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Sanremo 2026, intervista a Nayt: “In ‘Prima che’ parlo di vulnerabilità, che non è sinonimo di debolezza. Ho scelto la cover di De Andrè perché mi da emozioni incredibili”

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Nayt, nome d’arte di William Mezzanotte, è tra i 30 Big in gara a Sanremo 2026 con il brano ‘Prima che‘. Noi di Superguidatv lo abbiamo intervistato poche ore prima di salire sul palco dell’Ariston e gli abbiamo chiesto che emozioni prova e come è nata la scelta del brano della serata delle cover.

Sanremo 2026, intervista esclusiva al rapper Nayt

Cosa significa per te questo palco, in questo momento in particolare?

“Per me è un’occasione di apertura e di comunicazione ulteriore verso il grande pubblico, verso gli altri. Sono molto curioso”.

Il tuo ‘Prima che‘ parla di fermarsi prima che sia troppo tardi. In realtà tu stai accelerando tantissimo perché il palco di Sanremo è un palco importante, poi c’è il tuo primo tour nei palazzetti. Che momento è questo per te e perché hai scelto proprio questa canzone?

“Credo che questa esperienza arrivi sicuramente in un momento giusto. Abbiamo lavorato tantissimo. Io ho lavorato tantissimo in questi anni, ho fatto tanti dischi. Sentivo di avere il pezzo giusto, di potermi esprimere ancora meglio davanti a questo grande pubblico quest’anno. Il pezzo poi parla da sé, lo vedrete anche con la performance quello che accadrà”.

Il rap è un genere dove c’è molta libertà con le parole. Pensi che Sanremo abbia bisogno del rap o è più il rap ad aver bisogno del palco di Sanremo?

“Io credo che Sanremo abbia come sempre desiderio di musica. La musica si esprime in tantissime cose diverse, c’è una storia culturale di musica cantautorale in Italia per quello che riguarda Sanremo. Il rap sicuramente è entrato nella nostra cultura negli ultimi anni e io sono contento di poterlo portare in un modo onesto e che possa rendere giustizia, lo spero ovviamente ci punto, ai nostri testi bellissimi, alla nostra bellissima musica che abbiamo continuato a costruire negli anni”.

Ti spaventa un po’ portare il tema della vulnerabilità davanti a milioni di persone perché effettivamente il teatro forse è più piccolino di quello che vediamo da casa ma ci sono tante persone davanti.

“Sì, questo è vero però secondo me adesso è arrivato il momento di parlare di vulnerabilità anche perché non è sinonimo di debolezza ma bisogna saperla imbracciare, accettare e anche esprimere. Credo che invece sia il contrario, sia una forza che poi alla fine può portarci a essere più uniti”.

De André è un nome sacro della musica italiana, è sacro per Sanremo. Perché hai scelto proprio de André con ‘La canzone dell’amore perduto’ nella serata cover e la collaborazione con Joan Thiele.

“Per me era importantissimo, oltre all’inedito che è un pezzo molto rap, portare qualcosa che fosse anche cantautorale e che fosse un pezzo di musica italiana nella serata delle cover. Quando ho sentito il pezzo di de André mi ha dato subito delle sensazioni e delle emozioni incredibili. Alla fine dopo tanta ricerca la scelta è ricaduta su questo pezzo e Joan l’ho scelta da subito di collaborare con lei e per fortuna lei ha detto di sì. Sono molto contento, noi ci conoscevamo già e credo che su quel palco potremmo interpretare in modo molto bello quel brano. Le prove stanno andando bene per ora”.

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