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Le Déluge: Gli ultimi giorni di Maria Antonietta – Recensione

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Nel 1792 la Rivoluzione francese ha messo definitivamente fine all’Antico Regime, con il sovrano Luigi XVI e sua moglie Maria Antonietta che vengono arrestati insieme ai figli e rinchiusi nella Torre del Tempio. Lontani dall’amata Versailles e privati di ogni privilegio, gli ormai ex regnanti attendono il processo e l’ipotetica condanna in uno spazio chiuso, spoglio, quasi sospeso nel tempo.

In mezzo alla violenza, fuori campo, che sconquassava un Paese ancora provato dagli esiti della rivolta, Le Déluge: Gli ultimi giorni di Maria Antonietta osserva il lento sgretolarsi non soltanto della monarchia, ma anche di un’identità e di un nucleo familiare prossimo a crollare sotto il peso dei propri sbagli e di quel domani che avanza, tanto crudele quanto necessario.

Le Déluge: la caduta degli dei, la recensione

Il film parte non dalla caduta spettacolare, ma dall’intervallo, da quegli ultimi mesi raramente raccontati così nel dettaglio, in cui gli dei diventano uomini e scesi a Terra si trovano a fare i conti con un mondo spietato. Dopo di me, il diluvio: questa è stata d’altronde la frase attribuita a Luigi verso la fine del suo regno, che dà anche il titolo all’operazione e ne caratterizza il finale.

Gianluca Jodice firma una coproduzione italo-francese che rifiuta il consueto immaginario barocco legato alla corte transalpina, ripulendo gli sfarzi e trasformandoli in privazioni.
Niente eccessi, ma soltanto il ricordo di quel lusso perduto, tra stanze misere e vuote dove si muovono questi individui smitizzati, schiavi – letteralmente e moralmente – di una società ormai radicalmente mutata e bisognosa, soprattutto per affermarsi agli occhi di un popolo disperato e rabbioso, di un taglio drastico col passato.

Una scelta che si tramuta in un racconto intimo, quasi in sottrazione sia nella messa in scena – comunque assai elegante nella composizione delle immagini e nella ricostruzione d’epoca – che nelle interpretazioni dell’ottimo cast.

Nel cuore del dramma

Le interpretazioni cercano di restituire umanità laddove la scrittura tende volutamente ad asciugare. Guillaume Canet, nascosto sotto un trucco prostetico a tratti ingombrante, costruisce un Luigi XVI fragile ed esitante, quasi spaesato e forse consapevole del destino che lo aspetta. Ad accompagnarlo un’intensa Mélanie Laurent, capace di sfumare una Maria Antonietta pur trattenuta, specie se si pensa ad altre versioni del personaggio viste sia su piccolo che su grande schermo.

La fotografia di Daniele Ciprì e le scenografie lavorano nella medesima direzione: immagini fredde, controllate, di una bellezza rigorosa che punta a catturare lo sguardo, a immergere in quello stato di condizione sospesa, senza farsi forza su facili appigli emotivi. In cento minuti che vivono sui frammenti di una quotidianità ormai negata, dove ogni nuova alba fa presagire ulteriori divieti o confische, in un lento ma inesorabile disgregarsi di quel rango nobiliare spogliato di ogni suo orpello, dove anche un re è destinato a farsi carne e ossa.

Conclusioni finali

Un’unica ambientazione, ovvero il luogo che sarà ultima dimora terrena dei sovrani di Francia, fa da sfondo a questo dramma intimo e disilluso sulla fine di un’era, con gli echi della rivoluzione lasciati all’esterno mentre lì si consuma il dramma di una famiglia, svestita della propria, attribuitosi, natura divina.

Le Déluge: Gli ultimi giorni di Maria Antonietta non è un film che ammicca e cerca facili consensi, ma si p(rop)one l’obiettivo di immergerci in questo spazio simbolico, dove la resa dei conti emotiva avviene togliendo e non aggiungendo, guidata dall’elegante regia e da un cast che trova la giusta chiave di lettura per riportare alla realtà dei fatti delle figure prossime al tramonto.

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