La nuova serie animata “Prova a non ridere!” ha debuttato su Rai Gulp da lunedì 18 maggio, con appuntamento quotidiano alle 19.30 escluso il sabato, ed è disponibile anche su RaiPlay. Realizzata da Tunué insieme a Rai Kids, la produzione comprende 46 episodi indipendenti da sei minuti ciascuno e segna l’esordio televisivo dell’universo comico creato da Pera Toons. Il celebre autore, conosciuto anche come Alessandro Perugini, è diventato un fenomeno seguito da milioni di persone sui social grazie alle sue battute immediate e al suo stile ironico capace di coinvolgere grandi e piccoli. I suoi libri hanno superato i tre milioni di copie vendute e il recente volume Il gioco delle risate ha conquistato per due settimane consecutive il vertice della classifica dei libri più acquistati in Italia.
“Prova a non ridere”, intervista esclusiva a Pera Toons
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Alessandro Perugini. Per l’autore la sfida più grande è stata trasformare le freddure in episodi animati: “In questo caso c’erano tante mie battute storiche rifatte e rivisitate, quindi anche dal punto di vista tecnico è stato abbastanza complicato sistemare alcuni dettagli. Ho dovuto riprendere in mano tutti i file e rielaborarli, ma fa parte del lavoro. La sfida più lunga e difficile, però, è stata creare battute in cui il divertimento nascesse soprattutto dall’animazione e non soltanto dalla parola scritta. Credo di esserci riuscito e questa esperienza mi sta aiutando ancora oggi, perché continuo a realizzare gag animate anche per i social. Chi già mi conosce, ma anche chi scoprirà ora il mio mondo, troverà nella serie molta più animazione e battute costruite proprio sul movimento e sulle gag visive, che poi sono quelle che personalmente mi fanno più ridere. La seconda grande sfida è stata assemblare tutto il materiale. Ogni episodio è stato pensato come una stanza a sé, con un ordine preciso e una struttura ben studiata. Ogni puntata contiene circa venti battute e, considerando che gli episodi sono 46, è stato necessario fare un lavoro quasi da detective, organizzando fogli, idee, colori e tipologie di gag per trovare il giusto equilibrio. Le difficoltà più grandi sono state proprio queste: scrivere battute animate e riuscire a costruire ogni episodio nel modo corretto”.
Con le sue freddure, Alessandro è riuscito a conquistare un pubblico trasversale. Gli abbiamo chiesto come si crea una comicità che funziona per tutti: “Sono stato fortunato perché le freddure mi sono sempre piaciute e, già di per sé, sono un genere molto trasversale. Inoltre ho sempre amato le comedy familiari come I Griffin e I Simpson. Per me in una storia devono esserci figure ben riconoscibili: il papà buono ma pasticcione, la mamma affettuosa ma un po’ severa, il figlio combinaguai e gli amici che gli ruotano attorno. Sono personaggi che riescono a parlare a tutte le età. Alla fine ognuno si affeziona a qualcuno di diverso: c’è chi mi segue per Mario, il papà di Kenny, chi invece per Kenny o per i personaggi femminili. Ho scoperto da poco che il 55% del mio pubblico è composto da donne. Ogni tanto utilizzo anche battute legate a vecchi stereotipi, ma cerco sempre di farlo in modo leggero, senza cattiveria, e giocando spesso anche sugli stereotipi maschili. Nonostante questo, il mio pubblico femminile continua a crescere, soprattutto su Instagram e Facebook. Poi ci sono i bambini, che sono una parte fondamentale del mio mondo: vengono agli eventi, comprano i libri e seguono con entusiasmo tutto quello che faccio. Credo che sia proprio questo mix tra adulti e bambini, quindi tra diverse generazioni della stessa famiglia, il motivo per cui il progetto è arrivato anche in Rai”.
Alessandro Perugini ha poi rivelato nella vita cosa lo fa ridere: “Mi piace tutto ciò che riesce a trascinarti verso una direzione precisa, per poi portarti completamente altrove e sorprenderti con un finale inaspettato. Adoro le barzellette proprio per questo motivo e mi diverte riproporle e reinventarle. Amo i colpi di scena finali che nessuno si aspetta, quelli che non fanno solo ridere ma che, se possibile, riescono anche a far riflettere. Mi piace giocare con le similitudini e con le interpretazioni: portare il pubblico a pensare a una determinata situazione e poi fargli scoprire che, in realtà, si stava parlando di tutt’altro”.
Nell’intervista, Alessandro ha poi fatto una riflessione sull’avanzata dell’intelligenza artificiale nell’animazione: “Dal punto di vista della confezione e degli strumenti, penso che l’intelligenza artificiale faccia risparmiare tantissimo tempo e su questo sono d’accordo. Allo stesso tempo, però, mi dispiace perché molti lavori si basano proprio sulla capacità di costruire quel tipo di contenitore creativo. Anche io resto colpito nel vedere alcune delle mie barzellette rifatte in pochi secondi in modo incredibile e persino fotorealistico. Però, nel mio caso, il vero cuore resta la battuta. Ed è lì che, secondo me, la differenza la fa ancora la persona: magari l’intelligenza artificiale può scrivere bene, ma creare davvero una battuta efficace è un’altra cosa. Credo che dovremo tutti adattarci a questo cambiamento, un po’ come hanno fatto i pittori con l’arrivo della fotografia o i grafici con l’evoluzione del computer. Io stesso ho lavorato nella grafica e quindi conosco bene questo tipo di trasformazioni. Sono abbastanza fiducioso: non penso che l’IA mi porterà via il lavoro. Ho invece qualche timore, scherzando, che possa succedere qualcosa stile Terminator. Infatti dico sempre che alla fine di ogni prompt ringrazio ChatGPT… non si sa mai, magari un giorno mi salverà la vita”.