ADV

Pandemonium: il terrore dell’inferno in un horror imperfetto – Recensione

ADV

Nathan si risveglia dopo essere rimasto coinvolto in un violento incidente stradale sul ciglio di una strada montana avvolta dalla nebbia, miracolosamente uscito illeso – o così almeno lui crede. Accanto a lui vi è Daniel, motociclista responsabile del frontale e altrettanto integro fisicamente ma visibilmente scosso dall’accaduto. Gli uomini impiegano diversi minuti a comprendere la verità, ovvero di essere entrambi morti. Ciò che stanno sperimentando è una sorta di purgatorio, in attesa di confrontarsi con ciò che li attende.

In Pandemonium due porte appaiono improvvisamente dal nulla: una luminosa dalla quale proviene della musica celestiale, l’altra oscura e in cui si odono delle urla. Chiaro che una rappresenti il paradiso e l’altra l’inferno, ma con orrore scoprono che la beatitudine eterna sembra essere loro negata e che non hanno altra scelta che procedere nell’opposta direzione, ignari dell’incubo che si cela dietro quella lugubre entrata.

Pandemonium: l’inizio della fine – recensione

Il regista Alexandre Claudin, che si firma con lo pseudonimo Quarxx, si è formato tra videoarte, installazioni e cortometraggi sperimentali, debuttando nel lungometraggio con il visionario All the Gods in the Sky (2018), film che esplorava colpa e redenzione attraverso il rapporto tra un fratello e una sorella segnati da un trauma irrisolto. Un’opera che stabiliva già le coordinate estetiche e tematiche caratterizzantine lo stile: fotografia pittorica che privilegia la composizione al movimento, un ritmo deliberatamente soffuso e una fascinazione morbosa per le deformazioni fisiche quali metafore della corruzione interiore.

Con Pandemonium Quarxx radicalizza questi elementi fino a produrre un’opera profondamente divisiva: un horror filosofico che cita l’inferno per espletare drammi ben più terreni, con i flashback e la struttura semiepisodica ad accompagnarci nelle tragedie affrontate dalla malcapitate vittime del giudizio finale, colpevoli in cerca di una forse impossibile redenzione. Un’opera difficile e spesso respingente, che unisce spunti affascinanti a soluzioni più apparentemente gratuite.

Viaggio verso l’ignoto nel film Pandemonium

I primi venti minuti di Pandemonium, ovvero il prologo introduttivo, costituiscono senza ombra di dubbio la parte più riuscita dell’intero film, funzionando quasi come una sorta di cortometraggio autonomo dalla potenza visiva e concettuale altamente suggestiva. Una strada di montagna, la nebbia e la situazione tra questi due individui sconosciuti che scoprono di essere defunti e cedono prima alla rabbia e all’incredulità e poi a un’amara consapevolezza.

Peccato che la sceneggiatura svicoli poi da quest’accattivante premessa per inserire forzatamente altre due storyline collegate a forza, con l’espediente dell’inferno e di chi lo ha “guadagnato” quale mezzo per affrontare altrettante vicende distinte, con tematiche come il bullismo o difficili situazioni familiari a sfondo di espiazioni horror più o meno compiute.

L’insieme narrativo smarrisce così la propria anima, insinuandosi in un ginepraio di argomenti ed eventi mal amalgamati che tolgono organicità, pur ritrovando una sorta di senso comune in quell’epilogo dai contorni sempre più mostruosi e diabolici.

Il film è disponibile nel canale Midnight Factory su Amazon Prime Video.

Conclusioni finali

Una sorta di dolorosa e opprimente meditazione sul senso di colpa e sul momento della punizione, in quel giudizio divino dove l’orrore nasce dall’accumulo del disagio terreno, ora tramutato in potenziale dannazione eterna. Pandemonium parte da spunti affascinanti ma finisce per essere troppo pretenzioso, soprattutto quando sfilaccia quel suggestivo prologo in diramazioni esistenziali non sempre coerenti e convincenti.

Resta così in superficie lo straniante e morboso make-up, con creature mostruose a rappresentare metaforicamente il male commesso e il dolore che aspetta al varco, ma il secondo lungometraggio di Quarxx fatica a trovare una forma davvero organica, vivendo su sussulti e idee che avrebbero meritato una narrazione più coesa e significativa.

ADV
Articoli correlati