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Paolo Bonolis: “La tv è come una grande Rsa. I nuovi volti hanno la mia età”

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Paolo Bonolis torna, a gennaio, in tv con Avanti un Altro in prima serata su Canale5 e in occasione dei suoi 40 anni sul piccolo schermo ha fatto un’analisi sul mezzo di comunicazione di massa più diffuso al mondo. Dalle pagine del Corriere è emersa un’osservazione sulla televisione contemporanea alquanto amara. I programmi televisivi forti sono pochi e quando si sperimenta, i risultati non sono soddisfacenti. Il perché sia difficile innovare il linguaggio televisivo è da ricercare nella mancanza di idee, di tempo e di risorse economiche.

Paolo Bonolis racconta lo stato di salute della Tv di oggi

La tv di qualità è fatta da autori che, spesso, scarseggiano e da direttori di rete che non osano molto. I format proposti tendono a coccolare il pubblico generalista poco abituato alla scorrettezza intellettuale, invece, tipica dei professionisti americani verso cui bisognerebbe volgere lo sguardo.

“Non è questione di capire se la televisione sia migliorata o peggiorata. La tv in realtà è diventata qualcosa di diverso rispetto ai primi decenni in cui si è accesa. Prima si trattava di una tv pionieristica, mentre adesso è diventata coloniale, nel senso che se una volta si conquistavano territori nuovi, di linguaggio e di argomento. Oggi, si tende a coltivare il terreno già scoperto e non si fanno passi avanti per vedere se oltre questi confini ci sono territori nuovi da esplorare. L’altro aspetto non secondario è che in tv non c’è un grande ricambio di volti. Le nuove generazioni si muovono su nuove piattaforme e i conduttori più “giovani” in tv hanno la mia età. Diciamo che, lentamente, ci stiamo trasformando in una giovane Rsa”

“Completamente. Non ho nessuna reverenza per il politicamente corretto. Viviamo un’epoca in cui c’è un eccesso di attenzioni ingiustificate che rendono la vita troppo pesante e tolgono il sorriso dalle possibilità del quotidiano”

Paolo Bonolis: “I nuovi volti hanno la mia età. Il pubblico determina il tuo successo sullo scaffale”

I nuovi volti, però, non riescono ad emergere non solo per mancanza di opportunità ma anche perché non tutti possiedono la tempra giusta. Paolo Bonolis ha, così, definito il cinismo televisivo:

“Dipende da cosa si intende per cinismo. Il cinismo è come il colesterolo, c’è quello buono e quello cattivo. Il cinismo buono ti porta alla leggerezza nei confronti della vita, ti fa affrontare le cose con ironia e leggerezza; quello cattivo ti porta all’indifferenza. Il secondo modo è sgradevole, sbagliato e non paga”

Infine, sulla popolarità e sulla gestione di essa il conduttore si è pronunciato attraverso le parole che seguono:

“Il pubblico giudizio è l’algoritmo del mercato. Alla fine della fiera, siamo tutti prodotti in vendita, nella vita intima come nella vita pubblica. Siamo tutti su uno scaffale, ognuno vende il proprio operato, il proprio carattere, la propria natura: ognuno vende se stesso in attesa di acquirenti, siano essi sentimentali oppure professionali. In sostanza il pubblico è una delle variabili che determinano il tuo successo sullo scaffale”

Paolo Bonolis ha davvero affrontato tutti i generi televisivi ed ha accompagnato intere generazioni a partire da Bim Bum Bam, Tira e Molla, Ciao Darwin, Sanremo, Affari Tuoi. Tra Rai e Mediaset, Bonolis è stato in onda con un monte ore infinito. Forse, però, il programma che la maggior parte del pubblico chiede a gran voce è Il Senso della Vita. Chissà, se prima o poi, il conduttore vorrà rifarlo.

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