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Rancore torna con il nuovo album “Tarek da colorare: “Riparto da zero per ritrovare me stesso” – Intervista

ph Giovanna Onofri

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Dopo aver esplorato le dimensioni dello “Xenoverso”, Rancore compie un nuovo passo nel suo viaggio, pubblicando il nuovo album “Tarek da Colorare”In quel cosmo fatto di visioni, cronache dal futuro e personaggi sospesi tra realtà e immaginazione, il rapper conduce il racconto sempre più lontano dai confini del reale. La scelta è una, drastica e necessaria per reinserirlo nella realtà: amnesia.

Intervista a Rancore per l’uscita dell’album “Tarek da Colorare”

È da questa frattura che nasce il nuovo capitolo. Privato dei ricordi di quell’universo, Tarek si ritrova a dover ricostruire da zero il proprio modo di stare nel mondo e riscoprire se stesso. Parole inventate, suoni che ricordano una lingua ignota, come avviene quando si viene per la prima volta al mondo, e che quindi deve imparare a comunicare. “TAREK DA COLORARE” è un progetto che nasce proprio da quell’azzeramento: un ritorno alla realtà che diventa spazio creativo, in cui identità, immaginazione e linguaggio vanno riscritti. Noi abbiamo intervistato Rancore, Ecco cosa ci ha raccontato.

Siamo qui con Rancore, benvenuto su SuperGuida TV. Partiamo dal tuo nuovo album Tarek da colorare: come nasce questo progetto?

Nasce sicuramente da un’istintività che mi ha spinto a scrivere questi fiumi di parole e di rime. Ma nasce anche da un mettersi in discussione, da una ricerca per ritrovare parti di me che nel tempo avevo perso. Già nel titolo si percepisce questo: l’aiuto dell’altro è fondamentale per ritrovarsi. Mi presento con il mio nome di nascita, Tarek, ma “da colorare” perché sarà anche chi ascolta a contribuire a interpretare ciò che ho scritto. Tra le mille versioni di me che verranno “colorate” da chi ascolta, forse riuscirò anch’io a ritrovarmi.

Se dovessi scegliere un colore per rappresentare questo album, quale sarebbe?

Direi tutti. È un ventaglio che attraversa tutto lo spettro: ho mostrato tutte le facce del prisma che ho dentro. Credo che nella vita la nostra anima attraversi continuamente sfumature diverse, quasi come se convivessero più personalità. Viviamo in un mondo molto diviso, fatto di confini e bandiere, dove è difficile mescolarsi con i colori degli altri. A me piace invece pensare che si possano ancora creare nuove sfumature, contaminandosi.

Nel disco c’è un brano, “Fanfole”. Da dove nasce questo titolo?

Nasce dal bisogno di rendere irrazionale il mio approccio alla creatività. Credo che la creatività debba nascere anche dall’istinto e dall’emozione. Ho voluto spogliare le parole del loro significato tradizionale, lasciando all’ascoltatore la libertà di interpretarle. È un po’ come un quadro astratto: ognuno ci vede qualcosa di diverso. È anche uno dei brani più politici che abbia scritto, perché destruttura e ricostruisce il linguaggio, usando ironia per criticare il modo in cui oggi le parole vengono usate per manipolarci.

Pensi che oggi le parole tradizionali non bastino più per raccontare la realtà?

No, anzi: sono fondamentali. Il problema è che le stiamo perdendo, le usiamo sempre meno. Per inventare parole nuove devi conoscere benissimo quelle tradizionali, le loro radici. È come cucinare: se sai fare bene una carbonara, puoi anche “sbagliarla” consapevolmente. Oggi invece rincorriamo neologismi, spesso inglesi, che non ci appartengono davvero. Io preferisco reinventare l’italiano piuttosto che inseguire parole che non mi rappresentano.

Nel disco descrivi un mondo quasi in bianco e nero, fatto di divisioni. Quanto questa visione nasce dalla tua percezione del presente?

Totalmente. Ho una visione piuttosto estrema del mondo, anche nella mia vita personale. Nella musica però cerco di trasformare questi estremi in qualcosa di più complesso, integrandoli. La copertina in bianco e nero rappresenta proprio questo: un’oscurità che però chiede di essere “colorata” anche dagli altri, per trovare nuove prospettive.

