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Pio e Amedeo: “Maria De Filippi e Pier Silvio Berlusconi sono stati fondamentali: sono come mamma e papà” – Intervista

PH. Antonio Guastafierro

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Pio e Amedeo si raccontano al BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento. Tra bilanci, aneddoti, il rapporto con Maria De Filippi e Pier Silvio Berlusconi, l’amore per i grandi maestri della comicità italiana e una riflessione sul futuro del cinema comico, il duo pugliese ripercorre il proprio viaggio artistico senza perdere la consueta ironia.

Intervista a Pio e Amedeo al BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento

Dopo il successo di “Oi vita mia”, che bilancio fate di questa esperienza?

Pio e Amedeo: È stata un’esperienza incredibile e soprattutto fortunata. Quando ci dicono che abbiamo realizzato un film campione d’incassi e che è stato un successo al botteghino, spesso ci chiedono quanto sia stato difficile. In realtà noi la viviamo come una grande fortuna. È stata un’esperienza che ci ha legato ancora di più al nostro pubblico, e noi siamo profondamente legati al pubblico.

Se oggi siamo qui è grazie alle persone che ci dedicano il loro tempo e che scelgono di comprare un biglietto per venirci a vedere. Noi leggiamo tutto, anche i commenti, e cerchiamo sempre di capire cosa arriva davvero alla gente. Per questo il bilancio è estremamente positivo. Siamo contenti, sereni e forse pronti per un altro viaggio.

Con questo film avete mostrato anche un lato più intimo ed emozionale rispetto al passato.

Pio e Amedeo: Sì, soprattutto al cinema. Nelle precedenti esperienze cinematografiche non eravamo mai stati completamente padroni del progetto. Questa volta invece abbiamo avuto la libertà di raccontarci davvero, inserendo anche quell’aspetto umano che da sempre fa parte di noi. In realtà l’avevamo già mostrato in televisione, a Felicissima Sera, a Sanremo e perfino in programmi come Emigratis, dove dietro personaggi volutamente esagerati c’era sempre una componente umana. Al cinema non eravamo ancora riusciti a esprimerla fino in fondo perché spesso altri avevano una percezione diversa di noi, legata soprattutto alla comicità più irriverente. Con questo film siamo stati finalmente liberi di scrivere, dirigere e raccontare quello che volevamo davvero essere.

Avete ricevuto complimenti particolarmente significativi dopo il successo del film?

Pio e Amedeo: Quando una cosa va bene arrivano tanti attestati di stima, ma alcuni fanno particolarmente piacere. Ricordo un messaggio di Fabio De Luigi, che abbiamo sempre stimato moltissimo. Non avevamo un rapporto personale, quindi ricevere il suo apprezzamento è stato davvero significativo. Ci ha fatto molto piacere anche una telefonata di Rocco Papaleo, che stimiamo tantissimo. È una persona che ci ha sempre seguito con affetto e approfittiamo per dirlo pubblicamente: Rocco, noi ti vogliamo bene.

Se Pier Silvio Berlusconi è stato definito il vostro “padre adottivo”, Maria De Filippi può essere considerata la vostra “madre artistica”?

Pio e Amedeo: Assolutamente sì. La prima volta che ci chiamò, noi le chiedemmo: “Cosa possiamo fare?”. E lei rispose semplicemente: “Fate quello che volete”. È una donna di una libertà straordinaria. Si parla spesso di censura, ma Maria è sempre stata l’esatto contrario: una persona che si fida e che lascia spazio. Ha la capacità di capire quando ha davanti qualcuno che ha qualcosa da dire e non ci ha mai chiesto di snaturarci.

Le saremo sempre grati, prima ancora che come professionista, come donna. In questo mestiere ci sono persone che incontri a un bivio e che ti indicano la strada giusta. Maria è stata una di quelle persone. Ci ha dato fiducia quando forse non ne avevamo abbastanza nemmeno noi. Ricordiamo ancora quando, durante una finale di Amici, disse pubblicamente che noi eravamo pronti per un programma in prima serata. Quelle parole ci diedero una spinta enorme e poco tempo dopo arrivò Felicissima Sera.

Vi capita spesso di citare grandi maestri come Troisi e Benigni. Quanto hanno influenzato il vostro percorso?

Pio e Amedeo: Il nostro è un sentimento di pura ammirazione. Non ci permetteremmo mai di paragonarci a figure come Troisi o Benigni, che sono monumenti della comicità italiana. Quello che ci ha sempre colpito di loro era la libertà. Davano l’impressione di divertirsi davvero e di essere autentici. E poi c’era la gavetta: arrivavano da percorsi lunghi, fatti di esperienza e sacrificio.

Noi abbiamo appena festeggiato venticinque anni di carriera e sappiamo bene cosa significhi costruire un percorso passo dopo passo. Prima di arrivare a Sanremo abbiamo preso parecchi “pomodori”, come si dice. Oggi forse costerebbero troppo per essere lanciati! Di Troisi amiamo soprattutto la capacità di raccontare la realtà senza artifici. Nei suoi film non c’era l’ossessione della battuta a tutti i costi. Ti rimanevano dentro le storie, i personaggi, il suo modo di essere. È un cinema che ci ha ispirato molto anche nell’ultimo film.

Oggi è più difficile far ridere rispetto al passato?

Pio e Amedeo: Molto più difficile. Oggi siamo continuamente bombardati da contenuti comici. Gli algoritmi capiscono cosa ti fa ridere e te lo ripropongono all’infinito. Sui social e in televisione sembra esserci l’ossessione di dover strappare una risata in trenta secondi o in un minuto. Ma la comicità non funziona così. La risata nasce da una connessione emotiva con chi hai davanti e costruire quella connessione richiede tempo. Per questo crediamo che il cinema sia ancora uno dei luoghi migliori per fare comicità. Ti permette di raccontare una storia, di costruire situazioni e dinamiche tra i personaggi. È lì che la comicità può ancora respirare davvero.

Anche la durata del film è andata contro alcune logiche di mercato.

Pio e Amedeo: È vero. Ci dicevano che un film avrebbe dovuto durare meno di novanta minuti perché così si fanno più spettacoli e più incassi. Noi abbiamo deciso di ignorare questa logica. Abbiamo realizzato il film che volevamo vedere noi e che pensavamo potesse piacere al pubblico. Non abbiamo avuto l’ossessione della battuta né quella della durata. Alla fine l’unico giudice che riconosciamo davvero è il pubblico. E il fatto che il film abbia funzionato ci ha dato ragione. È stata la dimostrazione che quando racconti qualcosa con sincerità e rispetto per chi ti guarda, le persone lo percepiscono.

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