Kate Winslet è una delle più grandi attrici viventi. In qualsiasi progetto compare, riesce a illuminarlo di una luce particolare. Diversa di volta in volta, merito di un talento che sa che ogni personaggio è diverso, che ha un proprio mondo interiore. Quello che l’interprete deve far fuoriuscire, dando sfumature differenti per renderli unici. Ma, ancor più importante, autentici. Obiettivo che dovrebbe perseguire qualunque attore e di cui Winslet ha dato ulteriore prova con la miniserie Omicidio a Easttown, show ideato da Brad Ingelsby e diretta da Craig Zobel.
La trama di Omicidio a Easttown
Siamo nei territori della Pennsylvania. In una piccola cittadina una ragazzina viene ritrovata morta nella maniera più brutale che si possa immaginare. Un caso che diventa presto interesse dell’intera comunità, soprattutto dell’agente Mare Sheehan, una donna che da anni si dedica al proprio lavoro, in cui cerca di dare ogni volta il meglio. Una detective ancora perseguitata dalla scomparsa di una ragazza a cui non è riuscita a trovare una soluzione. Per questo Mare, accompagnata dal collega più giovane Colin Zabel (Evan Peters), ci metterà anima e corpo nel trovare il colpevole dell’omicidio, tentando di rimediare a quel caso a cui non riuscì a mettere un punto, provando a imboccare la strada giusta per ritrovare la pace per sé e per l’intera comunità.
Perché guardare Omicidio a Easttown
L’interpretazione di Kate Winslet trascina in maniera travolgente lo spettatore all’interno di una miniserie che stila tutte le fondamenta del thriller, riuscendo a cavarne un lavoro che segue sia i soliti dettami che vengono utilizzati per tale genere, sia cercando di arricchirli con una narrazione torbida e tormentata, che non rifugia mai nel consueto. Che non banalizza l’assassinio a cui la protagonista lavora, che non lo delinea con un tratto prevedibile o che fa assomigliare lo show a tanti altri.
Un prodotto che cerca le budella, dei personaggi e del pubblico, per contorcerle al punto tale da far percepire a ogni puntata un senso di oppressione, di sofferenza. Di dolore provato nei confronti di una cittadina di cui è tangibile il sanguinamento di una ferita ancora aperta tra le sue strade, di cui lo spettatore stesso diventa uno degli abitanti. Ma gli shock e i traumi in Omicidio a Easttown non finiscono con il solo caso con cui la miniserie si apre, ma continuano e si amplificano nel corso delle puntate, arrivando a lacerare nel profondo il suo tessuto cittadino e di chi va ad osservarlo.
Un seguire Mare Sheehan e vedere come questa straordinaria protagonista, per come è scritta e interpretata, si relaziona all’indagine e al resto dei personaggi. Soprattutto in rapporto a un altro ammirevole performer quale Evan Peters. Un duo talmente distante nei caratteri da trovare il proprio equilibrio. Prima di veder crollare tutto.
Perché non guardare Omicidio a Easttown
Non ci sarebbe in verità un vero e proprio motivo per non vedere Omicidio a Easttown. La miniserie è trascinate, nefasta, dolorosa. E forse è proprio questo che potrebbe allontanare lo spettatore, non volendo magari sorbirsi un patimento provato non solo dalla protagonista, ma da un’intera città, che si riversa così nel racconto seriale. Se bisogna inoltre trovarle un momento di calo si potrebbe riscontrare in un finale che, evidentemente, punta a scuotere palesemente lo spettatore, rimanendo comunque coerente con l’intero risultato.