I cinque personaggi al centro di Mangia prega abbaia, titolo che cita il Mangia prega ama (2010) con Julia Roberts, si ritrovano nel cuore delle Alpi tirolesi per tenere un corso d’addestramento insieme ai loro cani. Troviamo Ursula, politica in crisi di immagine che ha adottato un pelosetto a scopo elettorale per recuperare popolarità; Babs, ragazza esuberante come il suo amico a quattro zampe; una coppia in crisi e un poliziotto che nasconde un tragico segreto nel suo passato.
I protagonisti alloggiano al Reisinger Inn, dove verranno guidati da Nodon, figura carismatica e quasi mistica, convinto dell’esistenza di un legame sacro tra esseri umani e animali. Rifacendosi a credenze e usi celtici, la guida cerca di aiutare i padroni a ritrovarsi proprio tramite il rapporto con gli amati quadrupedi.
Mangia prega abbaia, a corto di grinta – Recensione
Una classica produzione pensata per il mercato streaming, con li chiaro intento di essere immediatamente riconoscibile, rassicurante e innocua. Il regista tedesco Marco Petry non prova nemmeno a mascherare in qualche modo la linearità di una sceneggiatura che vive su una intensità emotiva di routine, con la storia che segue questo gruppo di improbabili figure alle prese con buoni sentimenti e ravvedimenti ad hoc, all’insegna del lieto fine per eccellenza.
Mangia prega abbaia è una commedia che, almeno sulla carta, vorrebbe affidarsi alle stranezze caratteriali e a situazioni via via potenzialmente più assurde, incastonando il tutto nelle suggestive montagne del Tirolo, contesto evocativo per quanto, purtroppo, poco sfruttato.
Peccato che le risate restino spesso trattenute, giacché si preferisce un tono smussato e morbido, mai capace di pungere o di slanciarsi nel puro demenziale, con l’ottica annacquata dei buoni sentimenti a imprimersi nel cuore della prevedibile e boriosa narrazione.
Dimmi chi sei
Un puzzle di sottotrame quasi anestetizzato, costruito su piccoli e indolori conflitti e su drammi personali che poi tanto drammi non sono. Più che intrattenere, l’ora e mezzo di visione scivola via senza colpo ferire, all’insegna di una monotonia che non riesce neanche a sfruttare il carisma ferino dei protagonisti non umani.
Chiunque, su due piedi o quattro zampe che sia, rimane una specie di macchietta, elemento accessorio ad una trama che anche nella gestione dei colpi di scena sembra non voler andare da nessuna parte, trascinandosi verso quell’epilogo di gaudio comune che ridefinisce i contorni del lieto fine. Il risultato è una pellicola che non morde, non abbaia – a dispetto di ciò che incita il titolo – e non graffia, ma che guaisce timidamente a prova di quel pubblico che vuole unicamente essere confortato, anche a costo di sacrificare la qualità all’altare della leggerezza.
Conclusioni finali
Marco Petry porta su Netflix una commedia tedesca ambientata sulle Alpi tirolesi, dove i protagonisti e i loro cani sono sottoposti ad un folkloristico training di addestramento, tenuto da un atletico guru che si richiama grossolanamente a presunte tradizioni celtiche.
La sceneggiatura di Mangia prega abbaia lascia i personaggi profondamente vuoti, con caratterizzazioni al di sotto del minimo sindacale e una gestione della comicità raramente efficace, optando per classiche soluzioni strappalacrime in un paio di momenti chiave. Per un film timido e svogliato, a cui mancano coraggio e originalità.