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Pif: “Eccovi tutti i segreti e le curiosità de ‘La mafia uccide solo d’estate’!”

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Non è facile conquistare pubblico e critica attraverso un film, ma c’è chi è riuscito in quest’impresa, ed il suo nome (o, per meglio dire, soprannome) è conosciuto ormai da tutti.

Pif (Pierfrancesco Diliberto), utilizzando la commedia per affrontare temi seri, ha fatto breccia nel cuore della collettività, senza mostrarsi mai banale (anzi!).

A lui il merito di essere riuscito a raccontare la piaga della mafia con tono ironico e mai banale, nella pellicola “La mafia uccide solo d’estate”, talmente apprezzato da essere richiesto anche sottoforma di serie tv.

Come tutti ben sapete, la prima puntata dell’omonima fiction è andata in onda su Rai Uno ieri sera.

Ma scopriamo qualche piccola curiosità sulla serie tv.

Com’è nata la serie e quali differenze ci saranno con il film:

Pif ha deciso di realizzare la serie proprio mentre scriveva il film.

Il motivo? Poter dipingere con maggior precisione le sfumature caratteriali dei singoli personaggi – soprattutto dei membri della famiglia del piccolo Salvatore – approfondendo, quindi, l’intreccio di più storie.

La prima differenza che balza subito agli occhi tra il film e la serie è l’assenza di Pif stesso,

Non potrebbe essere altrimenti: la storia narra la vicenda di ‘Salvatore bambino’. Se la narrazione proseguisse, si potrebbe raccontare anche l’adolescenza e la maturità di Salvatore, ma in caso contrario non avrebbe senso.

Forse non tutti sanno che “La Mafia uccide solo d’estate” è un racconto squisitamente autobiografico.

Pif, infatti, racconta proprio un periodo della sua vita, ambientato nella Palermo di fine anni ’70.

L’ex iena, tuttavia, sviluppa anche un racconto generazionale in cui è difficile non immedesimarsi.

La mafia uccide d’estate’ narra essenzialmente dei problemi quotidiani di una famiglia, ossia di:

  • litigi;
  • confronti;
  • compromessi;
  • gelosie…

…il tutto condito dall’aggravante della mafia.

«Della mia infazia – racconta Pif – ho solo ricordi belli. Non ho traumi infantili legati alla mafia. C’era un atteggiamento generale per cui non si arrivava a negare la sua esistenza, ma si negava che fosse pericolosa per noi. Bastava non immischiarsi. Questo in un certo senso ci ha salvato. Il trauma è arrivato in seguito, con le stragi del 1992 costate la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lì abbiamo capito quali conseguenze ha avuto quella mentalità.

Non perdete, dunque, le prossime puntate della fiction per:

  • apprezzare ancora di più l’ironia dell’ex iena, e
  • comprendere la complessità interiore dei personaggi, costretti a dover fare i conti con la mafia nella loro quotidianità.

Vi ricordo che le nuove puntate della fiction “La mafia uccide solo d’estate” saranno mandate in onda da Rai Uno ogni lunedì, in prima serata.

Vi ripropongo il promo della serie:

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