Chi saremo fra sei anni e quali persone eravamo sei anni fa? A questa suggestiva domanda tenta di dare risposta una produzione innovativa al via dal 23 ottobre in esclusiva su RaiPlay, capace di introdurre nel panorama italiano un linguaggio mystery di rara intensità. Rivelata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Memoriae è un’opera ad alto impatto concettuale firmata da Rai Fiction e Filmclub Distribuzione insieme a Minerva Pictures, la cui trama prende il via da un evento spiazzante: a seguito di un improvviso smottamento, gli abitanti di un isolato borgo alpino perdono del tutto il ricordo del loro trascorso più recente, dimenticando sei anni di esistenza. Guidata alla regia da Cosimo Alemà e Isabella Aguilar (quest’ultima anche autrice dello script), la serie si distingue come una proposta insolita nel nostro mercato audiovisivo, concepita nativamente per la fruizione digitale con un formato dinamico di circa dodici puntate da mezz’ora ciascuna, pensato per avvolgere subito il pubblico in un enigma dal ritmo travolgente.
Memoriae, intervista esclusiva ai registi Cosimo Alemà e Isabella Aguilar e all’attrice Anna Godina
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva i registi Cosimo Alemà e Isabella Aguilar e l’attrice Anna Godina. La narrazione di Memoriae si avventura in territori narrativi insoliti per la produzione audiovisiva italiana. La regista Isabella Aguilar ha raccontato cosa li abbia spinti ad abbracciare le atmosfere del mystery e del thriller: “Qualche anno fa un mio amico di Bologna è andato a vivere nei sobborghi di New York e gli ho chiesto com’era. Lui mi ha risposto: “È come te lo immagini, ma non esce il fumo dal tombino”, ed era deluso. Gli americani e molti autori internazionali hanno creato un forte immaginario legato al mistero e al thriller nei loro paesi. In Italia, dopo Dario Argento, questa cosa è un po’ mancata. Secondo me siamo chiamati a farlo, perché l’immaginario delle persone è fatto anche di fantasie oscure e della ricerca dell’imperscrutabile. Ci siamo spinti per questo, per cercare quel mistero che spesso manca nel quotidiano e nel cinema italiano”.
Un’impostazione condivisa appieno da Cosimo Alemà, che ha sottolineato la complementarità della loro visione registica al servizio del progetto. Nel cast spicca l’interpretazione di Anna Godina, chiamata a dare volto e corpo a Chiara, un personaggio estremo segnato dal dolore e dalla ricerca di riscatto: “Cose che ci accomunano, devo dire la verità, poche, perché Chiara vive condizioni estreme. Ma sicuramente la questione della famiglia è un legame che ho sentito molto forte, in particolare il rapporto con la madre, interpretata da Paola Sambo. Chiara è una ragazza di ventinove anni che sognava di fare la modella e si è trasferita a Milano con il fratello, il quale poi ha preso la sua strada diventando un reporter di guerra. Lei si è ritrovata da sola in una città che l’ha mangiata viva, finendo in un periodo di tossicodipendenza da cui la famiglia cercherà di salvarla. Affrontare l’astinenza, l’amnesia e questo restare sospesa tra il ‘qui ed ora’ e un altro mondo è stato un lavoro profondo. Per me Chiara è una nota fuori dal coro rispetto alla musica che suonano gli altri: un ruolo difficile ma appassionante”, ha spiegato l’attrice.
Al centro della trama c’è il tema cruciale della memoria, sia individuale che collettiva, vissuta come baluardo sociale e monito per il presente. Isabella Aguilar ha evidenziato la carica metaforica dell’opera: “Certo che c’è una metafora sociale. Questa è una serie contro la cancel culture, che prende sul serio il passato. Se vai a Berlino trovi il museo del muro, il museo dell’olocausto: la memoria è fondamentale e i tedeschi l’hanno capito. Non si possono nascondere sotto il tappeto i propri errori, né personali né di un popolo. La serie racconta proprio le conseguenze nefaste e persino horror che scaturiscono dal rimuovere il passato senza elaborarlo”. A questa riflessione fa eco Cosimo Alemà, richiamando alla mente eventi recenti che appartengono alla storia di tutti noi: “A me viene subito in mente il parallelismo con il periodo del Covid. È una memoria collettiva che richiamiamo in modo diverso, ma che colpisce subito. Mi spaventa notare quanto facilmente tendiamo a scordarci di quello che abbiamo vissuto in quegli anni; ed è proprio questo tipo di memoria comune che dobbiamo ritrovare”.
In chiusura, Anna Godina ha risposto alla toccante domanda su quale ricordo vorrebbe le venisse restituito per primo qualora perdesse sei anni della propria vita, regalando un intimo spaccato familiare: “C’è una foto appesa nella mia casa di famiglia dove sono su un muretto con una gonna gialla siciliana, nella nostra casa nel Carso sloveno. Vorrei portarmi a casa quel ricordo perché mio nonno ha sempre creduto in me. Era un uomo pratico, che ha lavorato da quando aveva tredici anni e ha vissuto la guerra, ma mi diceva sempre: “Ce la farai”. Ecco, vorrei riavere quel ricordo là”.