Il tentativo era già stato fatto pochi anni fa, ma con un’accoglienza critica negativa e risultati commerciali deludenti: Resident Evil: Welcome to Raccoon City (2021) non aveva convinto quasi nessuno, senza riuscire a rilanciare il franchise sul grande schermo dopo la conclusione della lunga saga che Paul W. S. Anderson aveva portato avanti dal 2002 al 2016, diventata nelle ultime incarnazioni unicamente un veicolo per il fascino di sua moglie Milla Jovovich.
E quando ormai nessuno sperava più che il popolare videogioco potesse ricevere un live-action all’altezza, ci ha pensato Zach Cregger a smentire tutti. Reduce dall’exploit di Weapons (2025), il regista americano si è approcciato al materiale di partenza con personalità, scegliendo di alleggerire il tutto in una confezione che unisce orrore e macabra ironia, per quello che è a conti fatti uno dei guilty pleasure di questa stagione cinematografica.
Resident Evil: dove si cela l’orrore – recensione
La trama vede protagonista il giovane Bryan Hodukavich, un corriere incaricato di trasportare del materiale medico riservato fino al Raccoon City General Hospital, una struttura isolata tra le montagne del Colorado. Messosi in viaggio proprio mentre sulla zona si sta abbattendo una bufera di neve, il ragazzo è ignaro di ciò che lo attende da lì a poche ore. Durante il tragitto investe una donna che ha attraversato la strada all’improvviso, salvo scoprire poco dopo che è questa è vittima di una mutazione che la rende estremamente aggressiva nei confronti di qualsiasi altro essere umano.
Il primo a farne le spese è un agente di polizia giunto sul luogo dell’incidente, e Bryan finirà per ritrovarsi in fuga in quei boschi innevati, trovando momentaneo rifugio in una fattoria lì vicino, dove però lo attendono altri pericoli. Capirà ben presto che l’intera cittadina è rimasta vittima di una misteriosa epidemia e che proprio il “pacco” che deve consegnare potrebbe essere determinante per sintetizzare una cura prima che sia troppo tardi.
Un sano intrattenimento a tema
Ci troviamo davanti a un film che decide di non affidarsi ciecamente alla lore del franchise, spesso così ingombrante da soffocare nuovi spunti, bensì di concentrarsi sul piacere morboso e strisciante di trovarsi intrappolati in un territorio ostile, nel quale le minacce possono nascondersi dietro ogni angolo e nessun posto può dirsi veramente sicuro.
Le atmosfere del videogame, pur rivisitate in questa forma atipica ma accattivante, rivivono nella lotta per la sopravvivenza di un personaggio sui generis, costretto ad andare avanti un passo alla volta, sempre timoroso di cosa lo attende oltre la prossima soglia. Munizioni e risorse limitate amplificano quel senso di urgenza che chi ha impugnato in passato il joypad sa bene essere tipico dei giochi Capcom, in un racconto che diventa incredibilmente sensoriale e trova la giusta sintesi per intrattenere il pubblico.
Nessuno dei personaggi chiave di Resident Evil fa la sua comparsa, una scelta che permette di dare vita a svolte inedite anche in fase di sceneggiatura, epilogo incluso, tanto che questo nuova trasposizione può sì rappresentare un potenziale nuovo inizio e un rilancio della saga, ma è anche godibilissima come stand-alone e si presta alla visione da parte dei neofiti, giacché le dinamiche, a conti fatti, sono quelle di un classico film sui morti viventi di nuova generazione, pur con evidenti citazioni che noteranno soltanto i fan.
Conclusioni finali
Divertimento e paura convivono in un ibrido incredibilmente riuscito, che conferma il talento di Zach Cregger quando si tratta di unire anime e suggestioni potenzialmente antitetiche. Il suo Resident Evil è un film al contempo rispettoso e personalissimo, dove all’orrore mutante si mescola una beffarda ironia di genere, in una trasposizione che trasferisce nel migliore dei modi le dinamiche del videogioco sul grande schermo.
Ritmo e atmosfera caratterizzano l’ora e mezza di visione, che non si perde mai in inutili divagazioni o spiegoni, lasciando che le emozioni vengano comunque esposte nella caratterizzazione di un protagonista sballottato suo malgrado in una situazione estrema, perfetto veicolo di immedesimazione per lo spettatore, pronto insieme a lui ad aprire la prossima porta e a scaricare ondate di proiettili verso l’incombente minaccia di turno.