Nel regno fantastico di Brea, un gruppo di banditi guidati dal crudele Nistrol accetta un’offerta del nobile Lord Roland. La loro missione sarà quella di infiltrarsi nel palazzo reale e uccidere il re Ferrel: in cambio avranno la grazia e un ingente bottino.
In The Last Redemption, quando Roland ordina loro di assassinare la figlia del sovrano, soltanto una bambina, tre membri della gang si rifiutano. Diana e i suoi fratelli John e Silent Jack tradiscono così i loro compagni per salvare la piccola e condurla lontano da palazzo, mentre nel frattempo Roland mette in atto il suo piano per subentrare all’assassinato monarca. I fuggiaschi potrebbero ottenere un inaspettato aiuto da Tyrion, il ” figlio bastardo” di Lord Goran, che si innamora di Diana mettendo in gioco la sua reputazione.
The Last Redemption: questo l’ho già visto – recensione
Nonostante il cast di richiamo internazionale, di cui vi parleremo a breve, The Last Redemption è una produzione tutta italiana, con le riprese effettuate in gran parte nelle zone boschive che circondano l’Etna. Peccato che il film sia davvero poca cosa, un vano tentativo di richiamare l’epica delle grandi produzioni fantasy a tema, sempre all’attenzione degli appassionati grazie al successo di franchise come Game of Thrones.
Proprio dalla serie madre del suddetto ritroviamo numerose citazioni, divise più o meno equamente con gli omaggi a Il signore degli anelli, oltre che la presenza di James Cosmo, volto familiare agli amanti delle pellicole epiche. Non mancano nemmeno riferimenti a Braveheart – Cuore impavido (1995), dal quale recupera un altro dei protagonisti, ovvero Angus Macfayden nel pur breve ruolo del sovrano da eliminare.
La recensione potrebbe anche esaurirsi qui, giacché a parte le innumerevoli menzioni, nei nomi o nei risvolti narrativi, ad altre opere, le due ore di visione non offrono pressoché nulla di potenzialmente interessante.
Mordi e fuggi
Il regista catanese John Real sperava che bastassero le guest-star, con tanto di Kevin Sorbo – storico Hercules televisivo – nelle vesti di diabolico villain, a coprire le magagne di un budget ai minimi termini, che sfrutta slow motion e una colonna sonora pomposa ma anonima per rendere più accattivanti le improbabili sequenze d’azione. I combattimenti all’arma bianca, tra sconti con la spada a frecce che volano sempre al posto giusto nel momento giusto, caratterizzano gran parte del minutaggio, in attesa ovviamente della “drammatica” resa dei conti finale.
Un gioco del gatto col topo nel cuore di questa natura selvaggia che fa da sfondo alla maggior parte della vicenda, con tanto di orchi – interpretati da attori con costumi improponibili nel 2026 – che fanno ogni tanto la loro comparsa quale strizzata d’occhio alla fanbase tolkeniana, alla quale si ammicca più volte anche nel plateale rimando di certi passaggi che vorrebbero farsi epici ma risultano involontariamente ridicoli.
Se da un lato resta comunque ammirevole il tentativo di provare a fare qualcosa di diverso nel nostro Paese, con tutte le difficoltà del caso, è altrettanto vero che The Last Redemption finisce per risultare una parodia a basso costo, che attirerà esclusivamente un target di appassionati finendo poi per deluderlo oltre misura.
Conclusioni finali
Un disastro su tutta la linea, nonostante le buone intenzioni di realizzare un fantasy tutto italiano dalla risonanza potenzialmente internazionale, date le riprese in lingua inglese e un cast di volti conosciuti a platee internazionali, da Kevin Sorbo a James Cosmo.
The Last Redemption paga i tipici limiti delle produzioni pseudo-amatoriali, tra sequenze d’azione mal coreografate, make-up ben oltre il mediocre e una gestione dell’epica che scivola paradossalmente nella farsa. Non bastano citazioni a non finire e continui richiami a scene iconiche di cult e capolavori del filone a celare gli evidenti difetti delle due ore di visione.