Orn, casalinga benestante della classe media di Phuket, riceve una telefonata da coloro che si palesano come sedicenti agenti di polizia. Gli interlocutori sono convincenti e metodici, capaci di instillare il panico nella donna affinché trasferisca un’ingente somma di denaro su un conto prestabilito, prima di rendersi conto di essere stata truffata. La vergogna, più ancora che la perdita economica, è il vero trauma da lei vissuto.
La protagonista di The Red Line scoprirà di non essere stata l’unica, ma anzi di far parte di un folto gruppo di donne che hanno subito la sua stessa sorte e perso i risparmi di una vita. Così, insieme alla fisioterapista Fai e a Wow, influencer alle prime armi, decide di agire in proprio data anche l’inerzia della polizia. Con l’aiuto dell’hacker OJ, il gruppo cercherà di recuperare il maltolto e di farla pagare a quell’organizzata banca criminale, rischiando però di mettersi in una situazione estremamente pericolosa.
The Red Line: la truffa corre sul filo – recensione
Il cinema tailandese ha attraversato negli ultimi anni una vera e propria rinascita del thriller, con diverse produzioni che hanno saputo coniugare pagine di denuncia sociale a dinamiche di genere efficaci e tutt’altro che prevedibili, facilmente esportabili anche all’estero. Sitisiri Mongkolsiri non è un nome nuovo in questo panorama, lo ricordiamo soprattutto per il suo Bad Genius (2017) nel quale aveva dimostrato come si potesse trasformare l’ambiente scolastico in un meccanismo tensivo di primissimo ordine.
Con The Red Line il regista torna idealmente su un similare luogo del delitto, ritrovandosi ad affrontare in quest’occasione una forma di criminalità organizzata, quella dei call center truffaldini che ogni anno svuotano i conti correnti di migliaia di vittime non soltanto in tutta l’Asia sudorientale, ma nel mondo intero. Una piaga drammaticamente reale e documentata, che il film affronta con una qualche soluzione riuscita ma anche con diverse ingenuità.
Tutte per una, una per tutte
La sceneggiatura convince decidendo di non fare della storia delle tre protagoniste una semplice parabola di rivalsa femminile dal lieto fine garantito, con il girl-power qui sfruttato in maniera sobria e non prova di passaggi amari, ma al contempo si lascia andare a palesi forzature quando cede all’anima ludica, soprattutto in quel finale a marchio action che risulta del tutto fuori luogo per quanto visto in precedenza.
Il terzo atto sembra appartenere quasi a un altro film, con un’escalation di situazioni via via più improbabili, con progressiva perdita della verosimiglianza nelle pur non semplici scelte delle protagoniste, spinte verso soluzioni poco coerenti. Allo stesso modo la figura dell’ispettore Mark, che indaga sul caso arrivando sempre un pelo dopo, risulta involontariamente caricaturale, a sottolineare nelle intenzioni l’inefficienza delle forze dell’ordine, che dovrebbero intervenire direttamente e con più fermezza per fermare quel business malavitoso.
A pesare va detto è anche la durata eccessiva, con due e un quarto che appaiono troppe per quanto vi fosse effettivamente da raccontare, con alcune sottotrame che si diluiscono senza aggiungere il necessario peso al nocciolo della questione. The Red Line pone sì il giusto accento su un’epoca dove i crimini digitali superano le capacità investigative delle istituzioni, sfruttando l’ingenuità e la buona fede della gente comune, ma non trova una necessaria coerenza filmica per la sua intera visione.
Conclusioni finali
Tre donne derubate da un call center criminale, deluse da un sistema giudiziario impotente, decidono di farsi giustizia da sole e cercare di riparare alla loro imprudenza, ma il pericolo è in agguato. The Red Line si ispira a casi di cronaca avvenuti in Thailandia, ma dalla portata drammaticamente universale.
Un congegno tensivo che funziona per i primi due terzi, almeno fino a quando l’anima action non prende il sopravvento in quel finale rocambolesco ed esagerato, pur avente il merito di non scadere in facili lieti fini. Il cast eterogeneo e una discreta dose tensiva che domina buona parte della visione ci consegnano in ogni caso un film discreto, seppur non privo di evidenti sbavature.