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The Afterparty, la recensione della prima stagione su AppleTV+

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La politica in merito ai contenuti di AppleTV+ ragiona in maniera opposta rispetto a quella dei suoi diretti competitor, come Prime Video o soprattutto Netflix. Il motto è: meno quantità, più qualità. Meno prodotti gettati nel calderone nella speranza di intercettare questo o quel pubblico, ma opere più oculate e raffinate. Tra di queste si può annoverare The Afterparty, serie a carattere antologico creata dal genio dissacrante di Christopher Miller (con in produzione il fidato Phil Lord) che sceglie i toni del mystery murder, della caccia all’assassino, mescolandoli con l’ironia sporca e demenziale dei suoi protagonisti.

La trama di The Afterparty

Dopo diversi anni che non si vedono, gli ex compagni di un liceo si riuniscono in una di quelle imbarazzanti e imbarazzate serate per fare il punto della situazione e darsi qualche pacca sulla spalla. La scusa è quella di celebrare i bei tempi di gioventù oramai andati, ma a ripetersi sono poi gli stessi pattern di quella disgraziata adolescenza. C’è chi è rimasto lo stesso sfigato di sempre, chi ha subito un tracollo nervoso, chi invece ha fatto successo, E’ il caso di Xavier (Dave Franco), diventato una pop star che si offre di ospitare per un afterparty alcuni degli ex amici nella sua villa che dà sul mare.

Mentre la serata volge al termine tra ricordi del passato e disavventure di ogni tipo, ecco che qualcuno scivola giù dal balcone e si schianta sulla scogliera. E’ proprio lui, il mecenate della serata: Xavier. Arriva la polizia, la villa viene sigillata e gli ospiti messi in lockdown. Nessuno può entrare e nessuno può uscire. Quasi tutti hanno un movente, ma il colpevole dell’omicidio non sembra venire fuori.

The Afterparty, perché guardare la serie

Quello di The Afterparty è di base lo stesso identico spunto narrativo di Knives Out di Roan Johnson. Ci sono un morto e un mucchio di persone chiuse in una casa che avrebbero tutte potuto compiere quell’assassinio. In quell’occasione di mezzo c’era una grossa eredità, in questa invece si intersecano i livori e le incomprensioni del passato. Non c’è poi l’arguzia dell’investigatore Benoit Blanc, ma invece l’idiozia della detective Danner (Tiffany Haddish).

Da questa premessa la serie ricostruisce le fila degli eventi andando a ritroso, mettendo a posto i tasselli del puzzle passando per gli interrogatori di tutti gli invitati (tra cui Sam Richardson, Ben Schwartz, Ilana Glazer, Zoë Chao, Ike Barinholtz) che la Danner tiene. A ogni interrogatorio si aggiunge un piccolo frammento della storia filtrato dalla personalissima visione di chi sta raccontando.

La trovata della serie sta nel modo in cui si è deciso di donare peculiarità a questi racconti. Miller sceglie infatti di lavorare per continui scarti e applicare a ogni episodio – che portano il nome di chi è a parlare in quel momento – una cornice di genere. Si mescolano così i toni della commedia più assurda e grottesca con differenti modalità e rappresentazioni cinematografiche. Ci sono l’action, il musical, il poliziesco, l’horror psicologico e così via, ogni volta costruito a partire dal carattere e dalle supposizioni dell’interrogato.

Perché non guardare The Afterparty

The Afterparty è una serie molto divertente e fresca. Questa ibridazione è una formula che funziona e reinventa la stessa storia ponendola sotto filtri sempre differenti. In questo modo l’ironia si reinventa di continuo e riesce a plasmarsi seguendo i tempi e i caratteri dei singoli personaggi, dei rapporti che intercorrono tra di loro e delle reazioni che hanno agli eventi.

Aiuta molto anche la durata dei singoli episodi, che si aggira attorno alla mezz’ora, capace di non appesantire mai un racconto che rimane snello e agile e quindi in continuo ricambio di tono e battuta. Si mantiene così intatto l’intento di Miller di donare estro alla traccia mystery che percorre la serie, innervandola di volta in volta con nuove soluzioni che scombinano le carte in tavola e ricostruiscono le dinamiche liceali in cui questi personaggi paiono ancora sguazzare dentro.

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