Sal Da Vinci, tra i protagonisti della 76ª edizione del Festival di Sanremo, torna sul palco dell’Ariston dopo 17 anni di distanza dalla sua ultima partecipazione con “Per sempre sì”. Il brano mette al centro l’amore e la promessa più importante della vita: il racconto di due persone che continuano a scegliersi, nonostante tutto. Un amore inteso come scelta quotidiana nella sua forma più pura, un filo invisibile che unisce due persone nel tempo.
Sal Da Vinci a Sanremo 2026 con “Per Sempre si”
La canzone che Sal Da Vinci porta in gara è prodotta da Merk & Kremont e Adriano Pennino e scritta da Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Federica Abbate, Merk & Kremont ed Eugenio Maimone. Durante la serata cover Sal Da Vinci si esibirà insieme a Michele Zarrillo reinterpretando “Cinque Giorni”, un brano che ha segnato la storia della canzone d’autore italiana, e che, a distanza di oltre trent’anni, continua a parlare al presente, attraversando nuove generazioni e linguaggi.
Dopo Sanremo, Sal Da Vinci inaugura un anno interamente dedicato al live e alla nuova musica, con nuovi inediti e un tour che da ottobre porterà l’artista ad esibirsi sui principali palcoscenici italiani con “Sal Da Vinci – Live Teatri 2026” (organizzato da Vivo Concerti). A inaugurare il tour nei teatri saranno due date evento, organizzate da Vivo Concerti all’Arena Flegrea di Napoli il 25 e 26 settembre 2026.
Artista da oltre 450 milioni di visualizzazioni e interazioni complessive sulle principali piattaforme digitali, grazie alla sua Rossetto e caffè – certificata doppio Disco di Platino e diventata virale nel 2024 su tutti i social – Sal Da Vinci si è imposto nuovamente come uno dei fenomeni musicali più rilevanti del panorama italiano recente, confermando la sua trasversalità tra generazioni e tradizioni culturali.
Intervista a Sal Da Vinci
Noi di SuperGuidaTV lo abbiamo intervistato alla vigilia della sua partecipazione al Festival di Sanremo 2026.
Sal Da Vinci a Sanremo 2026: che effetto ti fa tornare in un Festival molto cambiato rispetto alla tua ultima partecipazione?
“Sarà sicuramente una bellissima avventura. Sanremo lo immagino come l’ho sempre immaginato: una settimana dedicata alla musica italiana, una festa popolare, un rito del nostro Paese. È un costume nazionale. Io mi sento un invitato a questa grande festa”.
“Per sempre sì” è il brano che porterai in gara. Cosa rappresenta per te? Qual è il “sì” della tua vita?
“Il “sì” della mia vita è sempre stato quello delle promesse mantenute. Sono sempre stato favorevole all’impegno: se prometto, mantengo. La canzone non parla solo di una storia d’amore. Dietro c’è un messaggio più profondo: ognuno di noi deve mettere le fondamenta per costruire il proprio viaggio nella vita. L’umanità continua attraverso la famiglia, e la famiglia nasce dall’amore, da due persone che generano amore”.
“Ho immaginato spesso un mondo senza amore: lo vedo arido, scuro, cupo. Certo, si possono fare promesse anche con un “no”, ma il “no” non genera. Il “sì” invece è un atto di creazione, anche se poi le cose possono finire. Gli amori iniziano e finiscono, ma restano pur sempre amore. Siamo noi che ci allontaniamo dall’amore, non il contrario. Io credo nella forza di generare sogni. Anche se si frantumano, bisogna continuare a crearli. Sono caduto tante volte, forse più di quante mi sia rialzato. Ma quando ti rialzi è una sensazione potente, quasi magica”.
“L’amore è come un figlio: puoi dire ex marito, ex moglie, ma non potrai mai dire ex figlio. È per sempre. È lo stesso principio del “per sempre sì”: è un impegno che ti supera. E l’amore non ha etichette: tra uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna. Nessuno ha la patente per dire cosa è giusto o sbagliato. Ognuno vive la propria vita a modo suo”.
Nella serata delle cover canterai “Cinque giorni” con Michele Zarrillo. Perché questa scelta?
“Metaforicamente saranno “cinque giorni di Zarrillo” (ride). Michele Zarrillo ha presentato “Cinque giorni” al Festival di Sanremo nel 1994: quest’anno ricorrono 32 anni. È un brano che spalanca il cuore ogni volta che parte, soprattutto ai romantici. Parla di una crisi d’amore, ed è interessante il contrasto con “Per sempre sì”, che invece è una promessa di eternità. Prima la consacrazione, poi la fragilità. È il racconto completo dell’amore”.
“Rossetto e caffè” ha avuto un’esplosione mediatica enorme, soprattutto sui social. Te lo aspettavi? Ti sei sentito riscoperto da una nuova generazione?
“Io non mi aspetto mai nulla. Nulla è dovuto, tutto va conquistato. “Rossetto e caffè” è stata una sorpresa. Quando l’ho scritta con Vincenzo D’Agostino e con il mio produttore Adriano Pennino, era una canzone come le altre. È uscita il 14 giugno, il giorno del compleanno di mio figlio Francesco. Dopo un mese ho iniziato a vedere che su TikTok compariva ovunque. Non capivo se fosse l’algoritmo o cosa. Poi ho capito che stava succedendo qualcosa di grande”.
“Il brano è entrato nella Viral Global di Spotify, non solo in Italia ma anche in Svizzera, Germania, Olanda. È rimasto quasi due anni nella Top 100 FIMI e nella Top 100 Spotify. Sono arrivati il disco d’oro, il platino, il doppio platino. Ricordo ancora il 31 dicembre 2024: ero in aereo, ho acceso il telefono dopo l’atterraggio e ho letto “secondo disco di platino”. È stato incredibile. Forse una nuova generazione mi ha scoperto così. Ma io sono sempre lo stesso: lavoro, passione e dedizione”.
Dopo Sanremo ci saranno due date all’Arena Flegrea e poi il tour nei teatri. Perché questa scelta?
“Perché io nasco in teatro. Ho debuttato nel 1976 con mio padre e quest’anno festeggio 50 anni dal mio primo palco. Il teatro è casa mia. Lì posso raccontarmi, raccontare la mia musica, trasformare un concerto in uno spettacolo. È il luogo dove mi sento più autentico. Il tour estivo si concluderà il 25 e 26 settembre all’Arena Flegrea di Napoli, dove celebrerò questi 50 anni di carriera. Poi porteremo lo spettacolo nei teatri: è una scelta naturale, è il mio habitat”.
FantaSanremo: sei pronto a giocare?
“Sto ancora cercando di capirci qualcosa (ride). Ho scoperto che si vincono “Baudi”. Io conoscevo solo Pippo Baudo! Però mi divertirò. Ci saranno cose inedite che farò sul palco… ma non vi dico quali”.
In caso di vittoria andresti all’Eurovision?
“La musica è accoglienza, mette pace, unisce. Certo, se dovesse capitare sarebbe un onore. Ma non penso alla competizione. Non faccio musica per vincere: per me è una missione. È l’unica cosa che so fare”.
Che idea ti sei fatto delle polemiche sugli ospiti che hanno rinunciato al Festival?
“Credo che se una persona non si sente pronta a fare una cosa, la sua scelta vada rispettata. Ho letto delle difficoltà di Andrea Pucci. Se si è sentito ferito o fuori luogo, va compreso. Non condivido gli attacchi. Le decisioni personali meritano rispetto”.