“Suonatuttomale” è il titolo del nuovo album di Donato Santoianni. Il cantautore ha voluto raccontare come l’amore sia l’unica ancora di salvezza di una generazione che ormai osserva il mondo scorrere, in bilico tra il desiderio di cambiare e l’incapacità di farlo. Scopriamo insieme cosa ci ha rivelato su come è nato questo album, sulle canzoni a cui è più legato e sui suoi progetti futuri.
Intervista a Donato Santoianni
Donato Santoianni è un autore e compositore milanese. Nel 2002 un suo singolo, “Stazione di sosta”, viene scelto da Mediaset come sigla della rassegna televisiva dedicata ai 30 anni di Leonardo Pieraccioni. L’anno successivo firma i brani “Questo vento” e “Fino a domani”, inseriti nell’album “Sono un figlio di Ron”, del quale apre alcune date del tour teatrale. Nel 2024 ha pubblicato il concept album “La soglia dei trenta” con cui ha ottenuto il Premio Bindi e il Premio De André.
Il suo ultimo lavoro è “Suonatuttomale“, uscito il 23 gennaio 2026. Il disco è disponibile in formato vinile sul sito di Kobayashi Edizioni ed è stato realizzato con il contributo di Nuovo Imaie.
Donato Santoianni, come nasce la sua passione per la musica?
“Nasce con l’ascolto passivo della musica che i miei genitori avevano come sottofondo costante in casa. Quella musica piano piano mi ha raggiunto e coinvolto. Devo tutto a loro, perché credo che l’imprinting non sia sempre e solo qualcosa di innato. Loro hanno creato in me, probabilmente senza saperlo, una scintilla”.
Il 23 gennaio è uscito il suo album “Suonatuttomale”. Qual è stato il filo conduttore dei 9 brani contenuti nel disco?
“Sono tante angolazioni diverse della stessa inquadratura di una fotografia senza filtro della nostra società, fatta di contraddizioni e distorsioni. È uno spaccato che ho provato a mantenere il più possibile reale, senza giudicare, ma coinvolgendo, mio malgrado, anche me stesso che sono parte integrante di questa “orchestra” che suona tutto male”.
Si è ispirato a qualche cantautore del passato per il suo album (tipo De André, De
Gregori, Gaber)?
“Non direttamente. Ma sicuramente tutti questi che cita sono talmente tanto presenti nei miei ascolti giornalieri che in qualche modo sicuramente hanno influenzato anche la scrittura di questo album. Tra i tanti sicuramente quello che ha avuto più influenza su alcune mie scelte probabilmente è stato Lucio Dalla”.
Personalmente mi è piaciuta Reel, c’è invece un brano a cui lei è più legato?
“Reel è un pilastro portante di questo nuovo lavoro, ma la canzone che per me ha un tocco speciale è “U.S.A.”. È una di quelle canzoni che quando la riascolto mi sembra di non poterla aver scritta io”.
Nelle sue canzoni vengono toccati diversi temi: la politica, la guerra, i diritti LGBT.
Cosa può fare la musica per le persone?
“Io credo abbia un doppio ruolo. Può avere quello di essere consolatoria e alternativa al rumore di fondo, qualcosa che ci porti via dai cattivi pensieri, ma credo che nei momenti complessi come quello che stiamo vivendo debba anche sapersi prendere la responsabilità di essere veicolo di consapevolezza e di presa di coscienza. La musica può fare tanto anche decidendo di raccontare ciò che è fuori, riprendendosi un ruolo “politico”, non solo facendoci ballare”.
Nella sua bio sui social ha scritto: “La colonna sonora del tuo burnout emotivo”. Lo può spiegare?
“Credo che nelle mie canzoni spesso ci sia il racconto di quello che non ci si vuol sentire dire. Provo a mettere in luce anche le cose che ci danno fastidio o quello che è più scomodo da realizzare. Per questo potrei essere perfetto come brano di introduzione a una seduta di analisi. Nelle mie canzoni lotto con il bello ma anche e soprattutto con il brutto che ci circonda e che insieme a noi è coinquilino di questo mondo. L’obiettivo è quello di, a una certa, capire le cose e superarle. Non sempre ci si riesce”.
Nel singolo “Solo musica italiana” parla del Festival di Sanremo dicendo “Che tanto il festival va in onda anche in eurovisione”. Lei ha mai provato a partecipare a Sanremo Giovani o a un talent?
“Certo, fino a quando avevo l’età per essere considerato da regolamento “giovane” ho provato a presentare alcune canzoni al festival di Sanremo, andandoci qualche volta anche vicino. Non ho invece mai pensato di fare un talent show, non per presa di posizione ideologica, ma semplicemente perché credo di non essere mai stato adatto a quel tipo di format. Non avrebbe fatto bene a me e credo neanche all’eventuale programma TV”.
C’è un artista con il quale le piacerebbe collaborare, quale?
“Mi piacerebbe collaborare con Dutch Nazari. Abbiamo due linguaggi molto diversi e distanti ma punti in comune in tanti dei nostri racconti”.
A febbraio partirà anche il suo tour, oltre a questo ha in cantiere altri progetti?
“Oltre al tour classico di concerti gireremo alcuni atenei universitari in un progetto che si chiama “Suonatuttouguale” in cui affiancato dai professori di riferimento di alcuni corsi di studi collegati al mondo della musica e della cultura, racconto del mio lavoro, di questo album e del mondo delle canzoni in generale. Non vedo l’ora di ricominciare”.
Il suo sogno più grande?
“Andare su Marte”.