ADV

“Le libere donne”, intervista a Gaia Messerklinger: “Per combattere il patriarcato è importante partire dall’educazione affettiva”

ADV

Dopo il successo de “L’invisibile”, Lino Guanciale torna su Raiuno con la miniserie “Le libere donne”, in onda dal 10 marzo per tre prime serate e coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy. La fiction è liberamente ispirata al romanzo Le libere donne di Magliano di Mario Tobino, poeta e psichiatra vincitore del Premio Strega 1962 con Il Clandestino, e racconta vicende ambientate tra Lucca e Viareggio negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. La regia è affidata a Michele Soavi, nipote di Paola Levi, compagna dello psichiatra e ex moglie di Adriano Olivetti, interpretata nella serie da Gaia Messerklinger. La storia segue la vita delle donne internate nell’ospedale psichiatrico di Magliano e il lavoro di Tobino, che cerca di difendere la loro dignità sfidando regole oppressive, intrecciando coraggio, libertà e sentimenti in un contesto storico complesso e drammatico.

“Le libere donne”, intervista esclusiva a Gaia Messerklinger

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Gaia Messerklinger. Gaia, che interpreta Paola Levi, sul suo personaggio, ci ha raccontato: “Paola Levi mi piace definirla una donna del futuro. Si tratta di un personaggio realmente esistito, anche se nella serie vengono aggiunti alcuni elementi di finzione, ed è stata una figura decisamente avanti rispetto ai tempi in cui visse. Proveniva da una buona famiglia e frequentava ambienti intellettuali e colti, quindi all’apparenza era una donna borghese, con un aspetto molto decoroso, quasi una maschera sociale, che però celava uno spirito selvaggio, indipendente e libero, richiamando anche il titolo della serie. Sposò il grande industriale Olivetti, da cui divorziò pur avendo dei figli, un gesto rivoluzionario per l’epoca. Guidava da sola, viaggiava a Parigi e viveva la sua libertà senza compromessi. Nella storia la vediamo anche come staffetta partigiana, impegnata in prima persona nella lotta per la sopravvivenza propria e altrui. A Mario Tobino dice una frase molto significativa: “Non è tempo di pensare a se stessi”, perché la sua battaglia per affermare dignità e diritto all’esistenza diventerà una lotta universale, che includerà anche le donne rinchiuse nel manicomio”. 

Tra Paola Levi e Mario Tobino c’era stato del tenero. Quando i due si incontrano dopo anni, il sentimento tra loro riaffiora: “Loro avevano un amore giovanile e si ritrovano dopo la guerra, ormai cambiati e diventati persone diverse, ma qualcosa rimane di quel sentimento iniziale, un legame nato insieme alla scrittura. Mario era uno scrittore e poeta, e la sua prima musa è stata Paola, a cui ha dedicato il suo primo libro di poesie; quel linguaggio poetico ha legato le loro anime in modo indissolubile. Anche dopo tanti anni, e nonostante la vita li abbia portati in direzioni molto diverse, quando si ritrovano e si guardano negli occhi emerge ancora quel legame, e forse realizzano di non essere così distanti dal tempo in cui si erano innamorati”. 

Tanti i temi affrontati nella serie, a partire dalla condizione femminile. A tal proposito, l’attrice ha dichiarato: “Secondo me tutto deve partire dall’educazione e dalla cultura. Senza queste basi, la società non può davvero cambiare, e c’è ancora bisogno di un profondo e significativo cambiamento. Non bastano slogan o hashtag: è necessario lavorare concretamente su un percorso educativo che insegni il rispetto per gli altri, l’ascolto reciproco e la consapevolezza di sé. Imparare a riconoscere le proprie emozioni e stati d’animo, affrontandoli senza ledere gli altri, è fondamentale. Credo che questa sia la strada giusta per costruire una società più empatica e consapevole”. 

Si parla anche di salute mentale, un tema che ad oggi è ancora considerato un tabù: “Da un lato c’è stata sicuramente un’evoluzione: la salute mentale è sempre più presente nel dibattito pubblico e molti tabù sono stati abbattuti, il che è un segnale positivo. Tuttavia, non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, quindi bisogna fare attenzione a non cadere nella superficialità, rischiando di non affrontare davvero la questione. La salute mentale va trattata con serietà, spesso richiede percorsi di cura lunghi e approfonditi, e parlarne non deve sostituire la comprensione della complessità del problema. Nonostante tutto, i segnali generali sembrano incoraggianti”. 

“Le libere donne” è una serie che parla al pubblico di oggi: “Credo che questa serie trasmetta un messaggio molto potente di consapevolezza: la dignità di ogni persona e il diritto all’esistenza non possono essere limitati da nessuno, in nessuna circostanza. Quando tali diritti vengono negati, è fondamentale ribellarsi, unirsi e affermare con forza che nessuno può privarci della nostra libertà e della nostra umanità. È un messaggio che resta estremamente attuale e rilevante anche oggi”. 

ADV