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“Scuola di seduzione”, intervista esclusiva a Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani

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Una Roma luminosa fa da sfondo a “Scuola di seduzione”, il nuovo film di Carlo Verdone, che dopo l’esperienza della serie Vita da Carlo torna al cinema con un progetto distribuito su Paramount+. Il regista romano firma una commedia corale dal respiro più maturo, senza rinunciare al tono ironico che lo ha reso celebre. Accanto a lui, un cast ricco che include Karla Sofía Gascón, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani. La storia segue sei personaggi diversi, uniti da fragilità emotive e difficoltà nei rapporti sentimentali. In un’epoca in cui le relazioni passano anche attraverso la tecnologia e l’intelligenza artificiale, ciascuno di loro cerca risposte ai propri dubbi. A guidarli è una coach sentimentale che prova ad aiutarli a orientarsi tra desideri, paure e passato.

“Scuola di seduzione”, intervista esclusiva a Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani. Reggiani interpreta Emanuele, un personaggio che gli ha permesso di esplorare la fragilità maschile: “L’uomo inadeguato esiste, questo è certo. Non so dire se oggi anche le donne lo siano allo stesso modo, ma è vero che spesso gli uomini appaiono più impreparati, forse perché hanno una struttura più semplice e fanno più fatica a gestire non solo le relazioni sentimentali, ma anche il confronto con un mondo che è cambiato. Questa sensazione di inadeguatezza c’è, anche se non è facile capire quale possa essere una soluzione per superarla. Per quanto mi riguarda, però, nella vita non sono affatto timido: mi diverto, sono tranquillo ma tutt’altro che chiuso, anzi direi anche piuttosto vivace e scatenato. La recitazione, però, mi offre la possibilità di esplorare lati completamente diversi da me. Mi piace interpretare personaggi lontani dalla mia personalità, magari più fragili, insicuri o in difficoltà, perché li trovo più stimolanti. In fondo, calarsi in ruoli che ti somigliano troppo rischia di essere meno interessante e meno divertente”. 

La Axen interpreta Gaia, libraia e attivista LGBT che dice di avere un difetto, portare sfiga: “Nella vita non mi considero una persona superstiziosa, però ammetto che a volte capitano situazioni così assurde da farmi venire qualche dubbio. Ci sono periodi in cui sembra andare tutto storto, una cosa dopo l’altra, come in un effetto domino. Magari sto già male, come adesso con una spalla che non riesco a muovere, e subito dopo succede qualcos’altro: piccoli incidenti, oggetti che cadono, imprevisti che si accumulano e peggiorano la situazione. A quel punto mi chiedo se sia solo casualità, perché sembra davvero incredibile. L’ultima volta, per esempio, mi è capitato di farmi male proprio alla spalla mentre cercavo di strappare una busta incastrata: ho tirato troppo forte, sono caduta e ho finito per farmi male, con il mio cane lì a guardarmi mentre io ero praticamente in lacrime. In momenti così viene spontaneo pensare che ci sia una sorta di catena di eventi sfortunati, ma alla fine non ho una vera spiegazione. Forse, ironicamente, si può solo dire che lassù qualcuno si diverte a mettermi alla prova”. 

Nel film si rivendica l’importanza dell’approccio dal vivo, del contatto visivo, in una società in cui ormai tutti sono costantemente chini a guardare gli schermi dei cellulari. A tal proposito, Beatrice Arnera ha dichiarato: “Lei insiste molto su questo aspetto, anche perché è proprio ciò che fa per lavoro: è un’influencer che raccoglie storie di persone fragili e, in qualche modo, le trasforma in contenuto, finendo anche per specularci sopra. La cosa interessante è che non si mette mai davvero in discussione mentre fa tutto questo, non si chiede se anche lei, in fondo, possa essere una di quelle persone che osserva e giudica. Ed è forse un tema che riguarda un po’ tutti noi: viviamo immersi nel giudizio e nel pregiudizio, e i social amplificano questa dinamica, creando immagini spesso lontane dalla realtà. In fondo siamo tutti simili, con le stesse paure e fragilità, anche se facciamo fatica ad ammetterlo. La sincerità, invece, resta l’elemento più disarmante ma anche il più efficace nelle relazioni. Proprio per questo il personaggio risulta interessante e anche divertente: nel corso della storia abbandona gradualmente la sua corazza fatta di sicurezza e ironia tagliente, lasciando emergere un lato più autentico e sensibile. È un percorso di crescita che sarebbe bello vedere in tutti, proprio come accade ad Adele”. 

Euridice Axen, Beatrice Arnera e Romano Reggiani hanno poi spiegato cos’è per loro la seduzione e quale ad oggi è la migliore arma per sedurre. La Axen ha ammesso: “La seduzione non ha una regola unica: ognuno ha il proprio modo di attrarre gli altri. Tuttavia, l’autenticità è sicuramente affascinante, perché rappresenta qualcosa di unico e originale. Essere semplicemente se stessi può sembrare banale, ma in realtà è vero: ognuno di noi possiede qualità che attraggono, e per questo è importante anche lavorare su se stessi per evitare comportamenti superficiali o prevedibili. Per quanto riguarda la mia esperienza, la migliore arma di seduzione, quella che funziona su di me, è l’ascolto: sentirsi ascoltati è incredibilmente attraente”. 

Romano Reggiani ci ha dovuto riflettere un po’: “Beh, sulla seduzione non saprei, la mia fidanzata dice che non sono per niente seducente. Per quanto riguarda l’arma per sedurre, come dicevi tu, direi che essere se stessi è la cosa più importante. Io, però, sono un po’ all’antica: sto a casa, un vero nonno romano. Mi dedico al giardinaggio e a quelle piccole cose tranquille, ma è il mio modo di essere”. Beatrice Arnera ha concluso: “Io credo che sedurre significhi, in qualche modo, soddisfare quel lato umano che desidera piacere e sentirsi accettato. Nella mia esperienza, il modo in cui riesco a essere accettata passa spesso attraverso l’ironia. Sorridere e ridere insieme aiuta a ridurre il giudizio e le distanze tra le persone, rendendoci tutti più umani. Non so se si tratti solo di seduzione o anche di aggregazione, ma per me la risata è sempre stata uno strumento prezioso: anche nei momenti difficili o di grande tensione, ridere è un modo per alleggerire, umanizzare e ricordarci che, in fondo, siamo tutti uguali”. 

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