ADV

The Boat: un thriller alla deriva in mare aperto – Recensione

ADV

Tre coppie, rispettivamente formate da Flavio ed Elena, Enrico e Martina e Federico e Claudia, si ritrovano a bordo dello yacht del primo per trascorrere un weekend all’insegna dell’evasione. Dopo una notte tra droghe e alcool, per i protagonisti di The Boat il risveglio si rivela assai traumatico, segnando di fatto l’inizio dell’incubo ad occhi aperti che si troveranno ad affrontare.

Come scopriranno i postumati infatti l’imbarcazione è alla completa deriva in mare aperto, senza più carburante, cibo o acqua; i sistemi sono stati messi fuori uso da qualcuno e nessuna possibilità di fuga sembra a loro portata di mano, così come nemmeno l’eventualità di contattare i soccorsi. E quando al walkie-talkie risponde una voce maschile che chiede non soltanto un ingente riscatto in denaro, ma pretende che verità sepolte vengano alla luce, la situazione prende una piega sempre più drammatica.

The Boat: tutti contro tutti – recensione

Esistono spesso, pure troppo almeno al cinema o nelle serialità contemporanei, dei paradossi nella ricchezza: quanto uno vive più nel lusso, ha ovviamente segreti da nascondere. Dietro il successo e quella stabilità apparente, hanno luogo equilibri fragili, costruiti su omissioni, compromessi e verità taciute. The Boat parte proprio da questa premessa, trasformando una gita da nababbi nel cuore del Mediterraneo in un gioco al massacro, dove il passato torna a galla con la stessa ineluttabilità di quell’infinita acqua che circonda l’unica ambientazione.

Il regista Alessio Liguori costruisce il film con ambizioni evidenti, cercando di aggiornare e omaggiare al contempo i topoi del thriller claustrofobico all’interno di una narrazione carica di colpi di scena. La produzione di RAI Cinema e Lotus Production garantisce una confezione visiva patinata, forse anche fin troppo curata per quella serie di eventi destinati inesorabilmente a una serrata resa dei conti, dove la fiducia viene meno e chiunque può diventare un potenziale nemico.

L’ombra del sospetto che si insinua tra i sei personaggi principali, destinati a ciò che sembra una partita diabolica all’insegna di “ne resterà soltanto uno“, vive nella prima metà su alcuni spunti interessanti, che però poi si smarriscono in un’ultima mezzora dove la realtà supera l’immaginazione.

Dimmi la verità

Lo yacht diventa il vero protagonista: uno spazio chiuso, elegante e progressivamente adombrato da misteri. Il film funziona soprattutto quando è l’incertezza a dettare le logiche narrative, quando si lascia in sospeso chi sia effettivamente dietro tutto. Quando invece la storia svela via via le proprie carte, The Boat perde di sostanza, con soluzioni arzigogolate e poco coerenti che evidenziano ulteriormente quelle forzature già emerse in precedenza ma che, fino ad allora, potevano essere ritenute perdonabili.

Quando la paranoia viene meno, si comprende chi è – o chi sono – i villain e la reale motivazione dietro quel piano machiavellico, quell’atmosfera costruita in precedenza crolla all’improvviso, in favore di giravolte e contorsioni di scrittura che cercano a tutti i costi colpi di scena assurdi, sepolti in passati più o meno lontani o in legami che vengono alla luce.

Il meccanismo si fa più prevedibile, e resta unicamente l’attesa delle conseguenze, tra colpe e colpevoli, in un racconto dove tutti hanno uno o più scheletri nell’armadio. Un errore strutturale che svuota il film della sua componente più accattivante, quella legata al dubbio e all’ambiguità, e lo rende uguale a tante produzioni a basso budget sul tema.

Conclusioni finali

Sei personaggi, tre coppie, alla deriva in mare aperto. Una convivenza forzata, senza viveri né la certezza di far ritorno a terra sani e salvi, durante la quale verranno alla luce segreti sempre più oscuri e la minaccia del misterioso ricattatore sarà soltanto l’ultimo dei problemi.

The Boat parte bene ma resta a corto di carburante come lo yacht che ospita questa paradossale resa dei conti tra il gruppo di amici che poi tanto amici non erano. Ma quando si sostituisce la tensione con la spiegazione, la paranoia con la noia, il film perde non solo mordente ma anche il senso di esistere, andando a fondo più in fretta del previsto.

ADV
Articoli correlati