviamo Scott Waugh, ex stuntman diventato regista che da Need for speed (2014) a I mercenari 4 – Expendables (2023) ha avuto una carriera discendente e anche qui conferma tutti i limiti del suo cinema. Cinema che funziona più nelle fasi a quattro ruote e si rivela invece maggiormente derivativo quando si ha da menare le mani, con la resa dei conti tra le mura dell’ospedale che assume risvolti involontariamente ridicoli. Certo fin dalla caratterizzazione assai caricaturale del villain di Rodrigo Santoro, cattivo più che mai, The Rush – Corsa contro il tempo dava l’impressione di non prendersi troppo sul serio, ma non trova mai il giusto equilibrio per giocare sull’anima pulp senza scadere in eccessi gratuiti.

La vicenda corre talmente veloce che non offre il tempo necessario per approfondire i propri personaggi, con molte sottotrame lasciate all’immaginazione dello spettatore in un impianto generico che procede dal punto A al punto B senza particolari deviazioni di sorta. Viene difficile da credere che suddetto script sia entrato nella Black List 2023, ovvero la lista delle sceneggiature non ancora prodotte più apprezzate dagli addetti ai lavori di Hollywood, segnale che ormai l’originalità è davvero difficile da rintracciare nelle produzioni mainstream anglofone.

Conclusioni finali

Due protagonisti complementari che uniscono le forze per salvare una bambina in attesa di un trapianto. Il gigante dal cuore d’oro Alan Ritchson e la lingua tagliente di Owen Wilson impegnati in quella che il titolo italiano The Rush – Corsa contro il tempo cita già esplicitamente, seguendo le tipiche dinamiche da action buddy movie.

Se alcune sequenze, soprattutto quelle al volante, possiedono una discreta componente adrenalinica, a mancare è soprattutto un’idea di sceneggiatura, che si rivela disomogenea e carica di gratuiti colpi di scena, fino a quell’epilogo che tutto è fuorché una sorpresa. Un intrattenimento usa e getta che scorre veloce, ma si dimentica altrettanto in fretta.

Avatar for Maurizio Encari
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.