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Nicolas Vaporidis, ultima intervista da attore: «Ho fatto L’Isola dei Famosi per congedarmi dal sistema. Mi hanno dato un sacco di soldi. Odiavo stare lì, mi vergognavo»

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Prima una crisi esistenziale, poi, il coraggio di ricominciare la vita da capo. A Londra, ai tavoli di un ristorante, il suo. Nicolas Vaporidis, racconta in esclusiva, in quella che viene annunciata come la sua ultima intervista da attore, il suo giro di boa. Anche se è stato frustrante. «La gente mi riprendeva con il cellulare. Mi diceva: “Sai che sei identico a quell’attore…?”». Nicolas Vaporidis si racconta al settimanale Vanity Fair, e ammette: «Ho partecipato all’Isola dei Famosi 2022 per soldi e per congedarmi dal sistema».

Nicolas Vaporidis, ultima intervista da attore: perchè ho fatto l’Isola dei Famosi?

Durante l’intervista, l’ultima da attore a quanto pare, Nicolas Vaporidis parla del disinnamoramento del mestiere dell’attore: «Facevo le cose soltanto per soldi. Le sceneggiature che volevo non arrivavano e quelle che arrivavano non le volevo. Dovevo sottrarmi per principio, mettere un punto e a capo».

La sua rinascita è a Londra, in un ristorante a Clapham Junction dove ricomincia da capo. Ora Vaporidis, insieme al socio Alessandro Grappelli, ha portato quel ristorante a Milano. Apertura prevista: subito dopo Natale.

Il periodo d’oro da attore

Del suo periodo d’oro Vaporidis racconta: «Gli esordi sono stati inaspettati. Notte prima degli esami è stato una bomba che ha fatto saltare per aria la mia vita. A 24 anni soldi, donne, paparazzi sotto casa, feste, Giorgio Armani che ti saluta e ti chiama per nome, il telefono che squilla in continuazione. Non c’ho capito più un cazzo. E ho creduto che sarebbe stato così per sempre. Anzi, meglio. Del resto, arrivavo da un film che ha preso una canzone leggendaria di Antonello Venditti e l’ha surclassata, al punto che per le generazioni successive il film continua a venire prima della canzone. La popolarità è subdola, una droga. E il mondo dell’intrattenimento è bastardo: finché secondo alcuni – o il sistema – funzioni, vai avanti; dopodiché, next!».

Del suo primo periodo di lavoro nel ristorante a Londra, Vaporidis racconta: «Non è stato facile, perché massacrante fisicamente e perché frustrante. La gente mi riprendeva con il cellulare: “Ma sei proprio tu?”. Un giorno si è presentato un gruppo di romani, il locale era pieno, uno di loro mi ha detto: “Sai che sei identico a quell’attore…? Come si chiama? Vaporidis?”. Non avevo voglia di giocare, ero di corsa, ho risposto: “Sono io!”. E lui: “Seee, ti piacerebbe!”. L’ho lasciato lì. Quando sono tornato, l’ho visto googlarmi sul telefonino per poi chiedermi scusa».

«Tornavo a casa e piangevo. Oddio, casa è una parola grossa. I primi due mesi sono stato in una stanza da Alessandro, dopo anni in un attico a Monteverde Vecchio… Poi ho trovato una nuova stanza. Infine ho condiviso una villa con altri che lavoravano nell’hospitality: chi da Bagatelle, chi da Cipriani, chi da Briatore. Ho smesso di contare le volte in cui mi sono domandato: “Che cosa ci faccio qui?”».

Nicolas Vaporidis: la scelta di partecipare all’Isola dei Famosi

Della sua scelta di partecipare all’Isola dei Famosi, reality che ha vinto dichiara: «Per congedarmi dal sistema, arrivederci e grazie. Poi, ho chiesto un sacco di soldi e me li hanno dati. L’equivalente di sei, sette anni di stipendio del nostro general manager a Londra. Odiavo stare all’Isola, mi vergognavo come un ladro: altro che esperienza di vita! Ma mi avrebbe dato una bella sicurezza economica. Da regolamento, se avessi lasciato non avrei preso nulla. Allora, sorprendendomi di me stesso, ho resistito. Fino alla fine. Cento giorni, l’edizione più lunga, con 14 chili persi. La mia preoccupazione era non trascendere mai durante le discussioni, non mettere in imbarazzo i miei cari. È stato il mio ultimo giro di giostra».

A chi ha scritto che il reality di Canale 5 sarebbe servito come nuovo trampolino di lancio.
Vaporidis risponde: «Falso. Infatti mi sono tuffato nel ristorante più di prima e ho rimandato al mittente le offerte che mi sono arrivate. Di fronte a tre o quattro provini ho anche pensato: “Non ne sono più capace”. Giuro. Leggevo a pappagallo, non interpretavo».

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