Malika Ayane torna a cinque anni dall’ultimo progetto discografico con il nuovo album Cicale. Un disco che racchiude riflessioni sul giudizio, sulla crescita personale e su una nuova serenità artistica. Nell’intervista a SuperGuidaTV, la cantante parla anche di Sanremo, della collaborazione con Dargen D’Amico, del rapporto con l’intelligenza artificiale e del suo possibile futuro in televisione.
Intervista a Malika Ayane all’uscita del nuovo album “Cicale”
Malika torni a cinque anni dall’ultimo progetto con questo nuovo album, Cicale. Da dove nasce questo titolo e in che momento della tua carriera arriva?
Cicale è un titolo che ho scelto quando ho scoperto che la cicala viene considerata un animale sconsiderato e superficiale. In realtà, per avere una stagione di luce, di canto e di amore, deve trascorrere fino a 17 anni sottoterra. Questo mi ha portato a una riflessione sul fatto che tendiamo a giudicare le cose guardando soltanto la parte più visibile, dimenticandoci che esiste un mondo che non conosciamo in ogni cosa, non soltanto nelle povere cicale.
L’album arriva in un momento della mia carriera, o meglio del mio percorso, perché la parola «carriera» mi fa sempre un po’ paura, in cui devo dire di aver raggiunto una sorta di pace quasi ovina. Non perché niente mi tocchi, ma perché ho imparato, almeno in questo momento, a gestire serenamente e senza farmi coinvolgere troppo tutti gli input che arrivano, sia quelli positivissimi sia quelli negativi. Quindi, secondo me, è un momento molto buono.
L’album arriva dopo il successo di «Animali Notturni» a Sanremo. Guardando a quel periodo a distanza di mesi, qual è oggi il tuo punto di vista su quell’esperienza? E cosa pensi delle novità che si stanno apportando al Festival per il prossimo anno volute da Stefano De Martino?
Ho un ricordo bellissimo di Sanremo, mi sono proprio divertita. È stato un momento in cui ho avuto modo di tornare nella discografia completa, perché il mio ultimo Sanremo era stato nel 2021 e allora eravamo tutti chiusi in casa: si andava soltanto per fare l’esibizione. Ritrovare, dopo cinque anni, un mondo completamente cambiato è stato interessante, ma anche istruttivo. La canzone è piaciuta molto, le persone l’hanno adottata con grande piacere e quindi mi sono veramente divertita.
Adesso sono curiosa di vedere il prossimo Sanremo da casa, per scoprire quali saranno le novità che vorrà portare Stefano De Martino nella sua prima edizione. Ci sarà tutta la pressione che io, al suo posto, non riuscirei mai a sopportare! Il Festival di Sanremo ha però una cosa di buono e di bellissimo: rimane sempre, se vogliamo, identico a se stesso. Noi ne abbiamo fatti sei con cinque direttori artistici e, alla fine, c’è sempre un’impronta della persona. Tuttavia, l’impatto che ha sull’Italia, il tempo necessario per far esibire tutti i cantanti e tanti altri elementi rimangono sostanzialmente invariati. Penso che, in fondo, non sia cambiato molto dalla prima edizione del Festival. Sarà quindi molto bello vederlo.
Nel mondo della musica, prima si parlava molto di autotune, mentre oggi si parla di intelligenza artificiale. Tu la utilizzi nella tua vita privata? E cosa pensi dei controlli e delle restrizioni che si vogliono introdurre anche in manifestazioni come il Festival di Sanremo?
Beh, sinceramente, io vorrei che l’intelligenza artificiale mi facesse le valigie, mentre io potessi dedicare magari più tempo a leggere un libro! Scrivere musica con l’intelligenza artificiale mi sembra un po’ un fallimento del motivo per cui si fa il musicista. Se serve per mettere in ordine le cartelle del computer, ancora ancora, ma non la utilizzerei per creare la musica. Non lo so, mi sembra uno spreco di una possibilità. Hai la possibilità di far sentire la tua canzone a Sanremo e la fai scrivere da un software? Boh.
Tornando all’album, c’è una collaborazione con Dargen D’Amico. Cosa vi unisce e com’è nato questo progetto?
A parte la milanesità, devo dire che stimo tantissimo Dargen, perché ha una penna veramente intelligente, puntuale e molto profonda. Quando, insieme a Leo Pari e Alessandro Donadei, abbiamo finito di scrivere la prima versione di «Diversamente», ho pensato che mancasse ancora qualcosa. Non una terza strofa né uno special, ma qualcosa di diverso. Mi sono quindi detta che, vista la tematica del brano e il tipo di linguaggio, forse bisognava chiamare qualcuno che fosse in grado di maneggiarla. Ho identificato Jacopo come la persona più adatta.
Un’ultima domanda, che è più una curiosità e che faccio a tutti gli artisti che ho intervistato: cosa ti sei regalata con il tuo primo guadagno da musicista?
Guarda, due cose. Ho preso i biglietti per un concerto dei Radiohead, appena scesa proprio dalla Sugar che avevo firmato, alle Messaggerie Musicali. Poi mi sono comprata un blazer di Paul Smith durante una svendita. Naturalmente, dopo, avevo praticamente finito l’anticipo!
Ti piacerebbe lavorare in televisione, magari conducendo un programma o partecipando come docente ad «Amici»?
Sì, mi divertirebbe molto. Devo dire che ho sempre avuto il grande sogno del varietà, ma anche quasi del freak show. Una «Chiambrettata», potremmo chiamarla! Mi piace anche l’idea, adesso che ho l’età e la giusta distanza dalle cose per non farmi prendere troppo dalle emozioni, di avere a che fare con i ragazzi. Sarebbe sicuramente qualcosa di molto utile, interessante e anche formativo, per tutto quello che può rappresentare il futuro.