Sarah Toscano, da Amici al cinema con “Non abbiam bisogno di parole” insieme a Serena Rossi su Netflix: “Mi sono innamorata del cinema”

Sarah Toscano
Sarah Toscano

Presentato ieri a Milano “Non abbiam bisogno di parole”, il film che segna il debutto attoriale di Sarah Toscano, diretto da Luca Ribuoli e con la partecipazione di Serena Rossi, che sarà disponibile da venerdì 3 aprile solo su Netflix. Nel cast anche Emilio Insolera, Carola Insolera, Antonio lorillo, Alessandro Parigi e Asia Corvino.

Sarah Toscano debutto da attrice in “Non abbiam bisogno di parole”

Unica udente in una famiglia di persone sorde, una timida adolescente scopre il suo talento per il canto ed è costretta a scegliere tra il dovere e la ricerca della propria strada. Sarah Toscano della sua prima esperienza cinematografica racconta: 

“Per me è stata sicuramente una grandissima sfida, perché è la prima volta che avevo a che fare con il mondo del cinema e anche con la comunità dei sordi, quindi era tutto nuovo per me. Ho avuto la fortuna di avere Luca sempre presente durante i tre mesi di preparazione prima delle riprese: era lì tutti i giorni negli studi a seguirmi, insieme a Flavia, la mia acting coach, e Laura, che mi hanno aiutato tantissimo. Ho avuto molte difficoltà, anche perché avevo un po’ paura. Però sono stata molto sostenuta: hanno creduto tanto in me e questo è stato fondamentale”.

L’ex vincitrice di Amici si trova per la prima volta a confrontasi con la recitazione interpretando magistralmente un ruolo che non era per niente facile. “Eletta è un personaggio parecchio diverso da me nella vita reale. Il primo lavoro che abbiamo fatto con Flavia è stato leggere il copione e capire davvero chi fosse Eletta, avere un’immagine chiara del personaggio. La cosa principale che abbiamo in comune è sicuramente la musica: entrambe abbiamo scoperto questa passione più o meno alla stessa età e abbiamo voluto inseguirla a tutti i costi, nonostante le difficoltà” – Racconta la Toscano.

“Non abbiam bisogno di parole”, è il remake del film francese La Famiglia Bélier. “Avevo visto il film prima che mi arrivasse la proposta. – Racconta Sarah – Quando mi hanno detto che era il remake de La Famiglia Bélier, sono rimasta un attimo sorpresa, perché è uno dei pochi film che mi ha fatto piangere. Non sono una persona che piange facilmente, ma durante la scena dell’audizione ho versato tante lacrime. Mi ricordavo anche la canzone e sono andata a riascoltarla. La versione americana l’ho vista dopo essere entrata nel cast. Però Luca mi ha consigliato di non ispirarmi troppo all’originale, ma di trovare la mia Eletta”.

Spazio alle domande

Sarah come hai costruito il tuo personaggio?

“Ho cercato la mia strada, partendo dalla sceneggiatura e dai personaggi. Mi sono concentrata molto anche sugli attori con cui lavoravo. Quando ho ricevuto la proposta, sono rimasta spiazzata: mi sono detta “io protagonista di un film?”. Non sapevo neanche se ne fossi capace. Era un rischio sia per la produzione che per me. Però mi ha sempre affascinato il mondo degli artisti poliedrici: attori che cantano, cantanti che recitano. Un esempio è Lady Gaga”.

Com’è stato il primo approccio alla recitazione?

“Non sapevo nulla di recitazione. Al provino sono arrivata e ho chiesto: “Cosa devo fare?”. Avevo una telecamera davanti e qualcuno che mi dava le battute. Abbiamo scelto scene difficili, che poi sono state anche le più complicate durante le riprese. Però mi hanno richiamata, quindi è andata bene. Recitare è stato difficile: capire cosa significa essere un’altra persona richiede tanto lavoro. Però ho imparato moltissimo, sia professionalmente che su me stessa”.

Come hai lavorato sulla parte musicale del personaggio?

“Eletta è una ragazza che ha appena scoperto la musica e non ha mai preso lezioni. Quindi non dovevo cantare come Sarah Toscano, ma come una sedicenne che sta scoprendo la sua voce. Ho dovuto trovare un modo di cantare diverso, meno “perfetto”, più autentico”.

Hai imparato la lingua dei segni (LIS)?

Sì, è stata una grande sfida. Non ho imparato tutta la LIS, perché servono anni, ma ho fatto tre mesi intensivi di lezioni. Ho imparato il copione e vari elementi della lingua. Inoltre, lavorare con attori realmente sordi mi ha aiutato tantissimo, anche fuori dal set. Ho scoperto cose molto interessanti: ad esempio, quando si comunica si guarda negli occhi, non le mani. Oppure, per richiamare una persona sorda si possono creare vibrazioni, ad esempio battendo sul tavolo.

Come ti sei sentita durante le riprese?

“All’inizio ero nel panico. Nei primi mesi di prova la mia acting coach mi tranquillizzava continuamente. Poi, poco prima delle riprese, ho avuto una sorta di “clic”: ho capito che non ero più io, ma Eletta. Questo mi ha dato serenità. Sul set ero molto più tranquilla. Certo, alcune scene erano più difficili e avevo bisogno del supporto del regista, dei coach e degli altri attori”.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

“Mi sono innamorata del mondo del cinema e del fatto di poter vivere la vita di un’altra persona. È qualcosa di incredibile. Vorrei continuare questo percorso in futuro, parallelamente alla musica. Inoltre, ho scoperto la comunità sorda, che è una realtà poco raccontata ma molto interessante. Anche a livello personale sono cambiata: non ero una persona molto sensibile, ma dopo questo film lo sono diventata un po’ di più. Ora mi capita anche di commuovermi, cosa che prima succedeva raramente”.

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