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“Morbo K”, intervista a Vincenzo Ferrera: “Mi sono avvicinato al Professor Prati con pudore. Con Giacomo si è creata una bella sinergia, è per me un fratello minore”

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È un episodio realmente accaduto ma poco conosciuto quello al centro della miniserie Morbo K, in onda su Raiuno il 27 gennaio, Giorno della Memoria, e il 28 gennaio, nata dalla collaborazione tra Rai Fiction e Fabula Pictures e diretta da Francesco Patierno, che ricostruisce una pagina drammatica della Roma occupata nel 1943, quando Herbert Kappler, colonnello delle SS e responsabile della sicurezza nazista nella capitale, ricattò la comunità ebraica imponendo la consegna di cinquanta chili d’oro per evitare la deportazione. Di fronte a una minaccia che lasciava intuire esiti ben più tragici, il direttore dell’ospedale Fatebenefratelli mise in atto un ingegnoso piano, fingendo l’esistenza di una malattia mortale e altamente contagiosa, chiamata Morbo K, con cui giustificò l’isolamento di intere famiglie ebree in un reparto dell’ospedale sull’Isola Tiberina, trasformando così un luogo di cura in un rifugio sicuro e riuscendo a sottrarle ai rastrellamenti nazisti.

“Morbo K”, intervista esclusiva a Vincenzo Ferrera

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Vincenzo Ferrera. L’attore interpreta il professor Prati, nella realtà Giovanni Borromeo, il vero medico che organizzò la messinscena: “Non conoscevo questa storia ma nessuno di noi la conosceva visto che se ne parla al massimo su Wikipedia. Mi ha colpito il fatto che si tratti di un inganno umanitario avvenuto nel 1943 in occasione del rastrellamento del ghetto e colpisce il fatto che alcuni medici con a capo il mio personaggio abbia inventato una malattia di sana pianta obbligando i tedeschi a non entrare dentro il Fatebenefratelli per paura di contagiarsi e salvando così centinaia di vite”, ha raccontato. “E’ stato difficile avvicinarsi ad un personaggio realmente esistito, lo devi fare con pudore e non con arroganza e con grande senso di responsabilità. Mio padre era un medico e quindi ho vissuto questo personaggio come fosse mio padre”, ha aggiunto.

Un film tv che riguarda però anche l’oggi visto che quella banalità del male della quale parlava la Arendt continua a ripetersi. E oggi a regnare sovrana è l’indifferenza: “Oggi siamo indifferenti. Le nuove generazioni devono essere colpite benevolmente dalla presa di coscienza anche in questo momento che stiamo vivendo in cui la Palestina e Israele vivono un momento difficile. La Giornata della Memoria è fondamentale per tutti anche perché quello che è successo non deve più ripetersi”, ha ammesso. Sull’urgenza di una legge contro l’antisemitismo di cui si sta parlando in queste settimane, ha dichiarato: “Penso che sia urgente perché se non ci si ricorda che recentemente è successo qualcosa di impensabile allora vuol dire che va tutto bene, che siamo davvero indifferenti a tutto”. 

Accanto a lui sul set ancora una volta Giacomo Giorgio: “Lavoriamo molto bene insieme, con lui si è creata una bella sinergia che difficilmente si creano. Abbiamo costruito in questi anni ottimi personaggi, differenti da quelli di Mare Fuori e la gente ormai tende a dimenticare che siamo quelli di Mare Fuori. Giacomo è un fratello minore, sono molto legato a lui”. 

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