La battaglia di Hacksaw Ridge – Opinioni e recensione del film

Una scena del

La battaglia di Hacksaw Ridge è un film del 2016 di genere Drammatico/Guerra diretto da Mel Gibson, con protagonisti Andrew Garfield, Sam Worthington, Luke Bracey, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Vince Vaughn. La pellicola ha una durata di circa 139 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film La battaglia di Hacksaw Ridge

Nella Virginia degli anni ’20 Dedmons Doss, ancora bambino, rischia di uccidere il fratello minore durante una rissa. L’evento, unito alla sua appartenenza al ceppo religioso degli Avventisti del Settimo Giorno, rinforza il suo credo nel quinto comandamento.

Anni più tardi, ormai ragazzo, Desmond conduce un ferito in ospedale dopo averlo medicato di fortuna (gesto fondamentale per la salvezza dell’uomo) e conosce la bella infermiera Dorothy, con la quale scatta subito amore a prima vista. Il protagonista informa anche la giovane del suo interesse per la professione medica.

Quando i giapponesi attaccano Pearl Harbor, Doss si arruola nell’esercito per servire come medico di guerra. Questo lo mette in contrasto col padre Tom, un veterano del primo conflitto mondiale che non si è mai ripreso dagli eventi vissuti ed è ancora tormentato dalle morti dei suoi migliori amici, e non voleva lo stesso destino per il figlio. Doss continua comunque con la sua decisione e nei giorni precedenti alla partenza chiede a Dorothy di sposarlo.

Prima di essere operativo sul campo Doss deve sostenere insieme ad altri suoi coetanei un periodo di addestramento, sotto il comando del sergente Howell. Il ragazzo si distingue per la sue capacità atletiche ma le cose si complicano quando rifiuta di imbracciare un fucile. La volontà del protagonista è infatti quella di aiutare i feriti rimasti a terra ma ha intenzione di non sparare neanche un colpo per rispettare il suo ideale: questo gli creerà non pochi problemi con gli organi militari che cercano di rispedirlo a casa per non far sfigurare l’intero corpo.

La recensione del film La battaglia di Hacksaw Ridge

Il cinema di Mel Gibson possiede ormai un suo iconico stile, capace di provocare intense emozioni nello spettatore a patto di accettare una certa, gradevole, retorica che ammanta di sfumature epiche le vicende narrate. A dieci anni esatti da Apocalypto (2006) e dopo aver affrontato problemi personali e situazioni giudiziarie che hanno rischiato di metterne a rischio la carriera, il popolare attore e regista torna dietro la macchina da presa per realizzare un avvincente film a sfondo bellico incentrato su un individuo fuori dal comune.

Desmond Doss fu infatti il primo obiettore di coscienza dell’Esercito Statunitense a ricevere la medaglia d’onore, pur non sparando mai un proiettile durante le numerose situazioni a cui è andato incontro durante gli scontri con l’esercito nipponico.

La battaglia di Hacksaw Ridge è diviso in tre parti tematiche, ognuna atta a dirci qualcosa di più dell’eroico protagonista: la prima incentrata sulla fase “pre”, dall’infanzia fino ai giorni precedenti la partenza, la seconda sul duro periodo d’addestramento e relativi contrasti con i vertici militari e la terza ambientata direttamente nella battaglia di Okinawa.

Ognuno di questi tre spezzoni conquista per equilibrio narrativo, tra toni ad alto tasso emotivo nella gestione dei rapporti familiari e romantici e l’intenso dramma vissuto dal Nostro durante il faticoso training, ostacolato in tutti i modi da commilitoni e superiori per la sua inusuale scelta di non imbracciare le armi.

Il tassello finale è una naturale evoluzione, con una rappresentazione della guerra brutale (non mancano le scene forti, quasi horror durante le schermaglie più accese) e ricca di scene iconiche, accompagnate dalla magnifica colonna sonora di Rupert Gregson-Williams.

Il cast svolge il suo compito magnificamente, dai ruoli secondari ma fondamentali di Vince Vaughn, Hugo Weaving e Teresa Palmer fino al protagonista Andrew Garfield, ormai attore maturo e consapevole pronto ad ogni tipo di ruolo.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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