Hai parlato di una vita “estrema”: in che senso?

(Ride) Non faccio sequestri o rapine! Intendo dire che passo facilmente da uno stato all’altro: da una vita molto disciplinata a momenti più caotici. Non ho sempre equilibrio. È come vivere su un pendolo. E credo che il mondo di oggi contribuisca a questa instabilità. Questa ricerca continua, anche un po’ disperata, è qualcosa che racconto molto nel disco.

Questa ricerca ti affascina o ti spaventa?

Mi spaventa e mi affatica molto. A volte mi fa anche mettere in discussione il senso della vita. Però credo che chi è in questa ricerca abbia una responsabilità: quella di attraversarla fino in fondo. La musica è il mio modo per farlo, è lo strumento che ho per conoscermi.

Cosa ti danno la scrittura e il palco?

Sono due esperienze diverse. La scrittura mi dà completezza: mi sento connesso a qualcosa di superiore, come se creassi un ponte tra inconscio e coscienza. È il momento in cui mi sento più “pieno”. Il palco invece è una battaglia, ma anche un rito collettivo. Io lì sono al servizio del pubblico. Quello che nasce nella mia testa diventa qualcosa che appartiene anche agli altri. È un passaggio di energia.

Come nasce il tuo nome d’arte, Rancore?

È nato quando avevo 15 anni, facendo freestyle. Era una sorta di “armatura”, come un gladiatore nell’arena. Col tempo ho capito che il rancore è un sentimento negativo, ma anche un’energia potentissima, qualcosa che precede la rabbia e l’odio. Faccio sempre l’esempio di Batman: si veste da pipistrello per esorcizzare una paura. In un certo senso, anche il mio nome funziona così.

Sei stato più vittima o portatore di questo “rancore”?

Direi più vittima. Proprio perché ce l’ho sempre davanti agli occhi, mi ha spinto a interrogarmi su questo sentimento. In un certo senso mi ha anche protetto: mi ha obbligato a riflettere su quella parte di me.

Hai mai provato rancore verso il mondo della musica?

Sì, sicuramente. Anzi, questo disco è forse quello in cui ha più senso chiamarmi così. Viviamo in un periodo in cui il rancore viene spesso usato come strumento politico e di propaganda. Continuare a chiamarmi così oggi è una provocazione, anche ironica. Non è chiaro in che direzione vada, ed è proprio questo il punto.

Ci saranno instore e concerti: come li immagini?

Gli instore saranno incontri diretti con il pubblico, firmacopie e momenti di scambio. I concerti invece saranno diversi rispetto al passato: con Xenoverso c’era un impianto molto teatrale. Questo disco è più libero, più istintivo, quasi un urlo. Sul palco voglio portare proprio questa libertà, senza strutture troppo rigide.

Tour di Rancore

Rancore porterà “TAREK DA COLORARE” nei palchi di tutta italia con “TAREK DA COLORARE LIVE”, il tour che partirà a maggio da Milano e Roma e proseguirà in estate nei festival di tutta Italia. Di seguito il calendario completo con le date, prodotte e organizzate da Django Music, in continuo aggiornamento:

  • 8 maggio – MILANO, FABRIQUE
  • 15 maggio – ROMA, ATLANTICO – SOLD OUT
  • 16 maggio – ROMA, ATLANTICO
  • 25 giugno – SALERNO, Limen Festival
  • 04 luglio – RECANATI (MC), Memorabilia Festival
  • 06 luglio – BOLOGNA, Bonsai
  • 10 luglio – FIRENZE, Anfiteatro delle Cascine
  • 13 luglio – COLLEGNO (TO), Flowers Festival
  • 14 luglio – VICENZA, Jamrock Festival
  • 23 luglio – MARINA DI RAVENNA (RA), UNDER Festival
  • 27 luglio – TORRE SANTA SUSANNA (BR), Bembe Music Festival
  • 02 agosto – GRADISCA D’ISONZO (GO), Onde Mediterranee
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