Theo, conosciuto con il soprannome di The Gentleman, è un ex militare americano che conduce un’esistenza solitaria in quel di San Sebastian. Rimasto vedovo, ha iniziato una relazione con Olga, una prostituta con la quale si incontra ogni giovedì, condividendo non soltanto il sesso ma anche un’intimità che non pensava avrebbe più trovato dopo la scomparsa della moglie.
Quando la ragazza viene ritrovata senza vita, brutalmente assassinata da alcuni ricchi uomini locali, Theo decide di mettersi personalmente sulle tracce dei responsabili per vendicarne la morte, innescando una scia di violenza che ben presto attirerà le attenzioni delle autorità. Le indagini sul caso vengono affidate all’esperta ispettrice Iborra, coadiuvata per l’occasione dall’imponente collega Puentas, ma catturare quello yankee fuori controllo e al contempo assicurare i colpevoli alla giustizia sarà una missione tutt’altro che semplice.
The Gentleman: l’angelo della vendetta – recensione
Un protagonista stanco e disilluso, un amore perduto e una vendetta destinata a risvegliare quei fantasmi che sembravano ormai definitivamente sepolti dalle sabbie del tempo. The Gentleman parte da una premessa accattivante, pur derivativa nelle basi che affondano nell’essenza del noir più crepuscolare e del revenge-movie di stampo classico, dando a Ron Perlman un ruolo adatto alla sua peculiare, dolente, espressività.
Diretto da Luis Gabriel Beristáin, esperto direttore della fotografia messicano al suo secondo lungometraggio ad un quarto di secolo dall”esordio El Grito (2000), il film guarda sia al cinema di genere europeo che alla controparte hollywoodiana alternando malinconia e brutalità, violenza e amara ironia, adombrandosi di riflessioni sullo scorrere degli anni e su un’esistenza da vivere appieno fino all’ultimo, costi quel che costi.
Pro e contro del Film
Una scrittura che convince quindi in alcuni passaggi, salvo cedere il passo a una serie di palesi forzature nella gestione delle varie figure secondarie, siano questi gli spietati villain – introdotti con tanto di nome in sovrimpressione, facenti parte della lista di colpevoli da eliminare – o quella coppia di detective che deve fare luce sugli omicidi. Chi sta seguendo la serie di Regina Rossa, la cui seconda stagione è sbarcata da poco su Prime Video, riconoscerà nelle vesti del massiccio Puentas Hovik Keuchkerian, altro elemento di valore di un cast comunque eterogeneo e popolato da noti caratteristi del panorama latino.
Anche l’ambientazione riesce a offrire dei passaggi suggestivi, diventando teatro di questa ballata sanguinosa, dove i proiettili volano veloci e le lame tagliano senza pietà, nell’attesa di completare quell’occhio per occhio intrapreso con determinata ferocia dal Nostro, che nonostante un fisico ormai bolso può fare affidamento su un’esperienza che in pochi possiedono. Il voice-over non fa che esasperare quest’aura disillusa, riuscendo almeno a livelli di atmosfera a compensare i passaggi più prevedibili della sceneggiatura.
Conclusioni finali
Un Ron Perlman che si mette a nudo anima e corpo per dar vita a un vendicatore anziano e melanconico, un uomo stanco pronto a rimettersi in gioco e a eccellere nella sanguinosa “arte” dell’uccidere per vendicare una persona a lui cara, ricorrendo a una cieca violenza come nel più tipico dei revenge movie vecchia scuola.
The Gentleman, un titolo un programma, è un B-movie che convince per la ruvida messa in scena e per un casting eterogeneo, salvo cadere prevedibilmente in ingenuità e forzature narrative, quanto mai canoniche nelle produzioni a basso budget del filone. Un’ora e mezza che scorre veloce, senza particolari pretese o innovazioni ma con la consapevolezza – da non dare mai per scontata – dei propri limiti.