Roshelle presenta il suo primo album: «“Mangiami pure” è lasciarsi divorare da ciò che ami» – Intervista

Roshelle

Esce oggi “Mangiami pure”, il primo album di inediti di Roshelle per BMG. L’album è stato anticipato dal singolo “Sola tra le nuvole”, uscito il 10 marzo. “Sola tra le nuvole” è il racconto di un momento, delicato e necessario, di distacco e trasformazione. Il brano si muove tra fragilità e desiderio di libertà e di autenticità. La solitudine evocata da Roshelle non è una fuga dal mondo, ma uno spazio intimo in cui ritrovarsi. “Sola tra le nuvole” segue “L’origine del mondo” e la live session “Musa, (Live al laboratorio di pasticceria)”: tappe di un percorso che sta svelando una Roshelle inedita, dopo oltre due anni lontana dalle scene. Oggi il suo primo album di inediti, con la direzione artistica di Tommaso Ottomano, è una realtà di cui potremmo goderne delle melodia al suo interno.

Intervista a Roshelle

Torni dopo più di due anni di assenza dalle scene musicali: che ritorno è e che responsabilità senti per la tua carriera?

Sicuramente in questo disco ripongo una grande fiducia nel compiere il suo compito: portare magia, bellezza, riflessione e ascolto. Mi sento molto orgogliosa del risultato di questo album. Ho lavorato con “maghi”, tanti maghi: musicisti e il mio direttore artistico, che è sempre stato al mio fianco. È stato un periodo lungo di incubazione, ma necessario e molto utile alla realizzazione di questo mio primo album.

Il tuo primo album si intitola Mangiami Pure: perché questo titolo? E parliamo anche della copertina, che è un’opera d’arte.

Grazie mille. “Mangiami Pure” è una provocazione verso ciò che mi appassiona: lasciarsi completamente divorare da ciò che ci attrae, senza limiti. Voglio che ciò che ritengo degno della mia attenzione si impossessi di me e diventi ispirazione. C’è anche il concetto dell’esagerare: come mangiarsi un’intera scatola di cioccolatini, qualcosa di puro ed elegante che però diventa eccesso. E da quell’eccesso, anche dallo stare male, possono nascere nuovi mondi e nuove idee. La copertina rappresenta questo: il sentirsi rinchiusi, “inscatolati”, con l’illusione di controllare un mondo in miniatura. La casetta che abbiamo costruito con Tommaso rappresenta proprio l’origine di questo mondo e delle canzoni, ognuna con il suo “gusto”.

In copertina vediamo una casa che ricorda quella di una nonna. Che rapporto hai con la tua casa, con il passato e con la tua famiglia?

Ho un rapporto splendido con la mia famiglia: la amo e la stimo profondamente. Siamo tutti creativamente attivi e ci stimoliamo a vicenda. Le nostre conversazioni non sono mai banali. Questo disco è anche il frutto di questo rapporto: condivido con loro idee anche allo stato embrionale e parlarne mi apre nuove visioni. Siamo tre fratelli, con i nostri genitori: ognuno vive il proprio pianeta, siamo lontani ma anche molto vicini. Per quanto riguarda il passato, esiste e mi ha costruito. Non rimpiango nulla: ho usato tutto quello che ho vissuto.

C’è un brano del disco che ti rappresenta più degli altri?

Ogni canzone è un passo di questo cammino, quindi non ce n’è una che mi rappresenta più delle altre: è l’intero disco a farlo. Se però devo sceglierne una che amo cantare, direi Musa: la trovo completa, sia nei salti emozionali che vocali. Ha anche una struttura particolare, che non è scontata.

Parliamo di Sola tra le nuvole: cosa rappresenta per te e perché questo titolo?

È molto emblematico di me. Non trovo un luogo terreno in cui sentirmi davvero in pace, né emotivamente né fisicamente. Anche la casa della mia infanzia si avvicina a questa idea, ma c’è sempre qualcosa che mi respinge. È come se vivessi sempre un po’ nella mia testa, nel film che mi faccio delle cose. Ho avuto ottimi insegnanti, ma sono anche molto autodidatta: molte cose le ho imparate “tra le nuvole”, anche grazie a internet. È qualcosa di concreto ma allo stesso tempo immateriale.

Che rapporto hai con i social e con gli haters?

Non ho alcun rapporto con gli haters. Penso che tutto sia filtrato dalla soggettività, quindi non ho l’ambizione di piacere a tutti o convincere qualcuno. Il mio rapporto con i social è molto superficiale: passo poco tempo a vedere cosa succede. Forse anche stupidamente, ma sento che il mio mondo, in questo momento, sono io. Quello che mi interessa lo approfondisco, il resto no.

Questo disco nasce anche dalla collaborazione con Tommaso Ottomano: com’è nata?

È nata lentamente. Ci siamo conosciuti mentre lavoravo agli ultimi singoli (Melancolia, Caffè, Lacrime). Lui mi espresse apprezzamento e iniziammo a parlare di musica. Quando ho iniziato a lavorare all’album, ho voluto coinvolgerlo perché è un artista che stimo molto: la sua visione amplifica la mia. Sono molto soddisfatta del risultato. Forse avremmo potuto lavorarci ancora di più, ma a un certo punto bisogna anche chiudere. Siamo entrambi molto puntigliosi, saremmo andati avanti per anni.

Ci sono stati scontri durante la lavorazione?

Sì, continuamente. È normale: ognuno ha la propria visione e i propri gusti. È stato un modo per educarci a vicenda. Con lui ho imparato anche il concetto di qualità oggettiva: esistono cose fatte bene e altre meno, anche se a volte volutamente. Gli scontri sono serviti a far nascere qualcosa di nuovo dalla nostra unione.

Cosa hai scoperto di te stessa e della tua professione lavorando a questo album?

Della mia professione ho scoperto che posso essere libera e gestirla come voglio. Di me stessa ho capito che anche i sentimenti più bui possono essere raccontati con luce e bellezza.

Se potessi spedire questo album a qualcuno, a chi lo manderesti?

A Mac Miller, in cielo.

Cosa gli scriveresti?

Che per me è come un fratello. Anche se non ci siamo mai conosciuti davvero, è sempre stato con me nella mia crescita. Musicalmente univa cose molto colte a un’apparenza leggera, quasi da “cazzone”. Mi affascinava questa dualità: sembrava semplice, ma era profondissimo.

C’è qualcosa che ti spaventa del mondo della musica?

Oggi mi sento abbastanza serena. Avevo molte paure, ma ho costruito una sorta di “palafitta” prima di espormi. Le paure ci sono ancora, ma mi sento abbastanza radicata per affrontarle senza crollare.

Dopo questo album, a cosa vorresti lavorare?

Vorrei portarlo in tour, farlo vivere dal vivo. E poi lavorare al prossimo album.

Se potessi dire qualcosa alla Roshèlle di qualche anno fa, cosa le diresti?

Oggi ho scritto nel mio taccuino che canterò per la prima volta questi brani davanti a delle persone. Quando avevo otto anni cantavo come soprano nel Duomo di Lodi. Quando mi proposero di fare la solista, avevo una paura folle e lasciai il coro. Questa sera la dedicherò a quella bambina: finalmente potrà avere voce. Le direi che tutto il tempo è stato giusto. A certe cose si arriva quando si è pronti, non importa quando.

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