L’ecosistema Wattpad ha generato negli ultimi dieci anni un fenomeno editoriale e cinematografico di proporzioni globali: romanzi scritti spesso da autrici giovanissime, pubblicati a puntate sulla suddetta piattaforma digitale e consumati da milioni di adolescenti in ogni angolo del mondo, pronti per essere poi sistematicamente adattati per il grande e per il piccolo schermo.
La Spagna è uno dei Paesi che vanta una notevole produzione di titoli a tema, basti pensare tra le tante trasposizioni live-action a saghe come quelle di È colpa mia? o di Dalla mia finestra, che a ogni nuova reiterazione continuano a ottenere visualizzazioni record. Proprio con l’ultimo franchise citato Segui la mia voce condivide l’autrice Ariana Godoy, che almeno in questo caso – non sappiamo quanto sia merito o meno del lavoro di cesello compiuto in fase di sceneggiatura – ha tentato un approccio più genuino per raccontare la classica storia d’amore adolescenziale.
Segui la mia voce e ascolta il tuo cuore – recensione
Il film cerca infatti di sfruttare le convenzioni del teen romance per affrontare tematiche relative alla salute mentale, che affliggono in maniera esponenziale la Generazione Z. Diretto dal duo formato da Inés Pintor e Pablo Santidrián – già responsabili della serie Netflix Il tempo che ti do (2021) e qui all’esordio nel lungometraggio – Segui la mia voce è uscito nelle sale spagnole prima di approdare nel catalogo di Amazon Prime Video.
La trama evita cliché più tossici del genere, mettendo al centro della vicenda la giovane Klara, reduce da settantasei giorni consecutivi di reclusione casalinga autoimposta in seguito alla morte della madre. Affetta da frequenti attacchi di panico, ha il terrore di uscire di casa e trova unicamente conforto nel programma radiofonico notturno condotto dal misterioso Kang, un coetaneo di origini coreane. Quando scopre che questi frequenta la sua stessa scuola, riesce finalmente a vincere le sue paure e fa ritorno tra i banchi, dando inizio a un’amicizia destinata a tramutarsi in qualcosa di molto più profondo.
Tra sicurezze e sorprese
Pur non avaro di forzature e cliché ampiamente riconducibili al filone, Segui la mia voce segna un netto passo in avanti rispetto alla produzione media young adult, capace di addentrarsi nelle ansie generazionali e in una love-story interrazziale, in una società ormai multietnica, con una certa sensibilità. Non mancano naturalmente gelosie, bugie, piccoli tradimenti e l’immancabile lieto fine, ma una volta tanto i personaggi non sono né odiosi né spente caricature, ma pulsano di vita propria, nei loro punti di forza ma soprattutto nelle loro debolezze.
Certo a tratti la colonna sonora e la retorica spingono a caccia della lacrima facile, ma rispetto a quanto visto in saghe ben più pubblicizzate l’enfasi patetica è ai minimi e le performance degli attori riescono ad ovviare a tali scontatezze. In particolar modo brilla la performance di Berta Castañé, che pur essendo di diversi anni più grande rispetto al personaggio offre la giusta dose di tenera fragilità alla figura di Ariana, in cerca sì dell’amore ma prima ancora di ritrovare se stessa.
Conclusioni finali
Con un finale che sembra chiudere il cerchio senza aprirsi a inutili sequel, Segui la mia voce si conferma come una parziale ventata d’aria fresca nell’affollato filone young-adult contemporaneo. Una coppia di protagonisti finalmente non detestabili e una riflessione sulla salute mentale e sull’alienazione giovanile aggiungono spessore a una storia che già si distingueva per la scelta di raccontare un amore interrazziale, con lui coreano e lei spagnola.
I cento minuti di visione sono indirizzati soprattutto a un pubblico coetaneo dei personaggi, che può ritrovarsi in modelli non tossici e in un racconto semplice nella struttura, ma più articolato nelle sue sfaccettature drammatiche. E se qua e là non mancano stereotipi e soluzioni già abusate, il risultato complessivo resta comunque assai superiore alla (bassa) media.